Andrea Fiore

Misurarsi con il percorso artistico di Jannis Kounellis (Pireo, 1936) è come ripercorrere le vicende dell’epico viaggio di Enea. Non è certo audace paragonare un visitatore al vecchio Anchise, sollevato di peso e portato in salvo sulle spalle dell’eroe.

L’idea di viaggio in Kounellis è drammatica e costante, un cammino che si oppone al mimetismo figurativo e che coglie la teatrale bellezza della vita nell’immagine frammentaria della realtà. La mimesi tende a tradursi naturalmente in rappresentazione, per questo essa non può definire il mestiere del pittore, che «secondo i Greci […] è quello di disegnare vite e non c’è assolutamente l’idea della mimesi perché la vita è superiore a essa» (J. Kounellis, La cultura è il sangue, in «Alfabeta2», 1, 2010, p. 23).

Una volta compreso che il mimetismo non conduce a un processo artistico, Kounellis risolve il problema dell’interpretazione artistica attraverso l’ideologia che, al contrario del dogmatismo, non corre il rischio di tracciare un abbozzo incompiuto di un mondo troppo complesso. Il risultato sarebbe un’esperienza artistica dal fiato troppo corto.

In Kounellis è ricorrente il dialogo con l’arte del passato, quella tenebrosa, in cui l’ombra ravviva l’esistenza attraverso il mistero della vita. L’artista opera appena dopo la grande deflagrazione della realtà, riscoprendo in ogni singolo frammento la sua immagine, senza cedere alla tentazione di ricomporla. Ogni singolo frammento ha la dignità di esprimere autonomamente l’immagine tragica e veritiera di una memoria collettiva.

L’esposizione allestita presso il Salone degli Incanti dell’ex Pescheria di Trieste, curata da Davide Sarchioni e Marco Lorenzetti, rappresenta l’indagine condotta su una città portuale, un luogo da sempre legato all’idea di viaggio. «La grande basilica in riva al mare» – così è chiamata dai locali la sede dell’esposizione – dal 7 settembre 2013 al 6 gennaio 2014 è teatro di un grande racconto, una Biblia pauperum che narra agli spettatori le memorie di una città di frontiera attraverso gli occhi di Kounellis.

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Sono gli oggetti poveri e di uso quotidiano che costituiscono i fonemi nel linguaggio dall’artista. Diciannove vecchi banchi da pesce sono l’ossatura dell’intero teatro espositivo, una grandiosa spina dorsale sulla quale opera Kounellis. I vecchi banchi di pietra si dispongono lungo la navata centrale e rappresentano il palcoscenico sul quale si consuma l’atto poverista. Relitti d’imbarcazioni distesi lungo una maestosa sequenza lapidea inscenano l’epilogo di una vita itinerante, in cui il viaggio e l’operosità sono le caratteristiche peculiari. I frammenti di barche usati da Kounellis provengono dal porto della stessa Trieste e rappresentano le memorie di una terra di confine che si incontrano con i ricordi della sua infanzia.

Questo triste commiato sui frammenti delle imbarcazioni smembrate è un rito di romantica trasformazione dei ruderi logori e abbandonati, nell’archetipo del mare e quindi del viaggio. Ombrosità caravaggesche e fiochi barlumi di luce si percepiscono tra le increspature lignee dei grandi relitti del mare. A contrastare la rigida orizzontalità di quelle aree sacrificali Kounellis utilizza una pioggia di elementi perpendicolari, anch’essi costituiti da due materie povere: la pietra e la corda.

Lunghe sequenze lapidee sono legate con funi che come una «pioggia di pietre sospese, di lacrime pesantissime che incombono sulla scena sottostante dà vita a un’immagine di toccante intensità» (D. Sarchioni, Jannis Kounellis: appunti di una nuova stazione, in Kounellis Trieste, catalogo della mostra, Skira, 2013, p. 29). Le pietre e le corde, come la presenza dei frammenti di vecchie imbarcazioni, non sono elementi inconsueti nel lessico di Kounellis; difatti hanno, insieme ad altri oggetti poveri di uso quotidiano, una forte capacità espressiva e concedono all’artista una sorta di azione catartica attraverso un processo di lacerante ritorno.

Il percorso espositivo di Kounellis a Trieste termina con una teatrale chiusura di sipario rappresentata dalle due platee dinanzi alla maestosa installazione. Due corpi oscuri costituiti da schiere di sedie disposte come austeri spettatori che assistono a una tragedia di Euripide.

KOUNELLIS TRIESTE
Salone degli Incanti | Ex Pescheria
A cura di Marco Lorenzetti e Davide Sarchioni
Fino al 6 gennaio 2014
Riva Nazario Sauro, 1 – Trieste

 

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10 Risposte a Jannis Kounellis a Trieste

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