Nicolas Martino

Diciamolo subito: l'Italian Theory non esiste. O meglio esiste, ma solo in quanto dispositivo che neutralizza la differenza italiana,
la teoria della differenza creativa come affermazione costituente. Vediamo meglio.

Al di là del Gramsci globale, riferimento imprescindibile dei post-colonial e subaltern studies, una prima introduzione del pensiero italiano nelle accademie d'oltreoceano si deve all'antologia di Hardt-Virno, Radical Thought in Italy (1996), con l'importante anticipazione dell'antologia di Lotringer-Marazzi, Autonomia (1980). Negli anni Ottanta e Novanta si sono tradotti anche testi del postmoderno made in Italy, (Recordings Metaphysics,1988) e quindi negli anni 2.0 si sono moltiplicati i convegni internazionali e le pubblicazioni sul pensiero italiano.

Dopo la French Theory elaborata nei dipartimenti USA di letterature comparate (il poststrutturalismo - soprattutto Foucault e Derrida ma senza trascurare Baudrillard - shakerato con la destruktion del mago di Messkirch), ecco quindi che il mercato culturale globale propone una nuova luccicanza, quella dell'Italian Theory. E così come il paradigma della French Theory neutralizzava assorbendolo il poststrutturalismo, così quello dell'Italian Theory assorbe e neutralizza la differenza italiana. Quale differenza?

Il movimento inaugurale di questa differenza è quello di Della Volpe che, anticipando Althusser, rompe la linea De Sanctis-Gramsci-Togliatti, proponendo una lettura antihegeliana di Marx e sviluppando il marxismo come scienza sperimentale in linea con la tradizione galileiana.Tronti coglie subito la rottura e trasforma il galileismo morale di Della Volpe in rivoluzione copernicana, ovvero capovolgimento del rapporto tra capitale e lavoro: è il capitale che è costretto a rispondere alle lotte operaie, il principio (e in principio) è la lotta di classe. Estraneità e separatezza: la conoscenza è legata alla lotta. Conosce veramente chi veramente odia (Operai e capitale,1966).

Nel passaggio dal fordismo al post-fordismo Tronti vede la fine della grande politica, un definitivo e malinconico tramonto, Negri invece delinea in positivo l'emergere di un nuovo soggetto antagonista oltre la fabbrica, nella metropoli, l'operaio sociale. È qui uno snodo fondamentale: nella seconda metà degli anni Settanta da un lato stanno l'autonomia del politico e il pensiero negativo che svilupperanno un pensiero tragico sempre più apocalittico, dalla finis Austriae all'angelologia adelphiana (molto rumore per nulla).

Dall'altro il postmoderno italiano che traduce in canzone da organetto il poststrutturalismo francese insieme all'ermeneutica gadameriana (l'essere che può essere compreso è linguaggio), e rovescia il '77 ottenendo un pensiero debole, raffinata ideologia della controrivoluzione neoliberista degli anni Ottanta. Da un'altra parte ancora però, quella della differenza, stanno il pensiero femminista e un pensiero materialista capace di vedere chiaramente che dove il pericolo è più grande - nel farsi mondo del capitale e nel compimento del processo di colonizzazione per cui non c'è più un fuori - lì è anche ciò che salva.

Non è tutto qui ovviamente, il pensiero italiano è anche altro e di tutto questo il libro di Gentili rende conto con rigore scientifico e lucidità. Forse però, è il rilievo critico, l'affondo non è deciso quando si tratta di distinguere tra differenza italiana e Italian Theory.
Perché quest'ultima è in sostanza una filosofia liberale di sinistra, la differenza italiana invece è, lo dicevamo all'inizio, differenza creativa e costituente, aperta su l'a-venire.
Davvero, per parafrasare Marx, la differenza armata è l'unico ostacolo serio sulla via del complotto controrivoluzionario.

Dario Gentili
Italian Theory. Dall'operaismo alla biopolitica
Il Mulino, 2012, 246 pp.
€ 20.00

Dal numero 28 di alfabeta2, dal 9 aprile nelle edicole, in libreria e in versione digitale

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14 Risposte a Italian Theory

  1. Carlo A Borghi ha detto:

    Caro Nic bel pezzo incalzante e maieutico. Bisognerebbe farne volantini e farli piovere in testa ai 5 Stelle, con un volo alla D’Annunzio. Cari saluti

  2. andreina de tomassi ha detto:

    Ecco come scrivere una recensione talmente criptica e concentrata da farti desistere dal leggere il libro in questione. Eppure si conosce Tronti, e si legge con immenso piacere, e altri filosofi e storici e linguisti, diciamo che non si è proprio digiuni…ma un sadismo critico così (contro il lettore) è raro incontrare…PECCATO!

  3. mauro sbordoni ha detto:

    Molto interessante. Stimola alla lettura.

  4. mv ha detto:

    Negli States si scrivono un sacco di stupidaggini, ma questo pezzo stands out. Cos’è? Recensione? Gonzo idiocy? Stare sul pezzo altrimenti si pensa che “non so cosa succede in Italia”? Per non parlare della squinternata grammatica:
    1) ‘Diciamolo subito: l’Italian Theory non esiste. O meglio esiste, ma solo in quanto dispositivo che neutralizza la differenza italiana,
    la teoria della differenza creativa come affermazione costituente. Vediamo meglio.’ Eh, magari lo dicessimo meglio.
    2) ‘Dopo la French Theory elaborata nei dipartimenti USA di letterature comparate’: ma anche no. Magari nei dipartimenti di ‘Inglese’ (Department of English, in cui ci sta tutto e il proprio contrario). 3) ‘Forse però, è il rilievo critico, l’affondo non è deciso quando si tratta di distinguere tra differenza italiana e Italian Theory. Perché quest’ultima è in sostanza una filosofia liberale di sinistra, la differenza italiana invece è, lo dicevamo all’inizio, differenza creativa e costituente, aperta su l’a-venire”!!! Nemmeno i miei studenti peggiori scombiccherano in questa orripilante maniera la povera lingua italiana.
    4) ‘Quale differenza?’ Mah! Quella che farebbe l’introduzione di un verbo qualsiasi? Di una frase di senso compiuto? Santa pazienza.

  5. jacopo galimberti ha detto:

    Ho capito e apprezzato fino all’ultimo paragrafo che mi sembra abbastanza criptico. Su amazon il libro sembra non si possa ancora acquistare…

  6. lorenzo carlucci ha detto:

    ho letto il libro da poco e trovo il pezzo qui sopra intellettualmente disonesto. se si tratta di una recensione non mi è mai capitato di leggere una recensione in cui il recensore non fa altro che presentare un riassunto del libro – con tono ironico e liquidatorio che investe tutto l’argomento del volume, ossia la Italian Theory, “perché quest’ultima è in sostanza una filosofia liberale di sinistra” – dando ad intendere – ma assolutamente senza dimostrarlo – di conoscere alla perfezione tutti gli argomenti trattati (naturalmente prima di aver letto il libro). l’unico contributo originale sembra essere il “rilievo critico” finale, che a me più che “criptico” appare insopportabilmente fideistico e ammiccante, oltre che inneggiante alla lotta armata. trovo anche sgradevole il tono “patronizing” con cui, in una recensione denigratoria e liquidatoria, si riconoscono il “rigore scientifico” e la “lucidità” dell’autore.

    saluti
    lorenzo carlucci

    • nicolas martino ha detto:

      tono ironico e liquidatorio? recensione denigratoria? inneggiamento alla lotta armata??? ma quante sciocchezze tutte insieme, a volte sarebbe meglio tacere.

  7. lorenzo carlucci ha detto:

    a nicolas martino, che mi scrive: “tono ironico e liquidatorio? recensione denigratoria? inneggiamento alla lotta armata??? ma quante sciocchezze tutte insieme, a volte sarebbe meglio tacere.”

    concordo. provo a giustificare.

    esempi di tono ironico, liquidatorio, denigratorio:

    “Diciamolo subito: l’Italian Theory non esiste. O meglio esiste, ma solo in quanto dispositivo che neutralizza la differenza italiana”,

    “ecco quindi che il mercato culturale globale propone una nuova luccicanza, quella dell’Italian Theory”

    “un pensiero tragico sempre più apocalittico, dalla finis Austriae all’angelologia adelphiana (molto rumore per nulla).”

    “il postmoderno italiano che traduce in canzone da organetto il poststrutturalismo francese insieme all’ermeneutica gadameriana ”

    “così come il paradigma della French Theory neutralizzava assorbendolo il poststrutturalismo, così quello dell’Italian Theory assorbe e neutralizza la differenza italiana”

    inneggiamento – o meglio, mi correggo, ammiccamento – alla (cultura della) lotta armata:

    “Davvero, per parafrasare Marx, la differenza armata è l’unico ostacolo serio sulla via del complotto controrivoluzionario.”

    saluti,
    lorenzo carlucci

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