Paolo Carradori

Se siete tra coloro che pensano che l’utopia sia qualcosa di irrealizzato e non di irrealizzabile, allora fate un salto alla Tenuta dello Scompiglio a due passi da Lucca. Perché?

Perché lì su questa strada sono molto avanti. In una natura unica: spettacoli, concerti, mostre, installazioni, residenze di artisti, laboratori, corsi e workshop. Contemporaneità non feticcio, etichetta vuota ma vissuta come verifica costante del pensiero nell’arte.

Sul fronte musicale, con la direzione artistica di Antonio Caggiano, prende il via un nuovo progetto “Mozart, così fan tutti”. Ambizioso percorso che, parafrasando una delle tre opere italiane del compositore salisburghese, punta a rileggere in modo atipico la figura del genio. Non solo opere mozartiane o di compositori che a lui si ispirano ma riscoperta degli aspetti esistenziali troppo spesso ignorati, occultati in nome di una lettura schematica.

Mozart era un anticonformista di grande cultura che credeva negli ideali di libertà ed eguaglianza. Anche libertario e anticlericale ma con una profonda connotazione di sacralità rispetto alla vita. Intellettuale spregiudicatamente moderno.

L’apertura sul palco dello Spazio Performatico ed Espositivo della Tenuta spetta all’ensemble Sentieri Selvaggi con la direzione di Carlo Boccadoro. Attiva da anni e composta da notevoli personalità strumentali la formazione si caratterizza per un forte senso del collettivo sia dal punto di vista degli equilibri che del suono. Sorprende soprattutto la passione e l’esposizione del piacere di suonare insieme, di questi tempi merce rara.

Un filo diretto con Mozart lo tira emblematicamente Arvo Pärt con Adagio-Mozart. In una ambientazione religiosa, commovente e raccolta il compositore estone riscrive per trio una pagina mozartiana trascinandola nella contemporaneità con suoni, timbri e colori magici, senza toccare le note. Il risultato è sorprendente: una visione sonora profonda e spirituale dove si incontrano due mondi lontani che trovano nella bellezza un possibile momento di dialogo.

Anche Carlo Galante con L’Incantevole ritratto (in prima assoluta), attraverso materiali provenienti dal Flauto Magico, costruisce un percorso di figure musicali che, alludendo all’opera mozartiana, la deformano, la ricompongono spostando e modificando il senso. Non la trasfigura, come fa Pärt, la cita e gioca su sfalsamenti minimi dove tutto scorre in una ambientazione suggestiva e pacata. Solo nel finale, in un crescendo ritmico più marcato, l’opera ha come una accelerazione per poi chiudersi.

In Soul Brother N°1 di Boccadoro - dedicato ad Andrea Dulbecco - il vibrafono è in rilievo per tutto il brano, dirompente e intrigante nella sua leggerezza svolazzante. La formazione intorno a lui crea e contrappone continui vortici ritmici ma, nonostante una maggiore potenza sonora a disposizione, pare soccombere alla poetica delle lamine. Di grande impatto emotivo il passaggio dove violino e violoncello stendono una ragnatela nervosa dietro l’energia e l’inarrivabile virtuosismo del solista.

Con Musica Profana Filippo Del Corno mette insieme tre sue composizioni. La prima ispirata da una antica canzone popolare francese L’homme armé è caratterizzata da una sottolineatura ritmica che la percorre tutta mentre l’ensemble elabora un motivo accattivante distribuito in ciclici unisoni. La polifonia rinascimentale di Fault d’argent si tramuta in una ipnotica ripetizione di frammenti sempre uguali a se stessi. L’apertura del violoncello, poi affiancato dal flauto, è il momento più poetico, poi il martellare ossessivo del pianoforte infrange tutto. Chiudono toni scuri e inquieti che prendono le mosse da un'antica melodia Réveillez vous. Un riferimento ad estranianti ritmi techno fin troppo schematico.

Gavin Bryars conferma con il brano Non la conobbe il mondo mentre l’ebbe – noto verso petrarchiano – il carattere meditativo della sua visione musicale, una magica semplicità melodica mai banale sempre coerente ad un equilibrio armonico che si macchia di mistero, sospensioni e colori tetri. Il momento più seducente della serata.

L’ensemble si esalta nel finale con The Telephone Book per quintetto di Michael Torke. Trittico scanzonato ispirato agli elenchi telefonici statunitensi. Composizione che esplora e amplia le esperienze minimaliste. Energia, ironia, spruzzate di jazz, pop rassicurante, momenti ballabili. Tutto credibile e coinvolgente. Irriverenza e leggerezza che piace.
Anche a Mozart?

Mozart, così fan tutti
Spazio Performatico ed Espositivo della Tenuta dello Scompiglio
Vorno (Lucca) 30 novembre 2013
Sentieri Selvaggi Ensemble:
Paola Fre flauto – Mirco Ghirardini clarinetti – Andrea Rebaudengo pianoforte – Andrea Dulbecco vibrafono e percussioni – Piercarlo Sacco violino – Aya Shimura violoncello – Carlo Boccadoro direzione

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6 Risposte a Mozart scompigliato

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