G.B.Zorzoli

Truman: Chi sei tu?
Christof: Sono il creatore di uno show televisivo che da speranza, gioia ed esalta milioni di persone.
Truman: E io, chi sono?
Christof: Tu sei la star!
Truman: Non c’era niente di vero?
Christof: Tu eri vero! Per questo era cosi bello guardarti. Ascoltami Truman, là fuori non troverai più verità di quanta non ne esista nel mondo che ho creato per te: le stesse ipocrisie, gli stessi inganni; ma nel mio mondo tu non hai niente da temere. Io ti conosco meglio di te stesso.

Stavo rivedendo alcune delle sequenze di Truman Show che precedono quelle in cui Truman Burbank, un trentenne pieno di vita e sempre sorridente, scopre d'essere l'attore protagonista di uno spettacolo televisivo di successo. Con un centinaio di comparse al posto di Jim Carrey, invece dell’isolotto Seahaven, villa Valente col suo ristorante La Quiete, nomi altrettanto evocativi. In entrambi i casi col mare a fare da sfondo. Con uno share non meno alto: 25% di indice di gradimento fra gli elettori italiani per i protagonisti del programma in onda nei pressi di Fiumicino.

A completare l’analogia, alcune delle comparse incominciano a percepire segnali inequivocabili di artificialità nell’esperienza che stanno vivendo. Come in Truman Burbank, cresce in loro un senso di estraniazione, che rende irresistibile il desiderio di evadere da un contesto troppo costruito, troppo perfetto. Nel film questa pulsione, incompatibile con il programma televisivo, mette in difficoltà gli sceneggiatori, costringendoli a inventare nuove soluzioni per impedire a Truman di allontanarsi da Seahaven. Nella realtà dei nostri giorni si saltano queste fasi intermedie. Si arriva immediatamente alla minaccia finale: sarai espulso da un mondo in cui non hai niente da temere, comunque migliore di quello che troverai là fuori.

Il tragico è che, oggigiorno, là fuori le cose vanno proprio così. A Civitanova Marche Romeo Dionisi e Annamaria Sopranzi si tolgono la vita perché non ce la fanno più a tirare avanti.
Lei ha una pensione da fame, lui è un esodato, quindi senza più lavoro e privo della pensione, a cui avrebbe diritto. Disperato, il fratello della donna si uccide pure lui. Durante i funerali, le telecamere registrano l’indignazione della gente al passaggio delle tre bare, la contestazione dei (pochi) politici presenti, le invettive ripetute non da giovani arrabbiati, ma da uomini maturi e anziane donne in lacrime: «Questo è un omicidio di Stato».
Stacco del telegiornale su Palazzo Chigi, dove in contemporanea il ministro Grilli, nel commentare il decreto legge che sblocca 40 miliardi destinati alle imprese creditrici della pubblica amministrazione, per illustrarne i limiti posti da Bruxelles, impassibile cita proprio gli esodati: loro, un provvedimento analogo se lo scordino (la banalità del male è più viva che mai).

In effetti, passare da Grillo a Grilli non è prospettiva allettante, di fronte a una simile opzione si rischia la fine dell’asino di Buridano. Quanto agli altri attori della scena politica, si comportano come se fossero affetti da schizofrenia politica e forse lo sono davvero. D’altronde, se l’offerta è quella che è, la domanda, anche da parte di quella che un tempo era definita “opinione pubblica qualificata”, non appare più convincente. Lo testimoniano i goffi tentativi di far indossare ai grillini le brache dei propri schemi ideologici o, sulla banda opposta, di demonizzarli con forzate assimilazioni a esperienze autoritarie pregresse. In entrambi i casi, back to the past.

Quanto ci metteremo per renderci conto che il ruolo egemonico della finanza globalizzata sta virtualizzando a sua immagine e somiglianza la nostra quotidiana esistenza, trasformandoci in esseri sociali con una coscienza del nostro essere altrettanto virtuale? Per bloccare la deriva, dovremmo ribellarci ai nostri Christof, i quali, però, più dell’immaginario regista soddisfano la locuzione “nomen omen”. Sono in cielo, in terra e in ogni luogo, che, apparentemente, non li limitano in alcun modo. Ragion per cui non è facile individuare bersagli che non siano anche loro virtuali.

D’altronde, l’alternativa a un impegno che rasenta la mission impossibile, è continuare a vivere nel nostro collettivo Truman Show, sfortunatamente ben lontano dal mondo levigato, sereno, a modo suo gratificante, in cui è rinchiuso il protagonista del film.

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4 Risposte a Politica e schizofrenia

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