Michele Emmer

 Per chiunque era già adulto il 11 settembre del 1973, il giorno del colpo di stato di Pinochet contro il presidente Salvador Allende, le parole* della cantante cilena Violeta Parra, cantate dagli Inti Illimani che casulamente erano in Italia e vi restarono per anni in esilio, diventarono subito una delle canzoni delle tante manifestazioni che si tennero contro la dittatura militare.

Insieme alle parole della canzone di Victor Jara, cantante e chitarrista, amico di Violeta, catturato dai golpisti, che dopo avergli spaccato le mani, simbolo del suo canto, lo uccisero il 16 settembre 1973:

Te recuerdo Amanda
la calle mojada
corriendo a la fábrica

donde trabajaba Manuel….

Non sapevamo allora bene chi fosse Violeta Parra e che si fosse uccisa il 5 febbraio 1967. Pensavamo che fosse una cantante che sosteneva il socialismo umano di Allende. È stata una grande e doverosa idea realizzare un film su Violeta Parra. Un film che è stato candidato all’Oscar come miglior opera straniera, che ha vinto il Gran Premio al Sundance 2012, il che non ha impedito che sia uscito a Roma in una sola sala, per soli due spettacoli al giorno, in uno di quei cinema (o meglio supermercati) in cui si utilizzano i semafori per far entrare gli spettatori (meglio consumatori) e le tante sale si raggiungono con le scale mobili, rotte peraltro il giorno in cui ho visto il film. Un giorno di metà luglio.

Un film che merita invece di essere visto. Il ritratto di una donna metà india che ha un carattere difficile, un rapporto difficile con gli uomini, con i figli, ma che ha un grande sogno: raccogliere e trasmettere la grande tradizione popolare musicale cilena. Un film in cui si sentono molte canzoni, cantate dalla protagonista del film che è Francisca Gavilán, bravissima sia come attrice che come cantante. Una totale e convincente immedesimazione. Sembra di conoscerla Violeta, alla fine del film.

Un film ruvido, come era Violeta, che non accettava compromessi, che non voleva scendere a patti, ma che viene schiantata dal suo grande amore e dalla depressione. E quella canzone, Gracias a la vida, che è cantata da lei, Violeta, che non viene cantata dalla attrice e cantante del film, che si sente solo alla fine, sui titoli di coda e a chi quella canzone si ricorda, mette i brividi. Non sapevamo allora che era il suo testamento spirituale.

Un film polveroso, pieni di reietti, di dimenticati di una lotta contro tutti e tutto, con quella grande teatro tenda, La Peña De Los Parra, aperta nel 1965, una sorta di Università del folklore, per diffondere la canzone cilena e che alla fine resterà vuota. Vi si esibiscono oltre ai suoi figli anche Victor Jara.

Un film, come tanti altri, che non merita in Italia di passare inosservato per le assurde regole (?) della distribuzione. Violeta Parra (1917-1967) è famosissima in America Latina. Oltre che cantante, scrittrice di canzoni e raccoglitrice di testi di canzoni tradizionali cilene, è stata anche pittrice, la prima donna ad avere una sua mostra al Louvre a Parigi. Nel film si rievoca una cena con ricchi borghesi a cui Violeta è inviata per cantare. Qualcuno le consiglia di passare dalla cucina se vuole mangiare qualcosa, lei alla cena elegante non è invitata, è pur sempre una donna mezzo india! Nel film ha grande spazio la storia d’amore della sua vita, con il musicologo e antropologo svizzero Gilbert Favre.

Amore che finirà male, tragicamente. 
Il regista Andrés Wood, cileno di origini irlandesi, ha utilizzato un'intervista, ricostruita, del 1962 con un giornalista televisivo argentino, in cui alle provocazioni Violeta risponde con molta ironia. Il film, basato sul libro del figlio di Violeta Ángel Parra, anche lui cantante, ha continui andare avanti e indietro, per parlare di quella vita frammentata, tormentata, angosciata, eppure vitale e piena di creatività. Parra risponde con sfrontata ironia.

La prova dell'attrice Francesca Gavilan è straordinaria, non ricostruisce, è lei nello spazio del film Violeta, è lei che canta, alla sua maniera le canzoni di Violeta. Una scelta magistrale. Senza dubbio la forza del film risiede nella straordinaria interpretazione di Francisca Gavilán. E nel montaggio, che sembra voler rendere la vita, il carattere, le ire e le felicità dell'autrice cilena.

Violeta se fue a los cielos, regia di Andrés Wood
, con Francisca Gavilán, Thomas Durand, Christian Quevedo, Gabriela Aguilera, Luis Machín, Roberto Farias, sceneggiatura di Eliseo Altunaga, montaggio Andrea Chignoli, fotografia di 
Miguel Abal, musica di Violeta Parra, prod. Brasile, Argentina, Cile, 2011.

*Gracias a la vida,
Que me ha dado tanto,
Me dió dos luceros,


Que cuando los habro


Perfecto distingo,


Lo negro del Blanco,


Y en el alto cielo,


Su fondo estrellado,


Y en las multitudes


Al ombre que yo amo…

Grazie alla vita che 
mi ha dato tanto,
 mi ha dato due astri 
che quando li apro perfettamente distinguo 
il nero dal bianco,
 e nell'alto cielo 
il suo sfondo stellato, 
e tra le moltitudini 
l'uomo che amo…

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8 Risposte a Violeta se fué a los cielos

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