Mario Gamba

«Sauvagerie totale, orizzonti dischiusi. Manualità fuori da ogni ordine precostituito. Musica come maniera di esistere accettando il disordine linguistico e il disorientamento esistenziale. Perturbati». Vale la pena riportare una piccola parte delle note che Stefano Scodanibbio ha scritto per accompagnare l’uscita nel 2011, un anno prima della morte (a soli 55 anni), del suo Ottetto per contrabbassi. Si capisce che gran tipo era questo compositore. Cultura, apertura mentale, raffinata spregiudicatezza nient’affatto comuni nell’ambiente musicale. Otto grandi corpi sonori animati dall’ensemble Ludus Gravis.

Belli gli strumentisti con le loro camicie rosse fiammanti sul palco del Teatro Lauro Rossi. Diretti da Tonino Battista, suonano questo lungo brano meraviglioso in chiusura della Rassegna di Nuova Musica di Macerata, 31ª edizione. Un «mistero» laico. Angoscia, tribalismo, sogno di altri mondi. Una pulsazione sotterranea che solo a tratti diventa esplicita ma che sorregge tutto il lavoro, un po’ come accade nel Sacre di Stravinskij.

Tanti suoni «stirati» e tanti suoni pizzicati in alternanza. Modifiche violente dei registri e dei canoni tradizionali degli strumenti, con corde bloccate per ottenere glissando scabri. L’incanto della perdizione estrema e la cordialità scapestrata di certo Scodanibbio jazzofilo. È una mirabile costruzione a incastri (la «specialità» di Scodanibbio) che esalta come parti differenti le parti mono-timbriche degli strumenti. Ci sono momenti rumoristici-percussivi delicati stralunati del gruppo unito, ci sono passaggi danzanti leggeri di alcuni in cui si inseriscono suoni persino lugubri di altri dell’ensemble. Brano «a nervi scoperti». Accolto con entusiasmo tipo loggione dal pubblico folto che ha seguito il festival in tutte e tre le serate. Festival interamente dedicato alle composizioni di Scodanibbio.

Ancora una volta il gioco degli incastri di frammenti sonori, delle linee melodiche che appaiono e scompaiono, che vengono accennate e integrate da altre linee in un disteso, limpido scorrere di sovrapposizioni discorsive. È ciò che si ammira e si gode all’ascolto di Vanishing Places per dodici archi, uno dei migliori lavori di riscrittura - ma è del tutto logico dire reinvenzione - di Scodanibbio. Su una serie di madrigali di Claudio Monteverdi. Risale al 2006-2007 ed è un ampliamento del quartetto per archi Mas lugares del 2003. Atmosfera di malinconia con questi timbri uniformi, con i lievi dialoghi, gli accenni di fugato, i motivi languidi che spuntano e si nascondono. I solisti dell’Orchestra Marchigiana diretti da Yoichi Sugiyama sono un po’ lontani mentalmente, non tecnicamente, da questo prodigio di attualità pensata a partire da un’antica civiltà musicale.

Volete di nuovo i timbri unici messi in gioco in un collettivo? Ecco Plaza per quattro trombe (2002), un motivo che entra in scena e ritorna più volte con un morbido scorrimento (lo stesso criterio con cui procede Geografia amorosa per contrabbasso e live electronics del 1994, interpretato grandiosamente da Giacomo Piermatti). Si pensa alla musica per ottoni di Giovanni Gabrieli e si pensa all’aura del primo atonalismo. In buona sintonia i quattro strumentisti dell’Orchestra Marchigiana, che suonano dai palchi dell’ultimo settore del teatro con Sugiyama solo al proscenio a dirigerli.

Ed ecco Lucida sidera (2004) per quartetto di sassofoni, stesso principio ideativo-compositivo ma meno abbandono. Impeccabili gli Alea, il cui leader è Gianpaolo Antongirolami. Ancora strumenti della stessa famiglia per il quartetto d’archi a cui sono affidate le Reinventions (questo il titolo del recentissimo cd Ecm, in originale non c’è un titolo complessivo), vale a dire riscritture di brani dall’Arte della fuga di Bach e di canzoni popolari spagnole e messicane, lavori scritti tra il 2004 e il 2009. Il quartetto Prometeo, gruppo in forte ascesa anche sul mercato internazionale, fa un figurone.

Anche un principe del flauto come Manuel Zurria e un principe della danza come Virgilio Sieni sono della partita. Insieme in Voyage resumed (2005) e Ritorno a Cartagena (2001), musiche di rigorosi struggimenti, e si assiste a una sbalorditiva invenzione di movimenti del corpo nello spazio, il corpo di Sieni, in celebrazione ed elusione nello stesso tempo dell’astratto e del realistico.

Zurria è solo nel semplice, commovente D’improvviso in una notte di maggio (1980), ritrovato e proposto per la prima volta in Italia da un festival di cui Scodanibbio è stato fondatore e a lungo direttore artistico. Sorprendente il brano per pianoforte solo che Fausto Bongelli, ottimo interprete di se stesso, ha ricavato da Labore navigacionis (2007-2011) per due pianoforti. Come una Sonata da primo ‘900 non radicale, ricco di classiche tempeste sonore, davvero fascinoso e convincente soltanto in certi passaggi di accordi spettrali che ci dicono: l’espressionismo è qui.

31ª Rassegna di Nuova Musica
Omaggio a Stefano Scodanibbio
15,16,17 aprile, 12 maggio 2013
Teatro Lauro Rossi, Macerata

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6 Risposte a Omaggio a Scodanibbio

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