Walter Paradiso

La fisica ha una sua dimensione spettacolare che risiede nel suo momento più vivo, quello dell’esperimento, dove in uno stato di felice ansia si assiste alla messa in scena di fenomeni reali. Lo scienziato ha sempre disposto di questo particolare teatro.

Il laboratorio ideato dal Prof. Carlo Cosmelli del Dipartimento di Fisica della Sapienza, con la collaborazione del Centro teatro Ateneo e la partecipazione degli studenti del Dipartimento di Storia dell’Arte e dello Spettacolo ribalta la prospettiva. Per la prima volta si entra nel contesto di un laboratorio teatrale e si procede per prove, come in un laboratorio di fisica. L’idea è quella di partire dai contenuti scientifici stessi, e da qui sviluppare una messa in scena drammaturgica capace di rappresentarli.

Gli attori danno corpo a personaggi, così come a elementi, con lo stesso peso, andando a occupare una localizzazione puntuale, nel tempo e nello spazio, o estendendosi in essi, più o meno un’elasticità dei vissuti che muove da interferenze, rimbalzi, diffrazioni, assorbimenti. Le trame - otto brevi storie - sono costruite secondo i principi che stanno alla base della teoria della relatività e della meccanica quantistica. Si ha quindi a che fare con fenomeni che, oltre ad essere di non immediata comprensione per i non addetti ai lavori, appaiono illogici perché vanno oltre le nostre capacità percettive.

Queste storie, andate in scena il 10 giugno al teatro Furio Camillo a Roma, hanno saputo dare forma a qualcosa di irrapresentabile, perché difficile anche solo da immaginare. Attraverso il registro del comico e del tragico i personaggi sono coinvolti nella scoperta di uno strano mondo: in partenza per regioni remote, chiamati a vivere l’abbandono del compagno o, quando sono in forma di particella, sperimentano le forze attrattive e repulsive degli altri corpi presenti in scena.

Gli studenti, autori dei testi, dello spazio scenico e dei costumi, descrivono un universo dove il mondo fisico e gli oggetti partecipano della dilatazione e contrazione del tempo e dello spazio; a questo si aggiunge un’altra alterità, paradossalmente così vicina a quella avvertibile nel mondo delle esperienze umane, data anch’essa da una relatività, dalla condizione esistenziale di chi osserva una scena.

Emerge la forza evocatrice del teatro, perché è una modalità densa di riflessioni quella proposta, che si percorre da un’esigenza se vogliamo ontologica e solo in minima parte estetica. La fisica non è il filtro d’accesso al teatro, ai suoi problemi, ma non è neanche il contrario. Piuttosto viene messa in scena un mondo che suggerisce altre coordinate. Perché allora non una semplice lezione? Perché la drammaturgia, il racconto, ci permettono di ricreare la pienezza di un rapporto immediato con la realtà descritta. Atto questo che è difficile da realizzare, perché occorre liberarsi da tutte le suggestioni “tecniche” che invitano a guardare il mondo attraverso le scienze –scientifiche si, ma anche quelle umane, politiche. Tutto ciò, seppur ci aiuta a comprendere alcuni aspetti dell’altro, non ci consente di incontrarlo però nella sua immediatezza.

Si aderisce così alla condizione fisica di un oggetto microscopico o di un fenomeno simile alle onde del mare, o lo spettro di suono. Si diventa parte di una funzione, e in essa si abita un’istante di spazio tempo che aiuta a definire, in maniera armonica, i rapporti tra le presenze in scena. I momenti più interessanti sono proprio quelli in cui gli attori sono immersi dentro il fenomeno fisico, e agiscono in base alle condizioni dettate dalla funzione che lo descrive. Non è un esperimento. È già teatro, siamo già dentro il teatro, perché se questo è atto di ricerca, allora ci piace pensare che questo laboratorio sarà una di quelle esperienze che andranno avanti.

Alla fine quello di cui si fa effettivamente esperienza è forse un ridimensionamento di questi fenomeni che il corpo non può percepire. I personaggi non si eclissano sulla scena come in Godot, cambia sì lo spazio e il tempo, ma un senso continua a camminare, e fa impressione, vedendo queste storie, che anche partendo dalla scienza, questo cammino continua ad essere compiuto ancora attraverso il linguaggio del teatro.

RMQ13
Relatività e meccanica quantistica, laboratorio di Scienza e Teatro

Dipartimento di Fisica e Centro Teatro Ateneo, Sapienza Università di Roma

 

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4 Risposte a RMQ13

  1. Per la PRIMA volta teatro e scienza?! Informatevi prima di scrivere…

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