Giorgio Mascitelli

Lo scrittore britannico Howard Jacobson, nel quadro di un progetto di riscrittura della tragedie di Shakespeare promosso dalla casa editrice Penguin Random House, ha annunciato che si produrrà in una versione de “Il mercante di Venezia” priva di quegli aspetti antisemiti che caratterizzano in particolare il personaggio di Shylock. Nel rivolgere i miei auguri all’autore per la migliore riuscita del suo lavoro, anzi della sua impresa, devo confessare che questa notizia mi è apparsa subito come una potente manifestazione dello spirito dei tempi.

Naturalmente non vale la pena di perdersi in filologismi scandalizzati: da sempre nella letteratura si riscrivono le opere e l’esito di queste operazioni dipende esclusivamente dalle qualità dello scrittore che riscrive, visto che in alcuni casi i modelli furono addirittura superati dalle nuove versioni. In questo caso, però, ciò che colpisce sono i motivi della riscrittura esclusivamente di carattere etico, Jacobson cioè vuol presentare al pubblico un capolavoro depurato di quegli aspetti che oggi giustamente la morale ritiene inaccettabili. Anche questo tipo di riscrittura vanta una sua tradizione letteraria, che è piuttosto prossima a quella dei vari Plauto e comici antichi moralizzati però di ogni aspetto sconveniente, se non privati addirittura dei personaggi femminili, nel teatro sei-settecentesco dei collegi gesuitici.

Indubbiamente il personaggio di Shylock rientra nei peggiori canoni dell’antisemitismo (l’usuraio che affama subdolamente i gentili per invidia e vendetta), per di più composto tre secoli dopo la Commedia in cui Dante dava ampia prova che i cristiani non erano secondi a nessuno nelle arti usuraie, ma la grandezza di Shakespeare, come di ogni altro grande, sta nella sua storicità, che comprende anche aspetti bui e inaccettabili per la nostra coscienza odierna. Dico questo perché credo che Jacobson sia sinceramente combattuto tra le necessità di salvaguardare il capolavoro e di non fornire pretesti agli antisemiti del giorno d’oggi. Il prezzo che però rischia di pagare è quello di occupare un ruolo analogo a quello del pittore di epoca controriformista, Daniele da Volterra, che dipinse i braghettoni sulle nudità michelangiolesche nella cappella Sistina.

I committenti di quest’ultimo paventavano la libertà dei sensi rinascimentale, nei nostri tempi non sarà troppo sbagliato parlare di una paura della storia o meglio della storicità. C’è infatti in questo progetto, in forma implicita e inconsapevole, il desiderio di cancellare il fatto che la storia d’Europa sia stata caratterizzata anche dall’antisemitismo a vantaggio di un passato più rispettabile secondo i criteri del presente. Tra l’altro non è da escludere che finisca con l’essere più pericolosa questa ansia di sfuggire al passato rendendolo simile al presente che il fatto che qualche gruppo neonazi usi Shylock per giustificare il proprio odio antisemita.

L’ansia di riscrivere la storia, anche se a fin di bene come in questo caso, è rivelatrice di una difficoltà della nostra società di percepirsi storicamente ed è attestata da molte opere della narrativa storica contemporanea sia letteraria sia cinematografica, che intrecciano un rapporto ambiguo con la verità storica. Da un lato questa viene chiamata a fondamento del valore dell’opera stessa, dall’altro non si esita a rappresentarla entro schemi narratologici convenzionali. A questo proposito qualcuno potrebbe affermare con Debord che «si rifà addirittura il vero per farlo assomigliare al falso» e sarebbe difficile dargli torto: il grottesco è che si tratta di un processo sociale che si realizza indipendentemente dalla coscienza, infelice o meno, dei singoli autori.

Ora che le crepe di questa organizzazione sociale sono visibili non solo ad alcune menti sopraffine in anticipo sui tempi, ma, per così dire a occhio nudo da chiunque, è fin troppo facile, ma non per questo meno vero, ricordare che la perdita del senso storico è la principale forma di miseria culturale del nostro presente perché ci impedisce di parlare in maniera tragica di qualsiasi argomento tragico.

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7 Risposte a Riscrivere la storia

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