Intervista all’artista di Raffella Perna

Con il titolo Cara amica arte si apre all'Isola di San Servolo la mostra organizzata dalla Repubblica Araba Siriana nell’ambito della 55a Biennale di Venezia. Sergio Lombardo è tra gli artisti che hanno aderito al progetto.

40 Tilings Stochastic Floor è l’opera che hai ideato per il Padiglione siriano. Di cosa si tratta esattamente?
Si tratta della rivisitazione di un lavoro eseguito nel 1995, all’epoca esposto e pubblicato in varie sedi anche scientifiche, ma ora riproposto da un punto di vista completamente diverso. Mentre nel 1993-95 le mie serie di mattonelle per pavimenti erano proposte come stimoli eventualisti da fornire al pubblico, affinché fosse il pubblico a comporre pavimenti infinitamente differenti, oggi sono io che, come un qualsiasi fruitore, ho inventato procedure automatiche di composizione, una delle quali è quella esposta a Venezia.

La risposta eventualista del pubblico non è più agita fisicamente, ma avviene a livello mentale. L’ampio spettro dei processi inconsciamente interpretativi del pubblico resta comunque sempre attivo. Infatti nel guardare immagini così complesse compaiono alla vista possibili significati sempre diversi da persona a persona e sempre diversi in tempi diversi anche nella stessa persona. È anche interessante che il pavimento non si ripete mai in modo identico, pur essendo costruito con due sole mattonelle.

L’opera è dunque in stretto rapporto con la tua ricerca sulla pittura stocastica, ma presenta anche evidenti contiguità con la sperimentazione degli anni Sessanta. Qual è il filo che la lega ai tuoi progetti precedenti?
Il tiling è sempre stato una mia passione, a cominciare dai primi monocromi del 1958-61, che possono essere visti come piastrellature minimali. In seguito, nel 1966, ho inventato diversi tipi di tassellature modulari minimali, poi evolute nei Superquadri, Strisce extra, Punti extra, Aste, Supercomponibile, Scatole e Cubi. Tutte opere in laminato plastico su legno delle quali non ero io a scegliere la composizione, ma era il pubblico che veniva coinvolto creativamente nella scelta di installazioni, disposizioni e combinazioni. Infatti a quell’epoca (come di solito formulato nel titolo stesso dell’opera) davo al pubblico un compito da eseguire, o un problema da risolvere, che poteva risultare molto complesso, del tipo: «Disponi 127 cubi nel modo più semplice, 1968», oppure: «Disponi N punti in uno spazio X secondo uno schema (oggi direi procedura) Y, 1968».

La pittura stocastica crea forme imprevedibili, senza significato, estremamente complesse, incompatibili con la percezione umana (che non è passivamente fotografica, ma attivamente ricercatrice di significati), tanto che siamo costretti ad attribuire a quelle forme senza senso significati fantastici per somiglianza o per analogia. Si tratta di un processo evocativo instabile, evidentemente legato alla natura individuale e mutevolissima dei vissuti profondi del percettore umano. Il tiling è molto congeniale a questi nuovi scopi estetici.

In che modo ti sei relazionato con opere appartenenti alla cultura siriana?
La cultura religiosa degli islamici, legata da secoli al divieto di riprodurre l’immagine umana, è estremamente sviluppata nella creazione di forme geometriche intrecciate in modi sorprendenti e straordinariamente belli. Infatti il tiling è studiato anche nelle università occidentali come tipico di un’arte per lo più islamica. In realtà negli ultimi decenni, data l’enorme espansione del calcolo automatico, nella cultura globale c’è stato un crescente interesse per le matematiche dei processi non lineari, per la teoria della complessità, la topologia, la teoria dei grafi, il calcolo stocastico, il calcolo frattale, la teoria dei vortici ecc.

Questa nuova intelligenza ha condotto a un’estetica, ormai popolare, al cui confronto la composizione poetica arbitraria di forme astratte fatta da artisti intuitivi ci appare povera, ripetitiva, irrimediabilmente ingenua e obsoleta. L’arte non mimetica dovrebbe quindi appropriarsi di quegli strumenti scientifici avanzati nell’ambito delle matematiche della complessità che le consentano di creare forme mai viste prima. Con la pittura stocastica, e particolarmente con il tiling stocastico, ho iniziato a esplorare mondi senza centro e senza contorno – toroidali – all’interno dei quali la percezione umana cerca disperatamente figure riconoscibili.

Dal numero 30 di alfabeta 2, in edicola, in libreria e in versione digitale

Guarda le opere di Sergio Lombardo pubblicate sul n.13 di alfabeta2

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Una Risposta a Sergio Lombardo a Venezia

  1. antonio arévalo ha detto:

    San Servolo, forse?

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