Giorgio Mascitelli

Non mi sembra che il modo in cui l’apparato mediatico sta trattando gli eletti del Movimento Cinque Stelle sia particolarmente utile per la società. Questa spasmodica ricerca di coglierli in castagna per delle inezie, da una laurea annunciata prima di essere stata effettivamente ottenuta al fatto che i neodeputati nonostante le loro rinunce incasseranno uno stipendio comunque alto rispetto alla media nazionale, diventa ridicola, se si pensa ai ben più gravi addebiti mossi a numerosi esponenti degli altri partiti.

Inoltre ha anche un aspetto autolesionistico perché evidenzia che la scelta di Grillo di non parlare con i giornalisti italiani è una banale precauzione anziché un segno di arroganza o totalitarismo. Ma questi infondo sono aspetti che riguardano gli strateghi dello spettacolo, quello che è più grave è che questo fare le pulci produce effetti di imbarbarimento.

Infatti in un paese come l’Italia, che ha, per usare un eufemismo, qualche problema di ethos pubblico, trattare nello stesso modo mediaticamente, che vuol dire dedicargli lo stesso spazio, chi è responsabile o è sospettato di gravi malversazioni e chi ha commesso qualche incongruenza perlopiù trascurabile, significa mandare il messaggio che tutti sono uguali, che è precisamente il brodo di cultura sia della mentalità affaristico-criminale sia di quella qualunquista. Eppure questo accanimento giornalistico denota anche che gli esponenti del M5S possono essere particolarmente vulnerabili sul piano dei comportamenti personali perché la loro integrità è uno dei motivi principali del loro successo. In altri termini il successo del M5S ha qualche cosa a che fare con la figura della parresia, cioè con il dire la verità anche attraverso le proprie scelte di vita.

Solo un singolare cocktail di una società radicalmente depoliticizzata, di un ceto politico totalmente screditato e di un potere effettivo nelle mani di èlite tecnocratiche non responsabili di fronte a nessuno, poteva determinare le condizioni per un ritorno nell’ambito politico di questa figura, che ormai nella società moderna e postmoderna era confinata in altri ambiti. Alla base di questo processo c’è probabilmente la stessa prassi della politica come pura amministrazione, in Italia aggravata dall’incapacità di amministrare, e come rimozione dei conflitti, che è sostenibile solo nelle fasi di benessere economico diffuso.

Che il M5S abbia avuto origine almeno in parte nella riproposizione del tema del dire la verità è anche dimostrato dal fatto che esso si è concepito postmodernamente non come un movimento per prendere il potere, ma per controllare chi lo detiene, anche se il ruolo a cui è stato chiamato dalle elezioni è oggettivamente diverso da quello che si aspettavano i suoi fondatori. Il che pone i Cinque Stelle non solo di fronte al problema del governo (alludo non a quello di Bersani quanto alla prospettiva di governare), ma anche a quello di una verità, più moderna e più precaria di quella del parresiaste, collettiva, sociale, insomma una verità storico-politica.

Infatti non va dimenticato che chi ha il coraggio di dire la verità parla per sé nella polis antica, così come è individuale la verità detta, non sa e non può sapere nulla di questa verità che trascende l’individuo e che talvolta riserva scherzi fastidiosi alle coscienze individuali. Da come il M5S si rapporterà a questa seconda verità collettiva emergerà la sua natura regressiva o meno, anche se, mentre gli apparati finanziari internazionali scaricano la loro crisi sulle democrazie, c’è poco da essere ottimisti sulle possibilità progressive di chiunque.

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10 Risposte a Neoparresia

  1. Carlo ha detto:

    “Infatti non va dimenticato che chi ha il coraggio di dire la verità parla per sé nella polis antica, così come è individuale la verità detta, non sa e non può sapere nulla di questa verità che trascende l’individuo “…errore digitale o sintassi traballante? Il concetto non è chiaro, ad ogni modo..

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