coronaArianna Di Genova

Nata a Delhi nel 1973, studi a Mumbai, Reena Saini Kallat può considerarsi una figura emblematica della Nuova India. È lei, infatti, a mettere in scena tutte le contraddizioni del Subcontinente, scartando dagli entusiastici grafici economici e cercando di far ordine in quel caos - identitario, urbano, emozionale, sociale – che è la migliore fotografia del suo paese nel terzo millennio.

Con le sue installazioni – pitture, sculture, fotografie, video – l’artista ha optato per un ritorno alla realtà del presente attraverso tecniche tradizioni, miscelando memoria e storia, cronaca e risonanze interiori. Se suo marito Jitish Kallat, anch’egli artista, per anni ha immortalato carcasse di automobili e ingorghi stradali, ed è stato capace di riscrivere brani del discorso del Mahatma durante la storica marcia di quattrocento chilometri con macabri incastri di ossa, lei invece ha preferito affidarsi a un’idea di monumentalità intima, improntata alla leggerezza e precarietà, che possa spiazzare la Storia ufficiale e riportare alla luce tracce scomparse, anonimi eroi ed eroine, esistenze svanite nel nulla.

Nella suggestiva opera Walls of the Womb – uno spazio architettonico costruito con sari di seta che pendono come fossero pergamene svolazzanti - ha reso omaggio alla madre morta quando lei era bambina, ragazzina di appena otto anni: è il suo primo lavoro autobiografico, un memorial con dodici sari vermigli su cui scorre un testo in braille che accoglie appunti di antiche ricette materne, principio di nutrimento affettivo e fisico. Il corpo è assente, in un’elegia della perdita che rimanda al naturale ciclo della vita e della morte, alla vertigine della nostalgia, ma anche alle lusinghe dell’eros e a una promessa di rinascita. “Il rapporto con mia madre è stato intessuto intorno agli oggetti che aveva lasciato dietro di sé; i sari cuciti da lei, i peluches, gli album di foto, i suoi libri, le storie narrate da altri membri della famiglia, oltre alla cornice dei miei fragili ricordi. Ho passato buona parte della mia infanzia in compagnia degli effetti personali di mia madre, cosmetici, borse, vestiti. I suoi sari sono rimasti chiusi in un armadio per ventisette anni…”.

In Penumbra Passage, Reena Saini Kallat ha dedicato invece una galleria di immagini alle persone comuni, sconosciute, allestendo una pinacoteca museale di ritrattistica classica con qualche modifica inquietante: ogni volto è “rovinato” da una macchia di colore che corrisponde al territorio conteso fra Pakistan e India, mentre nella teca sottostante, disposte come fossero una dentiera umana, trentadue armi in miniatura sono intagliate nel marmo. “Il mio lavoro – dice l’artista – cerca di svelare le contraddizioni della nostra situazione rispetto al resto del mondo. Credo fermamente nella possibilità di inoculare dei ‘codici’ che possano aiutare nella comprensione delle altre culture e stimolare un senso critico, così da poter apprezzare le differenze”.

Fra le sue opere, la più sorprendente resta senz’altro Memoria Corona: tutta scolpita nell’avorio, questa grande corona modellata su quella della regina Elisabetta II, è sovrastata dal leggendario diamante Kohinoor, che l’India perse quando divenne bottino di guerra e andò a far parte dei gioielli reali, in mezzo a molti oggetti inestimabili, frutto di altrettante spoliazioni. Ma non è tutto: la liscia superficie della corona è increspata da alcune scritte incise. Sono i nomi di molti giovani indiani caduti sul campo, di coloro che combatterono per la libertà contro il colonialismo degli inglesi. Ancora una volta Kallat erige un memorial dedicato ai “corpi dimenticati”. Il loro ricordo, come un’accusa incancellabile, “precipita” su un simbolo del potere che nella scultura dell’artista assume dimensioni spropositate. “Volevo che quella corona – spiega Reena Saini – sopportasse il peso di altri preziosi tesori, le vite umane immolate all’Impero Britannico”.

Share →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!

Archivi