Carlo Antonio Borghi

In Sardegna, nessuno parla più dei giganti nuragici di Monti Prama, Sos Zigantes di pietra alti oltre due metri. Tutti parlano e scrivono di Graziano Mesina ex re del Supramonte intercettato e pescato con le mani nel sacco e nella bisaccia, piene di sostanze stupefacenti. I giganti sono lì, internati nel centro conservatorista e benculturalista di Li Punti, borgata di Sassari. Sono lì, internati e ricoverati, in attesa di qualche turista che varchi la soglia del Museo, dopo aver varcato il mare sulle costose navi della Tirrenia. Loro sono arcieri, pugilatori, scudieri e spadaccini ma non hanno mai fatto del male a nessuno, né si sono mai riuniti in associazioni per delinquere o per sequestrare possidenti come ai tempi della Anonima Sequestri.

Tutti hanno detto di Roberto Saviano che ha pontificato, in affollati reading a Cagliari e Nuoro, di Graziano Mesina e di certi traffici negli ovili sardi. Fatti di cronaca nera misti a destrutturazioni etno-demo-antroposociologiche. I Giganti ci capiscono poco. Hanno altro a cui pensare e vorrebbero darsi da fare per riportare a galla la povera Sardegna finita nella disperazione profonda della crisi. Lorsignori giganti sono fatti di solida, cocciuta e sarda pietra arenaria ma sono così sensibili, a fior di pelle scolpita, che avvertono tutte le scosse telluriche che attraversano l’Italia e la sua schiena appenninica.

Sentono anche le scosse sismiche più piccole nonostante si trovino piazzati in Sardegna, terra asismica e granitica per eccellenza. Eppure di loro non si parla. Per fortuna c’è Bobore, gigante parlante per grazia ricevuta da una magica e sinuosa restauratrice. Intanto Grazianeddu prende i suoi pasti in cella. Molti uomini politici e d’affari ci tenevano a mettersi a tavola e in mostra con lui, in qualche locale stellato in costa più o meno Smeralda. Il gigante Bobore è il portavoce del popolo dei giganti (8/9° secolo a.c. – Cabras – Oristano - ora con fissa dimora a Sassari) ed è l’unico, tra 25 esemplari, capace di aprire bocca e di muoversi come un’automa. Bobore in sardo è Salvatore e nella sua precedente vita trimillenaria si chiamava Urgurù.

Scrive Bobore in un comunicato stampa intestato Centro di Conservazione e Restauro Li Punti: Noi Giganti Prama che abbiamo avvistato i primi Fenici che sbarcarono in Sardegna, non potevamo credere ai nostri occhi quando abbiamo visto Mesina Graziano e graziato che usciva dal carcere. Era l’inizio del 1°decennio del 3°millennio d.c., 2800 anni dopo la nostra epoca di bronzo e di ferro.

Quell’uomo sovrappeso portava un borsello appeso alla spalla. Un bandito che era stato un mito non poteva ripresentarsi libero con un borsello in mano. Ci caddero le braccia, così che dovettero riattaccarcele al busto con ripetuti restauri. Non c’è mai da fidarsi di un uomo in borsello, bandito o piazzista che sia e infatti eccoci qua con la primula rossa di Orgosolo di nuovo in gattabuia. Speriamo ora che si torni a parlare di noi statue giganti che per essere statue veniamo prima dei Kouroi e delle Korai elleniche. Ora metto su Agente 007 – dalla Russia con amore.

Era il 1963 e Grazianeddu, più o meno ventenne, già sparava pistolettate e fucilate e si specializzava in clamorose evasioni. Un giorno o l’altro, appena tutti noi giganti riprenderemo l’uso delle gambe, proveremo a fuggire da questa Casa di Sorveglianza e di Restauro. Il vero dramma è che la peste suina africana infesta il Supramonte e il Gennargentu. Carcasse di maiali e di cinghiali dappertutto, a putrefare. La Trichinellosi è in agguato e può colpire anche gli esseri umani, come già capitato in quella Orgosolo che ha dato i natali al bandito che diventò un mito. Siamo tutti da restaurare… non vi pare?!

 

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