Augusto Illuminati

Ci sarebbe da preoccuparsi, se Silvio Berlusconi, spaventato dai processi, decidesse di ritirare l’appoggio al governo. Come conseguire la salvezza dell’Italia senza il concorso di grandi evasori condannati in ultima istanza o di piccoli magnaccia innocenti fino all’ultimo grado di giudizio?

Si potrebbe, in tali condizioni, «semplificare» la normativa antinfortunistica o «sbloccare» a favore degli speculatori di oggi cementificazione e grandi opere lasciate incompiute dagli speculatori di ieri? Un bel rischio, davvero. Ci sarebbe da preoccuparsi, se si dovesse rivotare con il Porcellum: in tal caso – ha dichiarato Enrico Letta – «nuove elezioni con l’attuale legge elettorale ci ridarebbero una situazione che necessiterebbe ancora di maggioranze larghe», un male assolutamente da scongiurare perché tutti aneliamo a tornare a una bella contrapposizione bipolare, con programmi netti e alternativi. Anche in questo caso tiriamo un bel sospiro di sollievo: se proprio ci fosse un incidente, Re Giorgio si asciugherebbe una lacrima e riprenderebbe in mano il timone.

Ci sarebbe da preoccuparsi, se l’Europa – che è «una storia di successo», dichiara ancora Letta, manco fosse Il Grande Gatsby terza versione – mettesse alle strette la ruinante economia italiana. Ma l’incombere della catastrofe è precisamente quanto garantisce la necessaria continuità delle larghe intese. Avanti tutta con lo spread e la caduta di Pil e consumi e pure con le multe per gli arretrati delle quote latte padane e della monnezza napoletana: chi oserà staccare la spina?

Ci sarebbe da preoccuparsi, se qualcuno volesse opporsi all’abuso di infilare nei decreti-legge materie eterogenee. Un tempo avvenne con la normativa antidroga nascosta in un Dl sulle Olimpiadi invernali nel 2005, ma allora al governo c’erano i priapici berluscones e i perfidi leghisti con corna celtiche, oggi invece si annida il rinforzamento della Tav in un Dl su terremoti e altre sciagure, però abbiamo un premier allampanato e un vice sorridente a quaranta denti. Come rimediare? Un attimo di perplessità e poi una bella manata sulla fronte: ma con il voto di fiducia, ragazzi! Sembra una prepotenza e invece è una larga intesa, lascia strillare i cittadini grillini, che così si distraggono da rendicontazioni ed espulsioni…

Nessun panico, dunque. Tutto ha da franare perché la gente si abbracci in pace: la fine di una «guerra civile», meglio ancora esserne usciti sconfitti, è ragione di esultanza, manco si fosse smacchiato quell’infido giaguaro. Nel frattempo mica si perde tempo: alacri democrat si smacchiano fra loro, moltiplicano correnti, forgiano preamboli, intrecciano dottrine economiche e religiose, teologie politiche in streaming e culti web. Segretario del partito e candidato leader saranno consustanzialmente congiunti o distinti – homooúsioi oppure homoioúsioi? – (completando il venerabile Presidente la terza e dominante figura della Trinità). Per non essere da meno, sull’altra sponda si dibatte sul modo migliore per salvare il culo al Capo, ma anche ai parlamentari e agli amministratori elettivi e non. Il perfetto quadro bipartisan dell’interesse generale.

Questi sono i problemi del paese, cercando di spostare verso il precipizio di fine anno l’aumento dell’Iva e il macigno dell’Imu-Tares, chiudendo gli occhi sugli obblighi del pareggio di bilancio e del fiscal compact, incautamente assunti da ambo i poli e perfino costituzionalizzati. Con due alternative equivalenti: lasciare il cerino al complice/concorrente o guardare paralizzati l’incendio, la mano nella mano.

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6 Risposte a Don’t panic!

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