Michele Emmer

“Sorge nell'alta campagna un colle, sopra il quale sta la maggior parte della città; ma arrivano i suoi giri molto spazio fuor delle radici del monte, il quale è tanto, che la città fa due miglia di diametro e più, e viene ad essere sette miglia di circolo; ma, per la levatura, più abitazioni ha, che si fosse in piano… Nella sommità del monte vi è un gran piano ed un gran tempio in mezzo, di stupendo artifizio. Il tempio è tondo perfettamente, e non ha muraglia che lo circondi; ma sta situato sopra colonne grosse e belle assai… E questa è l’immagine fisica della città ideale. Che viene governata da un grande Sole, pieno di sapienza, perché: Più certi semo noi, che un tanto letterato sa governare, che voi che sublimate l'ignoranti, pensando che siano atti perché son nati signori, o eletti da fazione potente”.

È il dialogo tra Ospitalario, cavaliere dell’ordine di Malta, e il Genovese, nocchiero di Colombo. Quest’ultimo racconta di aver girato il mondo scoprendo nell’isola di Taprobana (Sumatra o forse Ceylon, odierna Sri Lanka), una città ideale per leggi e costumi. Da La città del Sole (1602) di Tommaso Campanella, opera scritta in carcere.

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E sanno di matematica e di geometria, come già aveva scritto Platone ne La Repubblica. “Chi dunque costringerai ad assumersi la guardia dello stato se non coloro che meglio conoscono quali sono i modi per la migliore amministrazione di uno stato, e che possono avere altri onori e una vita migliore di quella politica? Che dovranno studiare questa disciplina comune utile a tutte le arti e speculazioni e scienze… la scienza del numero e del calcolo e non solo, anche la disciplina che tende a costringere l’anima a volgersi verso il luogo dove ha sede la parte più felice dell’essere, per vedere se in qualche modo può farci scorgere più facilmente l’idea del bene: la geometria”.

La città ideale è stato da sempre uno dei grandi temi dell’umanità. Non solo dal punto di vista politico ma anche da quello architettonico. Non parlo in realtà di architettura, né voglio fare alcun riferimento alla situazione politica Italiana, che non fa certo venire in mente una città ideale da nessun punto di vista. Si tratta di un film, il primo film realizzato da Luigi Lo Cascio che ne è anche il protagonista, oltre che sceneggiatore con altri. Il protagonista, palermitano, ha scelto di vivere in una città ideale, Siena.

È pieno di manie, cerca di vivere senza inquinare, si lava solo con acqua piovana, vuole che tutti seguano delle rigide regole comportamentali, rispettino alla lettera le leggi. Èovviamente un solitario, isolato da tutti. Felice però di vivere nel luogo ideale, secondo regole che considera giuste.

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Al protagonista accade un evento del tutto casuale, che non val la pena di svelare. Un incidente, di cui non comprende bene la natura. E cerca quindi, trovandosi implicato in un avvenimento doloroso di cui non ha alcuna conoscenza, di comportarsi con razionalità, cercando di perseguire il bene comune, la verità. Solo che il suo modo di comportarsi risulta assurdo, incomprensibile, a chi della città ideale deve curare le leggi, e si ritrova sempre più imprigionato in una ragnatela da cui è impossibile uscire, dato che continua ad inseguire una utopica verità universale in una ancora più utopica città ideale. Ed è molto curioso che alcune scene siano state girate davanti alle sedi del Monte dei Paschi, al Palazzo di Giustizia, prima dello scoperchiarsi del marcio della città ideale. Quando la fantasia supera la realtà. E la soluzione non si otterrà, se mai la si otterrà, con le leggi e la razionalità, ma ritornando a Palermo, e rivolgendosi ad un avvocato di non specchiata moralità.

In un film del genere quello che conta è il clima, la suspence, il mutare anche fisico del personaggio man mano che la storia procede. E Lo Cascio se la cava bene, sia come autore e attore che come regista. Un thriller psicologico, con amare riflessioni sull’oggi, sulla inarrivabilità di una città ideale anche per chi cerca in tutti i modi di inseguirla. Un film pessimista, ma realistico, in cui la città ideale, Siena, si presta bene con le sue atmosfere rarefatte, la pioggia la nebbia, le luci a rendere le situazioni. Il regista ha la capacità di avventurarsi in una storia kafkiana senza appesantire troppo il tema.

La città ideale, regia di Luigi Lo Cascio, con Luigi Lo Cascio, Catrinel Marlon, Roberto Herlitzka, Alfonso Santagata, sceneggiatura di Luigi Lo Cascio, Massimo Gaudioso, Desideria Rayner, Virginia Borgi, Italia 2012.

 

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