Nicolas Martino

«Si chiama Stato il più gelido di tutti i gelidi mostri. Esso è gelido anche quando mente; e questa menzogna gli striscia fuori di bocca: "Io, lo Stato, sono il popolo"». Questa la straordinaria intuizione di Nietzsche (Così parlo Zarathustra, 1885) cara a Pierre Clastres, l'antropologo francese erede libertario di Lévi-Strauss che ha rovesciato il paradigma della filosofia politica occidentale con una serie di innovative ricerche sul campo, tese a dimostrare come la coercizione politica e lo Stato non siano il fondamento inevitabile di ogni società umana.

 La cultura occidentale moderna ha sempre pensato il potere come struttura verticale e gerarchica, relazione di comando e obbedienza, e conseguentemente ha pensato le società primitive come mancanti di potere politico, incomplete ed embrionali in quanto società senza Stato. In realtà non esistono società senza potere, il potere politico è universale e immanente al fatto sociale, a fare la differenza è piuttosto la declinazione coercitiva o non coercitiva del potere, e la diversa relazione che si instaura tra sfera politica e sociale. Lo studio sul campo della chieftainship amerindiana smentisce il postulato della non politicità dell'arcaico: nelle società primitive il potere appartiene al corpo sociale come unità indivisa di liberi ed eguali.

Il capo invece è il depositario di un paradossale potere che non può nulla, è colui che parla a nome della società, costantemente sotto sorveglianza: la società vigila per impedire che il prestigio derivato dal privilegio della parola si trasformi in Un potere separato e trascendente, in dominio sulla società. È così che il pensiero selvaggio ci dice che «il luogo di nascita del Male, la fonte dell'infelicità, è l'Uno». E questo Uno è lo Stato, proprio come nella reductio ad unum del famoso frontespizio di Hobbes dove il corpo Uno e Sovrano del Leviatano contiene tutti i cittadini riducendoli a popolo. Società contro lo Stato quindi, e non semplicemente senza Stato, che per esorcizzare il mostro organizza la guerra e promuove la logica centrifuga della frammentazione, ostacolo potente alla forza centripeta dell'unificazione. Hobbes ha visto chiaramente che lo Stato era contro la guerra, così la macchina da guerra primitiva è contro lo Stato e lo rende impossibile.

Eppure una rottura fatale è in agguato, l'evento irrazionale della nascita dello Stato che precipita la società nella sottomissione di tutti a Uno solo. È l'enigma magistralmente indagato agli albori della modernità da La Boétie nel suo Discorso sulla servitù volontaria (in questa piccola ma preziosa antologia è compreso il saggio di Clastres sull'amico fraterno di Montaigne): «Il passaggio dalla libertà alla servitù fu senza necessità, la divisione tra chi comanda e chi obbedisce fu accidentale». Si tratta di un malencontre che ha snaturato a tal punto l'uomo da fargli perdere la memoria del suo primo stato e il desiderio di riacquistarlo. Alcune società primitive per sventare il pericolo imminente si sarebbero affidate alla seduzione della parola profetica che invitava ad abbandonare tutto per cercare la Terra senza il Male, manifestando una volontà di sovversione «spinta fino al desiderio di morire, fino al suicidio collettivo».

Per chiudere due note: 1. La modernità politica occidentale non è solo quella sovrana e neutralizzante di Hobbes, ma anche quella materialista e tumultuaria di Machiavelli che promuove il conflitto come chiave di volta della libertà. È probabilmente in questa anomalia selvaggia e nella sua moltiplicazione che si da la possibilità di sventare quel malencontre sempre in agguato. 2. Ora se è vero che la postmodernità ha polverizzato il Leviatano, la ricerca di Clastres continua però a interrogarci dacché la sussunzione reale della vita al capitale esercita una straordinaria capacità di messa al lavoro di quella libido serviendi che occorre continuare a stanare. Ora che lo Stato non è più niente, sta a noi essere tutto!

Pierre Clastres
L'anarchia selvaggia
Le società senza stato, senza fede, senza legge, senza re
introduzione di Roberto Marchionatti
elèuthera (2103), pp. 116
€ 12.00

Dal numero 29 di alfabeta2, in questi giorni nelle edicole, in libreria e in versione digitale

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19 Risposte a L’anarchia selvaggia

  1. […]           Ci sono società in cui “Il capo invece è il depositario di un paradossale potere che non può nulla, è colui che parla a nome della società, costantemente sotto sorveglianza: la società vigila per impedire che il prestigio derivato dal privilegio della parola si trasformi in Un potere separato e trascendente, in dominio”.     Insomma, dobbiamo sorvegliare e possiamo criticare costantemente chiunque si investa di un potere pubblico: amministratori, sindaci, politici, ministri, presidenti; e se si comportano male possiamo lanciargli invettive, pomodori, uova marce.   Ce lo spiega Pierre Clastres in “Anarchia selvaggia. Le società senza stato, senza fede, senza legge, senza re”, recensito qui da Alfabeta2. […]

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