Augusto Illuminati

Il cinquecentesimo anniversario del Principe ha suscitato molte serie iniziative e purtroppo ha consentito a molti dilettanti di emettere fiato e pestare sui tasti.

Recensendo una pregevole raccolta di interviste di argomento machiavelliano curata per Bompiani da Antonio Gnoli, e soffermandosi in particolare sull’intervento di Gennaro Sasso, Giuliano Ferrara, che fu agile studioso di Leo Strauss prima di diventare giullare ad Arcore, fatti i debiti elogi all’insigne studioso e apprezzandone anche un certo taglio anti-clericale, conclude sul Foglio con un dispiaciuto rilievo: anche il bravo Sasso ce l’ha con Berlusconi.

Vittima del solito pregiudizio – lui, pur così laico e critico verso il regime democristiano e il consociativismo – trova nel fra’ Timoteo della Mandragola l’archetipo del Cav, colpevole di non aver «reso principesco il mondo della Mandragola ma semmai mandragolesco il mondo del Principe». Come è signorile e colto il discorrere di Ferrara, che liscia l’offensore ma nel contempo difende l’offeso. Vediamo come l’Elefantino si scatena invece per il pubblico più corrivo del Giornale, cui dedica i sermoni domenicali in fraterna simmetria con quelli opposti di Scalfari su Repubblica – i due Dioscuri dell’italica pozzanghera.

La democrazia italiana è espropriata da una mostruosa macchinazione giudiziaria, si levi una protesta forte e chiara ecc. – e fin qui siamo nella vulgata vittimistica di Arcore. Subito dopo, però, entra in scena fra’ Timoteo con modi suadenti: «Berlusconi ha dato delle feste in casa sua, ha invitato delle ragazze e degli amici, gli amici lo hanno aiutato a comporre il suo harem burlesque, il suo privato divertimento, condividendolo», ovvero fica gratis.

«Berlusconi è notoriamente ricco e generoso, fa regali da sempre a destra e a manca, senza distinzione di rango, e con il circuito delle sue feste è stato come spesso gli succede regale e sciupone senza remore o rimorsi». Regale non molto, sciupone di certo, visto che finanzia a fondo perduto il Foglio e ha messo alla testa della cooperativa omonima il rag. Spinelli, quasi a marcare l’analogo trattamento delle marchette. Ha fatto, il Cav, una telefonata in questura, forse «inopportuna sotto il profilo protocollare ma non concussiva, gentile e in prima persona, allo scopo di evitare a una delle sue ospiti la consegna a una comunità».

Davvero umano, ci ha messo la faccia (la voce da Parigi) e con quale sublime sprezzatura, per disinnescare un’esibizione scandalistica, «ha inventato balle giocose, come quella della nipote di Mubarak», tutte cose «che rientrano nella dimensione privata» – confermate tuttavia da un voto solenne della maggioranza parlamentare d’epoca, il “saggio” Quagliarello in testa...

Ecco, al massimo, trattasi di «peccadillos [una sola c, Elefantino!] da scapolo abbiente», piuttosto abbiente invero, trasformati in reati infamanti, ohibò! E che sarà stato mai? «Regali alle ragazze e agli amici» (tecnicamente si chiamano “regalini”) e «una raccomandazione a un gentile funzionario di Questura», mica tanto diverso da una telefonatina carceraria della Cancellieri.

Ecco, né Ferrara né Berlusconi sono il duca Valentino o don Miguel Corella: al posto della Golpe e del Lione, cinquecento anni dopo, scorazzano l’Elefante e il Maiale. Aveva ragione Gennaro Sasso: il mondo del principe è diventato mandragolesco.

 

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6 Risposte a L’Elefante e il Maiale

  1. Antonio ha detto:

    In tutta franchezza, l’attenzione alle “scorribande” del biscione cominciano a stancarmi, non perché non le consideri gravi sul piano penale di cui si occuperà la magistratura o sul piano culturale di cui pagheremo pegno per due o tre generazioni, ma perché impegnerei più proficuamente le energie a portare Ferrara e altri corifei in cerca di padrone sul piano della competenza politica del loro vate. Berlusconi si è rivelato un incapace, un incompetente, in due parole un fallito. Possiamo cominciare a parlare della sua politica fallimentare? Possiamo passare in rassegna le conseguenze delle sue cd riforme, sia per quanto riguarda l’assetto istituzionale sia per l’economia? Che ne dite di dare un’occhiata all’ineguaglianza che è aumentata sotto il suo sultanato o all’impoverimento generalizzato? Indubbiamente l’aspetto privato e pubblico del soggetto non possono essere scissi, proprio il ducetto di arcore ha compresso il pubblico nel privato e adesso ne paga le conseguenze ma solo un ritorno nell’alveo del pubblico potrà contribuire a spazzare via questo cancro dall’Italia e fare pulizia di tutte le cellule metastatiche che ha disseminato.

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