imtiazNata a Lahore nel 1954 da genitori pakistani e cresciuta a Glasgow, dove i suoi genitori si trasferirono quando aveva meno di un anno, Imtiaz Dharker si descrive come una calvinista scozzese musulmana e si divide tra Londra, Galles e Mumbai. Alla sua attività di poeta accompagna quella di artista visiva e di documentarista. Tutte le raccolte finora pubblicate (Purdah, Postcards from god, I speak for the devil e The terrorist at my table) sono illustrate con i suoi disegni. I due testi che qui proponiamo sono tradotti da Paola Splendore.

Esilio

Un pappagallo lacera

come un coltello la chiara pelle del cielo,

aculeo di verde.

Ci vuole così poco

a fare sanguinare lo spirito

in un altro paese,

un passato che hai deciso

di lasciarti indietro.

Minoranza

Sono nata straniera.

E ho continuato da allora

a diventare straniera ovunque

andassi, anche nel posto

dove i miei parenti stanno come piante,

tuberi di sei piedi che mettono radici,

dita e volti che spingono verso l'alto

nuovi germogli di mais e di canna da zucchero.

Luoghi di ogni tipo e gruppi

di persone con una storia gloriosa

alle spalle, quasi certamente,

prenderebbero le distanze da me.

Sono stonata,

come una poesia mal tradotta;

come un cibo cotto nel latte di cocco

dove ti saresti aspettato il ghee o la panna,

il retrogusto imprevisto

del cardamomo o del neem.

C’è sempre quel punto dove

la lingua inciampa

su un sapore sconosciuto;

dove le parole ruzzolano

su un abile sgambetto della lingua;

dove i contorni sfuggono,

la ricezione di un’immagine

non del tutto intonata, dai bordi sfocati,

che denuncia la straniera

in mezzo a loro.

E così io gratto, gratto

tutta la notte questa

crosta che cresce sul nero sul bianco.

Chiunque ha il diritto

di infiltrarsi in un foglio di carta.

La pagina non oppone resistenza.

E forse questi versi – chi sa,

riusciranno a furia di grattare

a penetrarti in testa - -

in mezzo a tutte le chiacchiere del quartiere,

la famiglia, il rumore dei cucchiai,

i bambini che vengono allattati –

a migrare nel tuo letto,

a occupare la tua casa,

e in un angolo, a mangiare il tuo pane,

finché un giorno non incontri

la straniera che cammina furtiva per la tua strada

penserai di riconoscerne il volto

scarnificato all’osso,

guarderai nei suoi occhi di esclusa

e riconoscerai in quel volto il tuo.

(Postcards from God, New Dehli, Viking Penguin, 1994)

Share →

2 Risposte a Dove la lingua inciampa. Poesie di Imtiaz Dharker

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!

Archivi