Carlo Antonio Borghi

Hammer and Sickle, Martello e Falce, così Andy Warhol aveva intitolato il suo ritratto della classica Falce e Martello. Per lui veniva prima il Martello e poi la Falce, almeno nel titolo che in lingua inglese suonava meglio di Sickle and Hammer. In ogni caso, invertendo l’ordine dei fattori e dei lavoratori, il risultato non cambiava. Tutto il comunismo novecentesco racchiuso in una imago del mondo comunista. Andy, Drella per gli amici della Factory, aveva accolto l’icona comunista internazionalista nel suo repertorio pop mentre si trovava a Roma nel 1972. Quel primo esemplare diventò la matrice di una serie di Martelli e Falci, realizzate tra il 1972 e il 1976 e poi esposte alla Galleria Leo Castelli di New York nel 1977.

In quel tempo, dentro le urne italiane aperte piovevano valanghe di schede con croce apposta su quel simbolone iperrealista. Una sottile linea rossa separava il P.C.I. dalla D.C. che, di lì a poco, si sarebbe ritrovata con Aldo Moro stretto nella morsa terrorista e riconsegnato morto alla partitocrazia italiana. Per Warhol il martello dei carpentieri e la falce contadina erano una Natura Morta Politica. Non trascurò di mettere in risalto il nome della fabbrica produttrice di tali ferramenta. Le raffigurò con una tecnica che avrebbe evitato lo sbiadimento e la scoloritura. Intanto e invece, nella realtà della politica attiva, quel marchio di fabbrica ruralista e operaista cominciava a sfocare e sfumare.

Warhol-Falce e Martello

Nel giro di pochi lustri querce e ulivi avrebbero preso il suo posto. A cancellarla definitivamente ci avrebbe pensato il capitalismo finanziario neoliberista. Drella morì due anni prima della caduta del muro di Berlino. La più bella e squillante delle Falci con Martello di Drella Warhol si trova al Moma: 1976 - vernice di polimeri sintetici e inchiostro serigrafico su tela 182,9X218,4 cm. La primigenia della serie si trova alla GNAM di Roma. Visitare per credere con matitona copiativa alla mano per tracciare una bella croce sopra l’opera, dopo aver umettato con la propria saliva la punta ben temperata. Ci fosse bisogno di una colonna sonora, si può buttare sul piatto Songs for Drella di Lou Reed e John Cale.

Alla stessa GNAM dal 19 febbraio è aperta la mostra Il fascino discreto dell’oggetto, composta da 150 nature morte non politiche scelte tra le 300 nature morte italiane di proprietà della Galleria e datate tra il 1910 e il 1950. Dipinti, disegni e stampe di artisti molto noti come De Chirico e De Pisis, Morandi e Manzù, Carrà e Pirandello ma anche opere di artisti e artiste fino ad ora ignorati e ignorate. Gli oggetti delle nature morte emanano un fascino discreto quanto quello emanato dalla borghesia ritratta da Luis Buñuel. L’esposizione chiuderà il 2 giugno prossimo, quando chissà quale governo ci toccherà sopportare o se dovremo tornare in cabina elettorale.

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2 Risposte a Natura Morta Politica

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