Augusto Illuminati

L'happening teatrale che si è svolto itinerante fra il teatro Capranica e Montecitorio offre validi spunti di interesse, malgrado la prolissità dello svolgimento (ben tre giorni e non è finita) e la prestazione mediocre della maggior parte degli attori. Ottime invece le calcolate interferenze del pubblico e l'ingerenza degli operatori mediatici. Il carattere gratuito della manifestazione va a onore degli impresari, malgrado il susseguirsi dei colpi di scena e la crescente tensione, eccedente l'interesse della trama, potesse invogliare a biglietti e abbonamenti settimanali.

Deplorevole, invece, l'uso degli animali nei momenti più evocanti il mondo del circo. Lo smacchiamento del giaguaro ha causato un senso diffuso di pena, soprattutto per il suo esito parziale, disastroso sul piano estetico e forse doloroso per l'insofferente felino. Braccare e azzoppare il lupo marsicano significa accanirsi contro una specie protetta. Non ci soffermiamo sulla confezione della mortadella, cui concorrono, presumibilmente, quadrupedi di dubbia origine etnica e spesso provenienti da branchi dopati. La vendita della pelle dell'orso è stata pratica ricorrente e un po’ truffaldina di tutti i maneggi articolati nei tre giorni.

L’intero zoo sovrastato dal catoblepa di Fabrizio Barca, l'animale mitico i cui occhi non possono essere guardati, sotto pena di morte istantanea. L’happening ha avuto un tema fisso e tre scenari variabili. Il tema fisso era giocare a non vincere, sprecare le carte, puntare sulle occasioni sbagliate, bluffare a perdere. In altre parole evitare accuratamente di conseguire, sin dalla prima votazione per il Quirinale, una larga maggioranza a favore di un candidato quale Stefano Rodotà, che avrebbe, per di più, garantito l’incarico di Premier a Bersani o altro esponente del Pd con il concorso dei voti del M5S. Sarebbe stato perfino un Presidente largamente popolare e la stessa destra avrebbe avuto difficoltà a fare scandalo. Non digiuno di politica, un tempo perfino presidente del Pds. Tutti eccellenti motivi per scartare la soluzione, che rischiava di far vincere il Pd e magari anche di trarre l’Italia fuori dal marasma politico. Dio ne scampi.

Primo scenario: Bersani, dopo aver condotto la campagna elettorale promettendo un’alleanza a tutti i costi con Monti, visti i risultati proclama che lui con Berlusconi non si metterà mai, piuttosto va a pescare nel campo di Grillo. La battuta di pesca è trasmessa in streaming e va a puttane. Il governo (monocolore, minoritario e antiberlusconiano) di cambiamento regge virtualmente fino a mercoledì mattina. «Combatterò, procomberò sol io... Dove sono i tuoi figli? Odo suon d'armi. E di carri e di voci e di timballi», intesi forse come tortelli.

Secondo scenario, andato in scena al Capranica mercoledì notte. Tutto il rovescio del primo. Presentare una rosa di candidati decotti e impopolari e scegliere nel mazzo, presentandolo quale “sorpresa”, il più sbiadito di tutti, un superstite della Prima Repubblica, dall’eloquio improbabile e di totale verginità internazionale. E che, vogliamo fare concessioni alla globalizzazione? Avrebbe dovuto fare da ponte con Berlusconi, l’unico ad appoggiarlo fuori dal Pd (ma anche dentro il Pd, visti i risultati), per propiziare un governo delle larghe intese che avrebbe distrutto il Pd, sfasciato l’alleanza con Sel e impedito qualsiasi rapporto con M5S. Purtroppo lo scenario è stato recitato in modo maldestro la mattina dopo, quando dentro il bel recinto berniniano Marini non ha raccolto neppure tutti i voti del Pd, tanto meno quelli di Sel. Bersani, nel frattempo, si esibisce in un abbraccio ad Alfano. Fra lo sgomento generale.

Crisi di coscienza dopo i fischi degli spettatori e avvio di uno scenario di nuovo rovesciato: stavolta l’unità già compromessa di partito si fa su Prodi, acclamato all’unanimità, sperando che qualche soccorso arrivi dal M5S, che invece sempre più baldanzoso conferma Rodotà. Berlusconi è furioso e grida al tradimento, Bersani aveva già firmato l’accordo e ora se lo rimangia (temiamo che stavolta il menzognero Cav. abbia ragione). L’inciucio sembra sepolto, anche con il rischio di elezioni a luglio. Dalemiani e teodem remano contro e venerdì pomeriggio, alla fatidica quarta votazione a maggioranza assoluta, Prodi va sotto di 100 voti. È lo scrutinio segreto, ragazzi, vatti a fidare. L’happening ricomincia al Capranica venerdì notte, la notte dei lunghi coltelli. Sta a vedere che tornano in campo Amato e D’Alema, intanto le dimissioni a catena sono già cominciate...

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6 Risposte a La scena a Roma

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