Andrea Fiore

«L’arte non serve a niente». Se con questo adagio qualche tempo fa Emilio Isgrò ci poneva dinanzi ad un paradosso alla stregua di quello del mentitore cretese (Epimenide di Creta), questa volta, l’artista siciliano ci introduce ad una riflessione sull’identità di un popolo affetto da amnesie storiche.

Modello Italia (2013-1964) «è un modello identitario che, partendo dall’arte, vuol recuperare quell’unicità culturale che dal Rinascimento al Futurismo ha imposto l’Italia al rispetto del mondo. Perché sì, è vero, siamo economicamente e politicamente in crisi […] tuttavia restiamo pur sempre una grande potenza culturale in grado di competere sui mercati globali. È da questa consapevolezza che dobbiamo ripartire noi artisti se vogliamo segnare le vie del coraggio anche all’economia e alla politica. Direi che il nostro è un dovere patriottico» (E. Isgrò 2013).

La mostra, allestita presso la Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma (GNAM), traccia il percorso di un artista costretto a cavarsela «con astuzia e coraggio tra il fuoco incrociato della borghesia e dei burocrati», come lo stesso Isgrò si descrive in un brano riproposto nel volume Come difendersi dall’arte e dalla pioggia (ed. Maretti 2013). Una rivelazione che riconosce al poeta un cervello di volpe ed un cuore di leone, mutuando le parole di Machiavelli e trasponendole dalla figura del prìncipe a quella dell’artista.

Emilio Villa Una-indivisibile-minorata-2010

Il percorso espositivo parte da una monolitica affermazione di straordinaria consapevolezza: Dichiaro di essere Emilio Isgrò (2008). Un buon inizio per introdurre un’indagine sulla questione italiana. Una fiumana di formiche percorre la candida statua di Giuseppe Garibaldi e un pianoforte con l’anima di carillon intona la Casta Diva ricordano l’epico Sbarco a Marsala (2010). In questo stato di assoluta precarietà e sospensione il proverbiale “obbedisco” dell’Eroe dei due mondi si cancella, e attraverso una coltre di omissis diviene un Disobbedisco (2010), questa volta pronunciato dall’Eroe della cancellatura. Nella sala successiva i volumi della Costituzione cancellata (2012) sono adagiati con solennità profetica, come fossero delle tavole della legge, ma cancellate e brulicanti di api. Il modello di democrazia che è la Costituzione cede il passo ad un altro prototipo altrettanto democratico: la cancellatura.

Al centro della sala dorme un’Italia turrita assediata da scarafaggi, acuta metafora di una nazione che non curante partecipa alla trasformazione del suo egro talamo in sepolcro patinato (L’Italia che dorme, 2010). Un tentativo auspicabile quanto ironico è quello della Cancellazione del Debito Pubblico (2011), la quale concede, generosamente, una nuova possibilità alla nostra nazione. Isgrò come un implacabile angelo sterminatore cancella tutto, non si salvano neanche i Codici ottomani (2010) in cui il testo, come sentenzia lo stesso titolo dell’opera, «c’è e non c’è» (Var ve Yok). Un percorso a ritroso riporta alla luce dei reperti che testimoniano cancellazioni di altri tempi in cui l’interesse passa dal concettuale all’assoluto, come in Dichiaro di non essere Emilio Isgrò (1971), opera in cui l’artista non cancella le parole di un testo, ma cancella se stesso.

Il percorso espositivo procede nelle sale del piano superiore con altri lavori storici come Jacqueline (1964), le cancellazioni dell’Enciclopedia italiana Treccani (1970) e Volkswagen (1964), in cui ironicamente è riportata l’iconografia di un Dio «perfettissimo come una Volkswagen che … va … e va … e va».

Emilio Isgrò

Modello Italia dimostra, infine, un senso d’identità nazionale attraverso il sentimento di responsabilità civile che affiora dai drammi riconosciuti dalla memoria collettiva di una nazione. I venti tondi dell’Ora Italiana (1985) ne sono un chiaro esempio. Di certo non è semplice parlare di patriottismo mentre la decadenza di una nazione si manifesta tra atti di cannibalismo culturale e quotidiane mutilazioni di dignità. Davanti all’incalzare dei rumori degli orologi e il processo di cancellazione che avviene attraverso l’immagine, L’ora italiana si impone come un’icona del nostro tempo, una suggestiva Biblia pauperum della contemporaneità. Modello Italia (2013-1964) è un percorso attraverso il quale è riconoscibile la teoria della cancellatura e la franchezza con la quale è messa in pratica.

Leggi l'articolo completo sul nuovo numero di alfabeta2 in edicola e in libreria
Galleria delle opere di Emilio Isgrò

feature-n32-930x543

11 di alfabeta2 (luglio 2011)
Share →

2 Risposte a Emilio Isgrò: Modello Italia (2013-1964)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!

Archivi