Gian Piero Fiorillo

Da tempo il mandato sociale della psichiatria non è più separare i matti dai normali, ma al contrario creare aree controllate di sovrapposizione dove alla diagnosi psichiatrica, anche grave, non segua automaticamente l’apartheid ma un certo grado di inclusione, a volte definita terapeutica.

È ben vero che questo mandato è spesso solo una dichiarazione d’intenti, e che di fatto la psichiatria risponde ancora all’antica ingiunzione di depotenziare la follia e il disagio esistenziale, tuttavia la rappresentazione inclusiva è, con sfumature, motivazioni e mistificazioni diverse, quella oggi vincente (anche se bisogna tenere conto della svolta culturale determinata in particolare negli Stati Uniti dai recenti fatti di violenza gratuita).

Ma da più di un decennio è stato assegnato alla psichiatria un ruolo ben più ambizioso: partecipare all’avvento della nuova era del capitale trionfante, l’era della bio-produzione post-human, in bilico fra le peggiori utopie negative e la promessa di un potenziamento individuale illimitato. Il battage pubblicitario ha attraversato fasi diverse: dall’inno alla chimica della felicità fino ai gridolini di meraviglia per gli stimolatori elettrici sottocutanei, dalla stimolazione magnetica trans-cranica al più recente raggio laser che “spegne l’impulso” all’assunzione di cocaina.

È difficile stabilire a che punto siano veramente ricerca e sperimentazione: spesso gli annunci clamorosi servono solo a coprire i risultati più interessanti. E tuttavia un sano scetticismo è d’obbligo. Non esiste un raggio laser capace di spegnere un impulso, un pensiero delirante, un desiderio giudicato inopportuno. Questi non sono microrganismi o pezzi in più, non hanno consistenza fisica. Il raggio, pur miracoloso, può con maggior frutto essere indirizzato sulle cellule del sistema nervoso (sull’hardware, per così dire) o interferire con le dinamiche biochimiche. I risultati possono quindi venire corroborati da tecniche comportamentali e di persuasione.

Uno scenario simile apre enormi problemi etici, giuridici, scientifici, politici. Le promesse di interventi di precisione che distruggono ciò che è malato e lasciano integro ciò che è sano, e lo stesso abbagliante richiamo all’accelerazione delle performance cognitive o al superamento meccanico di blocchi emozionali, oltre ad essere molto ottimistici, riflettono un’ideologia della competitività estrema, di un mondo in cui solo l’Uomo-Bue adeguatamente rimodellato dalla biotecnologia, avrà spazio.

Non solo in fabbrica, in miniera o come spazzino di scorie nucleari, ma anche negli snodi del comando, presidiati da Hulk mentali refrattari allo stress emotivo. E perfino nei traffici basilari della vita comune avranno chance di riuscita solo i super-adatti, cioè i super-conformisti tecnicamente esenti da “errore”.

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2 Risposte a Il mondo nuovo

  1. ornella ha detto:

    Splendida riflessione, mi sarei fermata volentieri al primo pensiero della dichiarazione d’intenti della psichiatria “creare aree controllate di sovrapposizione….”, sarebbe molto più gratificante pensare ad una psichiatria “etica”, ma sarebbe come nascondere la testa nella sabbia per non vedere come stanno veramente le cose, non solo nella psichiatria ma nella società in genere.
    grazie

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