Andrea Cortellessa

È stata la prosa a consentire a Valerio Magrelli, poeta afflitto dalla perfezione sin dall’esordio di Ora serrata retinæ (1980), di modificarsi come si modifica un corpo vivente. Come un virus in un organismo, la prosa s’è introdotta di soppiatto nel libro di svolta, Esercizi di tiptologia (1992), per poi dare vita a un «sistema» parallelo, microscopiscamente intrecciato a quello poetico: come quelli arterioso e venoso nella circolazione sanguigna.

Proprio della macchina-corpo – danneggiata e rabberciata da un’esistenza fragile e peritosa – si presenta Nel condominio di carne (2003) quale fantasmagorico atlante. A questo primo libro a tutta prosa sono seguiti La vicevita (2009), prontuario di microtraumatologia da pendolarismo, e Addio al calcio (2010), dove ha cominciato a farsi avanti il personaggio del Padre. Ed è nel suo nome che giunge forse a sistemazione definitiva, ora, il «libro in prosa» di Magrelli (in una trama sottilissima di citazioni e autocitazioni la quale – recita la Nota autoriale – «funziona insomma come una sorta di autotrasfusione»: che è poi, insegnano i medici sportivi, la più pericolosa forma di doping).

Un accumulo di fogli sparsi, sui quali si sono depositate note sul padre nel tempo del suo estremo invecchiamento, e poi della sua morte, precipita infine in un organismo testuale ricco e strano, straordinariamente frastagliato – e tuttavia compattissimo. Che accoglie anche, all’inizio, una sezione di immagini tutt’altro che meramente illustrative. Le prime otto pagine del libro, nonché la sua copertina, sono infatti occupate da disegni di Giacinto Magrelli, l’ingegnere padre di Valerio. Il quale ha poi rivelato che la loro elaborazione grafica, attribuita dai credits a tale «Zest», si deve in realtà – quanto mai simbolicamente – a suo figlio. La catena delle generazioni, con l’Enea verbale preso a mezzo fra un Anchise e un Ascanio figurali, genera così un fuoriformato dal disegno perfetto: che è anche, per la nostra letteratura, il libro dell’anno.

Originandosi il ceppo paterno da un paesino della Ciociaria, Pofi, il Padre diventa L’Uomo di Pofi: alla maniera dell’uomo di Neanderthal, o di quello di Cro-Magnon, in paleontologia. Ricostruire la sua figura sarà dunque possibile solo a partire dalle lacune, dagli indizi: come si disegna il corpo di uomini e animali a partire da poche ossa fossilizzate. E questa ricerca non potrà che dirsi allora, alla maniera di Zanzotto, geologica. Il sentimento è un sedimento, il corpo un archivio. Per questo il Figlio non prova attrazione per gli scritti lasciati dal Padre: «L’unico documento sono io: la carta moschicida del ricordo». La memoria, come appunto il foglio che intrappola l’insetto e lo conserva, funziona come l’ambra: arnia vischiosa che l’organico raccoglie trasformandolo in inorganico (proprio come si forma la terra nei processi geologici).

La struttura porosa e lacunosa del testo segue con fedeltà da sismografo l’ispessirsi e l’assottigliarsi della memoria, dell’emozione. Una metafora crudele vede i morti trasformati in «biscotti»: oggetti solidi ma friabili, che si sbriciolano prima ancora di consumarli. E crudele quanto realistico è appunto il nostro consumare i morti: proprio con l’atto di rammemorarli. La morte del Padre viene scrutata dagli «occhi-denti» del Figlio-«piraña» il quale nota come, al momento estremo, egli faccia forza sul lettino col braccio. Per solo a posteriori capire che «ci si puntella così per defecare»: «mio padre cacava se stesso, ossia cacciava via quel tremendo bolo che ormai era diventata la sua vita».

È questo «il segreto dei segreti»: la catena delle generazioni altro non è che una catena alimentare, continuamente reversibile. Per vivere, dilaniati dal Padre, non possiamo far altro che divorarlo. Così preparandoci al momento in cui divoreremo i nostri Figli e saremo, infine, da loro stessi divorati. Da questa carneficina una via d’uscita, almeno temporanea, è rappresentata dall’altro capo del metabolismo. Del Padre ci si può liberare, cioè, solo evacuandolo: in forma di scrittura.

Valerio Magrelli
Geologia di un padre
Einaudi 2013, pp.145

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3 Risposte a Geologia di un padre

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