Michele Emmer

A chi interessa veramente la scienza? A parte il ritornello, a cui difficilmente seguono i fatti, che bisogna aumentare i finanziamenti alla ricerca? Serve a qualcosa la scienza di base? Serve diffondere la cultura e in particolare la cultura scientifica? In fondo a che serve la scienza?

Si sono mai chiesti i nostri geniali politici (senza generalizzare) come si costruisce la conoscenza, come si costruisce l’interesse, come si trovano nuove idee, come si inventano nuovi prodotti, che porteranno a nuovi posti di lavoro, magari altamente innovativi? Si sono mai chiesti perché venti anni fa la Cina ha deciso di investire nei Science Centers in tutto il vastissimo paese? Certo non basta solo la conoscenza scientifica, ma, con parole desuete nel nostro paese, un giusto equilibrio tra le due culture. E pensare, investire nel futuro, parola da non pronunciarsi, il nostro è il paese della perenne emergenza e della grande, forse in esaurimento, creatività italiana.

Emblematica la discussione durata decenni sul costruendo museo della scienza di Roma, iniziata quando ancora era sindaco Argan. Giustamente la discussione è stata lasciata cadere da qualche anno dato che la situazione era diventata francamente grottesca, con le infinite discussioni di architetti sul dove, sul come, e con gli esperti che volevano dire la loro. Si è preferito puntare su effimeri festival e feste senza nessuna progettazione sul futuro. Si è preferito far proliferare i centri, i musei, gli spazi per l’arte contemporanea. Creandone solo a Roma un numero spropositato tra istituzioni pubbliche e private con grande svantaggio, come si può intuire, per la qualità delle scelte.

Domani 27 luglio, a pochi mesi della distruzione della Città della Scienza, apre a Trento il Muse Museo delle scienze, nome antico del museo di scienze naturali che a Trento esiste dal 1922. Una sede tutta nuova, ideata da Renzo Piano. Un grande investimento sul futuro con una spesa di 70 milioni di euro. Un museo naturalistico con un occhio di riguardo alle montagne. La costruzione stessa è pensata come un insieme di montagne di cristallo, di ghiaccio e neve. E all’interno uno spazio vuoto, al centro di tutti i piani, con in alto un ghiacciaio artificiale che si affaccia su quel vuoto.

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Certo sono rimasti alcuni degli animali impagliati del vecchio museo ma la concezione del nuovo spazio non ha nulla di quella concezione antica. Il modello è quello di un grande Science Center interattivo, per fare esperimenti, per stimolare l’interesse e la creatività. Puntando sulle montagne, sul cambiamento climatico, sui grandi acquari, sulla biodiversità, ma anche sull'evoluzione e sui dinosauri, sempre con un occhio alla regione, o meglio alla provincia Trentina.

Ed ecco allora il FabLab per sperimentare e realizzare in prima persone, con un occhio di riguardo ai più piccoli, come in tutti i Science Centers del mondo. Con uno dei settori riservato alla fauna tropicale ma di montagna, per restare in tema con il luogo, con specie che provengono dall’Eastern Arc, una della catene di montagne dell’ Africa Tropicale Orientale, compiendo una visita virtuale nei Monti Udsungwa. Non una scelta casuale ma il frutto di tanti anni di cooperazione tra il Trentino e l’Africa. Citando la presentazione del museo “La serra è il luogo simbolo dell’incontro tra ambienti lontani legati dalla cultura e dal rispetto della montagna.” E pazienza per tutti i razzisti e xenofobi di questo paese.

Ha alcuni grandi vantaggi il Muse. La disponibilità finanziaria, anche se ha risentito della crisi, della provincia autonoma di Trento. La grande capacità di decidere per il futuro come dimostrano oltre al Muse, l'Università che è diventata uno dei centri di eccellenza della ricerca in Italia e all’estero (come hanno dimostrato le tabelle delle valutazioni delle Università pubblicate in questi giorni). Il Mart di Roverto, a pochi chilometri di distanza dal Muse, un’altra grande scommessa iniziata nel 2002. “Un edificio ridisegna sempre nuove relazioni, non può essere indifferente. Il Mart nel suo spazio centrale raccoglie e valorizza il linguaggio dell’intorno. La diversità dei linguaggi, moderno-antico, diviene ricchezza”, parole di Mario Botta, l’architetto che lo ha realizzato, parole che si adattano anche al Muse.

Il futuro del Muse, come quello del Mart, dipenderà dalle idee, dalla creatività, dalla coerenza che coloro che sono chiamati a dirigere queste istituzioni saranno capaci di sviluppare. Non è scontato ovviamente, ma le premesse ci sono. Una parole sul quartiere di abitazioni realizzato da Piano intorno al Muse. L’ispirazione non sembra aver dato gli stessi risultati del museo. Certo le montagne, vere, intorno ci sono sempre ma quelle case non sembrano cogliere lo spirito del luogo.

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6 Risposte a Muse della scienza

  1. leopoldo ha detto:

    tutto giusto e auguri sinceri a Roma,
    manca un dettaglio importante a questa rassegna: la stabilità politica nella amministrazione della provincia di Trento. Senza di quella si sarebbe avuto il solito fenomeno per cui io faccio partire l’acquedotto nuovo e tu che mi subentri dalla parte avversa lo fermi e fai arrivare l’acqua con i camion….. quanto all’autonomia è una bubbola, certo che è importante, ma la Sicilia prende il 100% e non frazioni e vediamo come sta

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