Virginia Negro

Nel 2008 un semisconosciuto Barack Obama riuscì con un budget limitato a mettere ko le macchine da guerra dello staff Clinton
e McCain. Internet si rivelò un’arma fondamentale non solo per intercettare sostenitori ma anche nell’incoraggiarli a partecipare al foundraising della campagna elettorale. L’attuale presidente Usa raccolse 500 milioni di dollari online grazie a piccole offerte: una cifra che stravolse completamente le sorti delle presidenziali americane. Ma non c’è bisogno di attraversare l’oceano: qui da noi Beppe Grillo ha fondato un movimento e riempito le piazze grazie, prima di tutto, al web.

La politica ma non solo. Anche illustri istituzioni come Il Musée du Louvre ricorrono al mondo virtuale e alle sue potenzialità economiche: l’ente parigino qualche anno fa riuscì a comprare Le tre grazie di Cranach da un collezionista con l’iniziativa Tous Mecenes (Tutti mecenati) che prevedeva donazioni di privati su Internet.

Questo paradigma si chiama crowdfunding, e vede nella potenza sociale della rete un innovativo modello commerciale. Il primo ad elaborare l’equazione pals, ovvero amici,
e capitale fu un informatico italiano, Alberto Falossi, creando Kapipal: una piattaforma dove far confluire il tam-tam dei social network con progetti in cerca di finanziatori.
Nel fenomeno crowdfunding degli sconosciuti naviganti del web investono in un’idea proposta da un altro utente, il cui fine può essere personale o meno, dall’aprire un ristorante,
al cambiare sesso (è successo a Boston), al sostenere una ricerca scientifica. È la colletta dell’era digitale.

La piattaforma Goteo, tradotto “goccia”, nata in Spagna ma già aperta all’Europa (a breve la versione tedesca), complica l’algoritmo, incorporando il sociale come valore aggiunto. Difatti Goteo propone progetti che abbiano un ritorno collettivo, che generino cultura, innovazione, educazione, dando nuova linfa alle risorse comuni. E perché l’operazione sia coerente lo stesso Goteo è “comune”, suscettibile di libero accesso e di ri-appropriazione da parte di qualunque utente: ovvero open source, codice aperto. Una libertà ricorsiva che la piattaforma garantisce attraverso la licenza Creative Commons, che permette la condivisione di informazioni, conoscenze, processi e risultati: chiunque, volendo, può intervenire, modificare o riprodurre i contenuti digitali.

Un progetto aperto già nel suo Dna, di paternità attribuibile ai due ingegneri informatici iberici Oliver Schulbaum e Anto Recio, Goteo rappresenta un’alternativa ai finanziamenti pubblici. Un esempio è la messa in marcia dell’iniziativa di giornalismo partecipativo tuderechoasaber, una pagina web che offre tutte le informazioni sulle istituzioni pubbliche in Spagna. Nel sito si pubblicano conti, bilanci e organigramma, ma è anche un luogo dove gli utenti possono richiedere informazioni: un team di giornalisti cercherà di dare una risposta.

I risultati di Goteo dalla sua nascita nel 2010 sono molteplici: decine di migliaia di utenti registrati, centinaia di progetti portati a termine raccogliendo migliaia di euro. Per evitare il rischio di deresponsabilizzare le istituzioni pubbliche, alle quali dobbiamo continuare ad esigere presenza ed efficacia, Goteo ha creato accordi con alcuni enti statali, che sono diventati finanziatori ricorrenti. La forza della collettività insieme all’appoggio istituzionale sembrano essere ingredienti vincenti: ogni giorno cresce il numero delle idee che vengono microfinanziate.

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5 Risposte a Crowdfunding

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