Michele Emmer

“Che cos’è la famiglia? Che cosa sono i desideri? Che cosa sono gli organi genitali? La famiglia, i desideri e gli organi genitali sono un tutt’uno fin dall’inizio. Io sono il padre, la madre è me e la madre è il padre. In origine nasciamo nel desiderio e ci riproduciamo nel desiderio. Quindi siamo collegati in un tutt’uno come il nastro di Moebius e io finisco per invidiare, odiare e amare me stesso”.

Così ha presentato il suo film Moebius a Venezia il regista Kim Ki-duk. Ha esplicitamente dichiarato che si ispirava alla superficie topologica che ha scoperto nel 1848 il matematico tedesco August Ferdinand Moebius. Malgrado la trama mi fosse nota dalla presentazione al festival, (è già stata descritta su alfabeta2 il 9 settembre), evirazioni, pratiche masochistiche dei protagonisti quasi muti, ho guardato in rete dove proiettavano il film.

Il cinema a Roma era il Nuovo Olimpia, dove proiettano i film in lingua originale. Il che mi è sembrato di capire non era essenziale nel film in questione. Ora nella locandina di presentazione c’era sì scritto un film di nome Moebius (il giorno preciso era giovedì 5 settembre) ma non era quello del regista coreano. Si trattava invece di un film del 1996 che conosco molto bene, realizzato da Gustavo Mosquera R, regista argentino. Mosquera è venuto diverse volte in Italia a presentare il suo film, doveva girare un film in Sardegna. Come accade ai protagonisti del film, basato su una novella del 1950 scritta da Armin Deutsch e contenuta nella raccolta di Clifton Fadiman Fantasia Mathematica del 1958, Mosquera dopo uno sfortunato periodo a Holywood, è scomparso dalle scene. Anche il suo film, mai riversato in DVD, è introvabile, si può vederne una cattiva copia in rete.

Sono rimasto un poco sconcertato dal banale errore che era stato fatto, in tutti i siti di presentazione quel giorno c’era il film di Mosquera. Sicuramente i distributori si saranno presto accorti che trovare una copia del film argentino era impossibile. Alla sera al Nuova Olimpia, che ha due sale, risultava la proiezione di un solo film, nell’altra sala non era indicato alcun titolo. Insomma Moebius di Mosquera era scomparso. Come il regista, come i protagonisti.

Perché il nastro di Moebius si presta a queste notazioni che sembrano scaturite dalla fantasia di uno sceneggiatore? Perché è una superficie bidimensionale che esiste solo nello spazio tridimensionale e che possiede una sola faccia, quindi percorrendo la superficie con un dito si ritorna al punto di partenza ma dalla parte opposta, affermazione curiosa dato che ha una sola faccia, e dopo due giri si ritorna al punto di partenza. Non si può fissare un verso di orientamento sulla superficie di Moebius, in più graficamente somiglia molto al simbolo dell’infinito introdotto in matematica dal matematico Scozzese Wallis nel 1655, ∞.

Storia finita? Per nulla. Film francese con lo stesso titolo del 2012 del regista Eric Rochant, con Jean Dujardin, (The Artist), Cecile de France, e Tim Roth. Un film poliziesco di una noia mortale. Nel DVD del film però è inclusa l’unica cosa divertente. Viene chiesto a tutti gli attori che cosa ne sanno del nastro di Moebius. Il motivo del titolo? Non ci sono castrazioni, masochismi nel film francese. Sono le spie che come il nastro di Moebius cambiano in continuazione verso, facendo il doppio e triplo gioco. Altro film francese, un corto, molto divertente di Edouard Blondeau del 2011, titolo Le ruban Moebius, in cui il film stesso è un nastro di Moebius. E ancora il film ispirato ai disegni del francese che ha scelto come nome d’arte Moebius, Le ruban de Moebius, del 2008, tutto in animazione.

In realtà il nastro di Moebius ha una storia molto antica. Sono stati trovati gioielli in oro con la forma del nastro nel sud della Colombia, presso la cultura Kalima, siamo nell’ 800 dopo Cristo, ben prima dell’arrivo degli Spagnoli. E il grande artista del Bauhaus Max Bill negli anni trenta realizzò enormi nastri di Moebius in pietra che chiamò Nastri infiniti. E tanti altri esempi si possono fare, non dimenticando la enorme importanza del nastro nei progetti di grandi architetti come Van Berkel e Eisemann. La biblioteca nazionale del Kazhakistan ad Astana è un enorme triplo nastro di Moebius. E il sesso? Jacques Lacan, lo psicanalista francese teneva a Parigi negli anni settanta un seminario e dirigeva una rivista che si chiamava Scilicet. Il simbolo sulla rivista? Inutile dirlo, un nastro di Moebius, simbolo di identità di inzio e fine, di autocoscienza.

Insomma forse Kim Ki-duk dovrà inventarsi qualcosa di molto più sofisticato per scioccare il pubblico. Se poi lo voleva divertire, come nella scena del ragazzo evirato che cerca il pene in mezzo al traffico, anche in questo caso deve ricominciare da capo, come in un nastro da cui non è riuscito ad uscire. Come Gustavo Mosquera che speriamo torni presto a fare film.

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9 Risposte a Del Moebius perduto

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