Paolo B. Vernaglione

La storia dell’animale umano, è una storia di innovazioni e potenzialità espressive, cioè di cambiamento della prassi. Questo il significato che si intravede nel secondo capolavoro di Stephen Jay Gould, Ontogenesi e filogenesi pubblicato ora da Mimesis a cura di Maria Turchetto.

Con il primo infatti, La struttura della teoria dell’evoluzione, il grande biologo e paleontologo statunitense ha riformato l’evoluzionismo continuista della “Sintesi Moderna” con la teoria degli “equilibri punteggiati” e ha scoperto, insieme a Elisabeth Vrba, l’exaptation, cioè l’operatività di un organo adattato ad una funzione diversa da quella per cui in passato è stato generato. Il fulcro della ricerca di Gould è la temporalità, che realizza il rapporto tra ontogenesi e filogenesi, tra individuazione e storia delle specie, che ha diviso e unificato la biologia dal XVIII al XX secolo.

È solo da poco più di trent’anni infatti che l’essere umano è definito “animale neotenico o dalla lunga crescita”, allorché sono state introdotte l’embriologia sperimentale e la genetica. Prima, dalla metà del ‘700 in cui, come Foucault ha dimostrato, avviene il passaggio dalle scienze naturali alla biologia, la ricerca sui viventi si polarizzava su epigenesi (e preformismo in Bonnet e poi Malpighi e Haller) e ricapitolazionismo della Naturphilosophie (Oken, Milne-Edwards). Per la prima teoria, nell’unica catena dell’essere il germe contiene in miniatura l’adulto. Per la seconda, influenzata dal romanticismo tedesco e la filosofia di Schelling, nell’ontogenesi è presente la forma completa di organismi inferiori, secondo un progressivo criterio di specializzazione.

La posta in gioco in questa analitica degli organismi è il successo di una teoria biologica in cui si risolve una visione del mondo: per Geoffroy Saint-Hilaire gli animali sono costruiti secondo un piano naturale unico (Bauplane). Von Baer, fiero avversario del parallelismo di onto e filogenesi e di ogni evoluzionismo, scopre nell’embriologia del pulcino un processo di individuazione per differenziazione imposto dalla legge dello sviluppo con la nascita dell’embriologia sperimentale e l’introduzione della specializzazione nella crescita dei viventi. È invece l’evoluzionismo che dispiega il riconoscimento del sistema naturale come genealogico, cioè: identifica le omologie di organismi diversi in un antenato e un gruppo ancestrali comuni e la differenziazione progressiva non in un Bauplane, bensì negli effetti di due leggi biogenetiche.

La prima: i cambiamenti avvengono per aggiunta di stadi alla fine di un’ontogenesi ancestrale. La seconda: l’ontogenesi è “accorciata” durante la successiva evoluzione del lignaggio (condensazione). È con il grande Haeckel, fautore dell’evoluzionismo in Germania, che la legge di ricapitolazione (l’ontogenesi ricapitola brevemente e rapidamente la filogenesi) diviene evolutiva – legge la cui perversione avrebbe dato luogo ai razzismi, da Chamberlain a Hitler. Con i paleontologi neo-lamarkiani (Cope, Hyatt) la ricapitolazione raggiunge l’apice del successo, staccando le leggi dell’aggiunta terminale e della condensazione dall’evoluzionismo, fin quando, con Weismann e Muller, verrà ricompresa in dimensione selezionista.

Fino agli anni ‘30 del XX secolo la ricapitolazione influenza l’embriologia comparata, la fisiologia, la morfologia e la paleontologia, introducendo il concetto di pedomorfosi: ritardo nello sviluppo, per cui i tratti giovanili degli antenati diverrebbero gli stadi adulti dei discendenti. Bolk, Hall e poi la psicologia dell’infanzia di Piaget ammettono la ricapitolazione, come anche Freud in forma storico-narrativa, nell’ “orda primordiale”.
Ma con le critiche di His e dell’embriologia sperimentale di Roux e Driesch la legge biogenetica crolla.

I campi di ricerca si diversificano in nuove problematiche: le cellule totipotenti (Driesch), il “quantum” di organizzazione dell’embrione (Hertwig), la riscoperta di Mendel, che sferra il colpo letale alla ricapitolazione, a vantaggio dei concetti di eterocronia (sviluppo di organi in tempi diversi rispetto allo standard filetico) e pedomorfosi (nelle varianti del ritardo, neotenia, ipermorfosi e accelerazione) che diventano la versione corrente della lingua evoluzionista. Il grande merito dell’evoluzionismo sintetico di De Baer, della dissociazione dei processi di Cope e Mehrert, della discontinuità evolutiva di selezione e morfologia di Goldschmidt, consiste nella scoperta della temporalità immediata e dell’ecologia delle popolazioni, ove pedomorfosi e eterocronia sono vantaggi selettivi.

Il ritardo di sviluppo nel dispositivo intelligenza-socializzazione risulta oggi il punto di intersezione di biologia evolutiva e molecolare, che spiega l’evoluzione della “coscienza” come effetto di estensione eterocronica dei ritmi di crescita fetale e dei pattern di proliferazione cellulare. Spiega cioè che flessibilità, specializzazione e innovazione sono caratteri distintivi dell’animale umano.

Stephen Jay Gould
Ontogenesi e filogenesi
a cura di Anna Maria Turchetto
Mimesis (2013), pp. 434
€ 28,00

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6 Risposte a Ontogenesi e filogenesi

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