Ilaria A. De Pascalis

Con La vita di Adèle. Capitoli 1 & 2 (La vie d’Adèle. Chapitres 1 & 2), premiato con la Palma d’oro a Cannes e da poco nelle sale italiane, Abdellatif Kechiche propone lo straordinario ritratto di una giovane donna di Lille durante gli anni che la portano verso la vita adulta.

Liberamente ispirato al graphic novel di Julie Maroh Il blu è un colore caldo, il film sposta l’attenzione dalla traiettoria narrativa e dalla verbalizzazione delle esperienze della protagonista verso la loro percezione attraverso il corpo dell’attrice Adèle Exarchopoulos. L’eccezionale struttura visiva del film è infatti costruita attorno all’intensità emotiva e sensoriale, in cui lo spettatore si trova completamente coinvolto.

Il film ha inizio quando l’adolescente Adèle ha appena incontrato Thomas (Jérémie Laheurte). La loro breve storia d’amore è però segnata: durante il loro primo pomeriggio insieme, lo sguardo di Adèle viene inesorabilmente catturato da una giovane donna dai capelli blu che cammina per strada con la propria ragazza. Il desiderio di Adèle si costruisce attorno a questo incontro casuale, e visivamente attorno alla presenza del blu nelle inquadrature più intense. Così, quando avrà finalmente la possibilità di conoscere Emma (Léa Seydoux), si lascerà scivolare delicatamente nel primo grande amore della sua vita.

Uno degli aspetti più interessanti della proposta registica di Kechiche sta nella scelta di sottolineare come il tempo dell’esperienza amorosa sia personale e privato, avulso da qualunque connessione con lo scorrere cronologico di mesi e anni. Lo spettatore non ha idea di quale sia il periodo di tempo effettivamente coperto dal racconto, e grande merito va reso ad Adèle Exarchopoulos per la sua capacità di rendere il personaggio unitario e molteplice al tempo stesso per tutto l’arco narrativo.

La protagonista infatti non compie una traiettoria evolutiva tradizionale, che prevede una serie di cambiamenti nella visione del mondo fino al conclusivo raggiungimento di una certa maturità ed equilibrio emotivo. Adèle al contrario mantiene una prospettiva adolescenziale per tutto il film, e legge il mondo solo attraverso il proprio corpo, reso strumento di esplorazione dell’esperienza fenomenica dalla estrema prossimità della macchina da presa.

Lo sguardo del film aderisce completamente ad esso, e non esiste nulla oltre a ciò che la giovane conosce ed esperisce. Kechiche riesce così in modo illuminante a tradurre in linguaggio cinematografico il modo in cui un’adolescente affronta e percepisce ciò che la circonda: tutto fa riferimento al sé, alla propria quotidianità, ai desideri e alle paure individuali.

Il film propone dunque una identificazione totale con la vita quotidiana di Adèle, scandagliandone i sogni, i desideri, le incertezze. In questo modo, mette in pratica la proposta di Sartre di cui Emma discute con Adèle durante il loro terzo incontro. Come viene spiegato da Emma, l’esistenza viene prima dell’essenza; ovvero, l’esperienza non è resa comprensibile da una pregressa definizione del sé, ma al contrario la soggettività è determinata dalla molteplicità delle esperienze stesse.

Questo comporta però la piena assunzione di responsabilità da parte del soggetto, che non può più affidarsi ad etichette e pregiudizi per semplificare il mondo ma al contrario deve impegnarsi per modellare la propria esistenza in rapporto ai propri valori e desideri. Raccontare la vita di qualcuno non può che significare aderenza alla sua molteplicità, data dal respiro e dai tempi lunghi del suo vissuto. Secondo questa prospettiva, Adèle si dimostra essere sempre una e tante, corpo concreto e materiale, condotto dal proprio desiderio polimorfo a rifiutare le definizioni statiche.

Personaggio tormentato e semplice al tempo stesso, soffre per i pregiudizi altrui: non solo quelli delle compagne di scuola che l’aggrediscono perché lesbica prima ancora che abbia dato voce ai suoi desideri, bensì anche quelli di Emma secondo cui crescita artistica ed approfondimento culturale sono attività indispensabili per essere considerati esseri degni di nota. Così, nonostante la dotta spiegazione verbale di Emma, solo Adèle fra le due riesce pienamente ad esistere oltre le definizioni essenzialiste, e questi primi capitoli della sua vita mostrano la progressiva acquisizione di questa consapevolezza, in tutta la sua complessità.

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8 Risposte a Il tempo intenso del desiderio

  1. […] Ilaria A. De Pascalis Il tempo intenso del desiderio […]

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