Michele Emmer

“Dovevo nascere pesce”. Il silenzio, il mare azzurro, la profondità, galleggiare, andare a fondo, lasciarsi andare, finalmente, del tutto, dimenticare, sognare. “Quando nuoto dimentico casa quartiere futuro mio babbo il mondo e mi dimentico mi piace guizzare sotto il pelo dell’acqua e uscire ogni tanto a respirare e guardare il sole che scintilla sulle ondine di maestrale e abbaglia sulle onde di levante che ti succhiano in basso mi piace giocare con le onde allungarmi perché mi portino in alto e mi buttino in un gorgo scivolargli sotto combattendo il risucchio e quando il mare è come ieri piatto mi piace ascoltare nell’acqua il rumore del mio respiro che esce e entra ogni tre bracciate”.

Il modo di pensare, il modo di esprimersi mentalmente cambia, non utilizza più il linguaggio delle periferie di Cagliari, pensa e sogna in italiano. È felice, serena, nel suo elemento, con le parole che l’autore dei dialoghi le ha messo in bocca. Sergio Atzeni non ha mai pubblicato Bellas Mariposas, il racconto che è uscito per la prima volta nel 1996, dopo che il suo autore il 6 settembre del 1995 era stato ucciso dal mare in Sardegna a Carloforte, sbattuto sugli scogli.

Il racconto in prima persona di una ragazza ancora bambina, che sta crescendo, in una periferia immaginaria di Cagliari, Santa Lamenera, che dovrebbe essere il quartiere di San Michele, in cui Atzeni aveva vissuto da giovane. Una ragazza che vive in un mondo di degrado e abbandono, la cui giornata è segnata dagli incontri con personaggi privi di speranze, dimenticati, abbandonati. E sono soprattutto uomini i personaggi senza futuro, senza capacità di reazione, senza capacità di mutare e di mutarsi, il cui unico interesse è un ossessione malata per il sesso. “I maschi sono così la minca è il pezzo più importante”.

Lei li vede, per primo il proprio padre pezzemmerda, il proprio fratello che si droga, l’altro ossessionato dalle donne, ma è una ragazzina, che riesce a essere un pesce che da questa acqua melmosa riesce a mantenersi fuori, a divertirsi, ad avere sogni, ad avere speranze, ad essere giovane, che pensa al futuro. Divertendosi con la sua amica del cuore Luna che “ha sempre in mente idee di azioni”, per sentire che sono vive, che non stanno accettando quello che le circonda, che sanno osservare, senza voler giudicare ma certe che loro sono e saranno diverse. Che il futuro è loro.

Un libro allegro, divertente, con invenzioni linguistiche sorprendenti, scritto come un dialogo della protagonista che si chiama Caterina, Cate, che vuole diventare una rockstar, “dopo che sarò rockstar sceglierò l’uomo”. E il libro è diventato un film, che verrebbe da dire quasi ovviamente, non ha avuto distribuzione, pur avendo partecipato a diversi festival e ricevuto premi, comprese le due straordinarie protagoniste che sembrano essere loro a dettare le regole del film, loro a scandire i tempi, loro a parlare con gli spettatori, mantenendo per quanto possibile sia la lingua scritta di Atzeni sia il dialogo della protagonista. È la loro vitalità, il loro sguardo di non illuse ma di persone mature che sanno che saranno padrone del loro destino. Perché ragazze che saranno donne. Tanto gli uomini sono solo minca.

“Cate è una voce narrante, ed io ho voluto rispettare, finché è stato possibile, l’idea di un personaggio narrante e protagonista, che quasi si rivolge agli spettatori. Per il resto credo che il film rispetti l’andamento picaresco di Atzeni. Quanto ai dialoghi, ho cercato di rimanere fedele alle parole del libro, senza farne un feticcio. Mi rendo anche conto che ci saranno tantissime persone che giudicheranno il film in base al tasso di fedeltà al romanzo e alle sue parole. Ma un regista deve pretendere che si giudichi il film autonomamente” ha dichiarato Mereu, regista e sceneggiatore del film dallo stesso titolo.

Film di cui ha dovuto improvvisarsi anche distributore visto che ad un anno della presentazione al festival di Venezia nessuno lo voleva distribuire. Fortunatamente ora a forza di insistere, in alcune sale, poche ancora, il film si può vedere. E lo merita proprio perché Mereu è riuscito a far percepire quasi fisicamente questo straordinario entusiasmo giovanile che rende la storia, il film, una commedia piena di sorprese, di divertimento, pur trattando di una situazione tragica. Un film vitale come le sue protagoniste, semplice ma allo stesso tempo profondo nel delineare i personaggi che non decadono quasi mai nel male oscuro delle commedie italiane, il macchiettismo.

Un film che meritava di essere visto e che speriamo grazie agli sforzi del regista e del passa parola degli spettatori riesca a far arrivare questo piccolo film, uno dei migliori film italiani della stagione, in tante sale per essere visto. Che la peggior condanna per un film, per un regista, è che il film non sia visto. Ma solo giudicato magari anche positivamente in festival del cinema. E sono delle farfalle loro due, le protagoniste del film. “Le nostre labbra sembrano farfalle ho risposto. Anche noi sembriamo farfalle. Luna ha detto Bellas Mariposas. E ci siamo addormentate.”

Bellas Mariposas, regia e sceneggiatura Salvatore Mereu, con Sara Podda e Maya Mulas, con Micaela Ramazzotti, Davide Todde, Luciano Curreli, Marina Loi, produzione Viacolvento, Rai Cinema, Italia, 2012

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7 Risposte a Bellas Mariposas volano

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