Paolo Carradori

È forte il condizionamento ambientale nello Spazio Performatico ed Espositivo dello Scompiglio. L’evento musicale risente del “fuori”, della forza della natura che circonda la struttura sulla collina lucchese. Non solo. Si riflette anche su chi possa aver solo pensato, progettato, su un pezzo di terra e foresta abbandonato, completamente ricoperto di rovi, uno straordinario recupero di aree agricole nel rispetto della sostenibilità ambientale e funzionali interventi di carattere (bio)architettonico, legandoli ad una vivace, multidirezionale programmazione contemporanea. Non è poco di questi tempi coniugare attività agricole, boschive e culturali, ripristinare un dialogo tra l’uomo e la terra. Dimostrare, scompigliando natura e arti, che Cultura è più di un qualcosa di collaterale, edonistico, sono i gesti, le azioni, i pensieri della vita quotidiana.

Alla presentazione pomeridiana del concerto, nel piccolo gioiello della Cappella dello Scompiglio dove si ammirano affreschi del ‘600 e si cammina sul pavimento trasparente opera di Alfredo Pirri, sia Tonino Battista che Francesco Giomi, coordinati da Antonio Caggiano, sintetizzano con esemplare chiarezza la ricchezza delle fonti di approfondimento di Berio compositore: il popolare, le nuove tecnologie, il mito del suono, la stratificazione degli elementi sonori, l’ascolto analitico, le contraddizioni delle notazioni, le potenzialità della voce.

La sera, nel teatro dello Spe, il piatto forte di un evento che sottotitola l’ancestrale nel contemporaneo non possono che essere i Folk Songs. Scritti per Cathy Berberian, tra il ’47 e il ’64, risultano spiazzanti perché in realtà non tutte sono vere tracce popolari, comunque c’è la mano, l’arrangiamento, le armonizzazioni, le riconoscibili vesti strumentali di Berio. Come interprete non potevamo chiedere di più: Cristina Zavalloni. Sta di fatto però che i problemi di acustica, già evidenti con i brani strumentali precedenti, si accentuano.

La voce del soprano non si libera, rimane intrappolata, armonici, sfumature e dinamiche oscurate, non rende la ricchezza degli undici mondi sonori. Se mettiamo in conto poi una certa distanza tra l’ensemble e la cantante, il set rimane anonimo, freddino. La Zavalloni si sposta sul palco, cerca spazi comunicativi migliori, perde concentrazione. Si intravede appena la dolce eleganza di I wonder as I wander come gli slanci ritmici del canto armeno Loosin yelav. Le sporche tinte popolari di A la femminisca sono edulcorate, la magia del brevissimo Malurous qu’o uno fenno svolazza via.

Naturale (1985-86) disegna per la viola una ricca trama che da accenni lirici, romantico-popolari scaturisce in una vera e propria deflagrazione dello strumento, tutto rischia però di rimanere nelle intenzioni. Le percussioni agiscono in sottofondo mentre la voce registrata – lamentazioni della tradizione siciliana – appare, scompare e riappare in una logica fin troppo meccanico didattica. Sequenza II (1963) per arpa sola dichiara l’attrazione di Berio per il virtuosismo strumentale.

Lo spiazzamento dell’ascolto, legato alla scommessa di un possibile superamento delle limitate peculiarità timbriche dello strumento, si riduce a un espressionismo appena increspato. La scelta di inserire nel programma una composizione visiva dell’olandese JacobTV ci ricorda Berio sperimentatore, tra i primi a maneggiare suoni sintetici, ma stride con l’ancestrale. Grab it! (1999), con poca originalità, si avvale di un montaggio video aggressivo, ripetitivo, racconta storie urbane, dinamiche sociali. Le parole del testo dal taglio rap, si deformano, esplodono sulle immagini mentre il clarinetto basso zigzaga in un free controllato.

Alla Tenuta dello Scompiglio si è consumato l’ennesimo omaggio a Luciano Berio che non ci aiuta a capire quale sia, nell’ intrigo di fascinazioni e interferenze delle sue opere, il fulcro vitale di quella spinta creativa che lo ha visto elaborare progetti linguistici, entrare come pochi nella materia stessa della musica. Chi interpreta Berio assicurandoci non ci da certo una mano. Solo con un approccio profondo e radicale potremo godere pienamente della bellezza sovversiva dei suoi suoni, delle sue contraddizioni.

Folk Songs, l’ancestrale nel contemporaneo
Omaggio a Luciano Berio in occasione del decennale della morte, a cura di Antonio Caggiano
Cristina Zavalloni, voce PMCE - Parco della Musica Contemporanea Ensemble,  Roma direttore Tonino Battista
sabato 16 marzo 2013
Associazione Culturale Dello Scompiglio
via di Vorno 67, Capannori (Lucca)

Share →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!

Archivi