Milli Graffi

nella mente dello spazio    ci entro a sbattere il carrello con forza
a sinistra a soddisfazione a spazzare via con un colpo anatra meccanica
dolce abisso la memoria

tutto dritto è raramente possibile e le svolte a destra o a sinistra
sono sempre tendenziose l’angolo non è mai di 90 gradi non c’è altro da fare
che girare l’angolo dove te lo trovi imperfetto

ma diversamente da Venezia dove il tutto dritto comprende anche angoli
perfetti a 90 gradi e il pedone comprende e tira
dritto nella curva se poi quel dritto l’ha sbagliato torna indietro e tira dritto svoltando dall’altra parte e la
bellissima risorsa della città è che non ti perdi mai veramente te lo senti nella
periferia della mente il disegno del dolce dondolio che non sbaglia nel portarti
là dove condividi il sapere obiettivo del suo andare e ci vai dolcemente svelto

ma a Milano ti perdi implacabilmente il disegno occulto è inaccessibile
non sai mai dove una strada ti può portare sia a piedi che in macchina e alla
fine te lo spieghi e lo capisci
è una città stellare e la direzione è un bivio dove l’ultima destinazione alla fine
configura chiaro il tuo destino quello che è scritto nelle stelle fatalismo che è
una sconfitta perché le stelle non te l’hanno scritto in mente per questo è una
città dove si combatte
torna comodo agli architetti di Milano presumere di essere nella mente delle
stelle e si arrogano il diritto di essere loro il destino la Stazione Centrale di
Milano è sempre stata brutta non ci si può fare niente ma era comoda sincera
ci entravi e vedevi subito la stecca della biglietteria salivi le ampie scale che
vedevi lì immediate e sicure ci hanno infilato le scale mobili a scalini e le
vedevi
immediate e sicure e ci arrivavi ai treni che te li vedevi lì davanti con la forma
di treno tutto era solido lineare immediato il disegno della stazione era vai
avanti
dritto e il treno lo trovi sempre dirtto anche se ti alzavi in verticale il
dislivello tra il piano della città e il piano del treno
neanche lo sentivi era un tutto dritto elementare era la rassicurazione che
anche il treno sarebbe filato via tutto dritto la stazione non era costruita nel
disegno della città ma nel disegno del treno
ora l’hanno rovinata entri e non c’è più niente niente biglietti niente edicole
non c’è la gente i treni sono soltanto un cartello piccolo dove c’è scritto
TRENI e ci devi credere come se Magritte non avesse mai fatto i suoi scherzi e
ti devi imbucare in un tunnel basso e uscire nel bagliore lucido stessa intensità di
luce stessi colori svolti a sinistra 90 gradi precisi passerella mobile in salita
liscia senza gradini la valigia ti sbatte sugli stinchi e poi giravolta a 180 gradi
come se volessi tornare indietro altra passerella mobile in salita liscia senza
gradini la valigia sempre sugli stinchi lo capisci il grande disegno occulto per
andare dritto devi fare zig zag due volte
il dietro che stai lasciando e il davanti del tuo futuro si rimpallano a zig zag fra i
due tre quanti
livelli di negozi che ti sparano negli occhi i loro spazi al neon

scrivo poesie per poter dire quello che se comincio a dirlo a voce non mi
ascolta nessuno
quando io è anche tu e mi ti piace ascoltarmi

 

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Una Risposta a

  1. afro ha detto:

    Per chi ha avuto la fortuna di avere in tasca la Milano degli Anni, la poesia di Milli ha un sapore di potenza straziante perché fornisce un’arma di disperata speranza mentre chi non l’ha vissuta, la Milano degli anni, come attenuante non ha nemmeno la nostalgia, ai giovani d’oggi la poesia di Milli bisognerebbe leggerla tutti i giorni.
    Grazie Milli, anche per i Graffi.

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