G.B. Zorzoli

Alla morte di Margherita Hack il Corriere della Sera del 30 giugno ha dedicato due pagine intere. Per riempirle, ha messo in campo quattro sue firme di un certo peso. Articoli ricolmi di simpatia, a tratti di affetto, nei confronti della Grande Scomparsa.

Di ciò che rappresenta il sale dell’informazione di intrattenimento, non si è trascurato nulla. L’ultima bacio col compagno di una vita, l’altrettanto costante amore per gli animali, la sua incrollabile scelta vegetariana, e via elencando.

Un inciso di due righe in uno degli articoli informa che era “paladina dei diritti civili, delle coppie omosessuali, dell’eutanasia” e, sempre en passant, un altro pezzo riporta una sua dichiarazione a favore dell’eutanasia, ma in due intere pagine non si trova lo spazio per specificare quali siano stati gli impegni concreti della scienziata, iscritta all’associazione “Luca Coscioni”, protagonista nella battaglia referendaria per l’abrogazione della legge 40/2004 sulla fecondazione assistita, fra i promotori dell’appello per la ricerca sulle staminali embrionali, attivamente partecipe alla campagna per la legalizzazione dell’eutanasia, solo per citare quelli più recenti.

Omissioni che sono addirittura veniali rispetto al silenzio tombale sul suo impegno politico, prima a fianco del partito comunista, successivamente delle formazioni politiche nate alla sinistra del PDS e poi del PD. Impegno non semplicemente collaterale, vista la scelta di candidarsi nel 2005 con il partito dei comunisti italiani alle elezioni regionali della Lombardia e nel 2010 con la federazione della sinistra per quelle del Lazio; entrambe le volte eletta, salvo rinunciare a favore di persone più giovani e disponibili a tempo pieno. Con lo stesso schieramento si era candidata alle elezioni europee del 2009.

Un incidente di percorso? Sarebbe il secondo, visto che il 5 giugno scorso, per ricordare la giornata mondiale dell’ambiente, il Corriere pubblica un articolo di Danilo Taino, che già dal titolo dice tutto: “Sos Terra: dal fallimento del solare al clima che cambia - Le soluzioni migliori per l'ambiente stanno nella crescita economica”.

A completare il quadro, l’articolo riporta soltanto le opinioni di due ambientalisti pentiti: Chicco Testa che, dopo esser stato presidente di Legambiente, ha guidato un’associazione per il ritorno del nucleare in Italia, attualmente è presidente dell’associazione degli industriali elettrici e in questa veste ha pubblicato un libello contro il fotovoltaico; Bjørn Lomborg, il quale racconta al giornalista del Corriere che l’aumento della temperatura della Terra avrà un impatto negativo sulla vita e sulle economie, ma solo nel lungo periodo, mentre sul breve un grado medio in più avrà probabilmente effetti benefici, almeno in alcune aree del mondo.

Ma – e qui arriviamo al terzo incidente di precorso – il quotidiano che ambisce a essere il New York Times italiano, non si limita a sentire soltanto una campana, ignorando le analisi e le conclusioni di segno opposto sugli effetti del cambiamento climatico e sul ruolo delle fonti rinnovabili nel contrastarlo. Non pubblica la lettera inviata al suo direttore da parte dei responsabili delle tre principali associazioni che rappresentano la grande maggioranza delle imprese attive nell’efficienza energetica e nelle fonti rinnovabili; una lettera garbata, in cui si citano alcune delle informazioni che sarebbero state necessarie per consentire ai lettori di farsi un’opinione non falsata in partenza.

Poiché secondo Poirot tre coincidenze assomigliano a una prova, paradossalmente dobbiamo augurarci che la maggiore presenza della Fiat nell’azionariato del Corriere lo renda più simile alla Stampa.

 

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16 Risposte a The Italian New York Times

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