Alberto Leiss

Massimo Recalcati ha interpretato la crisi della sinistra come frutto dell’incapacità di gestire un tipico conflitto edipico. I “padri” (Bersani, D’Alema ecc.) non hanno saputo vedere l’esigenza di un passaggio simbolico del testimone ai figli (Renzi). E d’altra parte anche i figli, imbracciando la bandiera della “rottamazione”, hanno irrigidito il conflitto negando ogni riconoscimento. Così lo scontro simbolico si imbarbarisce e, come si è visto, non produce nulla di buono.

Ma anche spostando lo sguardo sugli altri attori della politica, le cose non vanno molto meglio. Berlusconi è un “padre Duce”, senza discendenza e politicamente sterile. E Grillo si presenta come un “padre-ragazzo”, che si maschera da adolescente e parla il linguaggio semplificato degli insulti. Starebbe ai suoi giovani figli il compito di “farlo ragionare” per il bene della democrazia…

Recalcati sembra non vedere che il vero limite di tutte queste situazioni descritte è l’esclusivo protagonismo di figure maschili. Penso che siamo nel tempo in cui l’autorevolezza della politica, come qualunque altro “potere” che ha bisogno di credibilità, può costituirsi solo riconoscendo pienamente il ruolo delle donne, delle madri e delle figlie. Il diaframma tra pubblico e privato, personale e politico, oikos e polis, è caduto irreversibilmente.

Le clamorose dimissioni del Papa hanno alzato il velo anche su questa realtà. Ma la Chiesa cattolica ha il pregio di rendere esplicito il valore fondante per il potere di un “separatismo” maschile che è stato finora praticato, anche se in forme meno consapevoli e meno liturgicamente appariscenti, in tutti i luoghi in cui il potere si esercita: partiti e istituzioni, accademie, giornali e tv, eserciti, industrie e banche.

Un potere che però sembra fallire clamorosamente. Una parte del femminismo italiano ha teorizzato da tempo la “fine del patriarcato”, di cui vedremmo qui i sintomi. Una traduzione mediatica un po’ banale è la ricorrente “crisi del maschio”. Maschi accecati dal rancore che diventano violenti. Maschi attanagliati dalla paura che fuggono dalle proprie responsabilità, mentono su se stessi, restano adolescenti insicuri. Un dato comune di fragilità e di incapacità al cambiamento di sé che descrive una nuova “questione maschile”. Ma è proprio vero che il destino di noi uomini sia oggi condannato all’arroganza fallimentare del potere, o all’insignificanza di un ripiegamento malinconico?

In realtà da anni esiste anche in Italia una rete di gruppi di uomini e di singoli che hanno sviluppato una riflessione critica sui modelli maschili dominanti. “Abbiamo iniziato - dice un testo che con gli amici di Maschileplurale abbiamo messo al centro di un incontro pubblico e di una discussione in rete - prendendo la parola, come uomini, contro la violenza maschile sulle donne. Ma la violenza è parte di un universo culturale condiviso non solo dai violenti: per contrastarla è necessario mettere in discussione il nostro immaginario, la nostra idea delle relazioni tra i sessi, le nostre aspettative e proiezioni nei rapporti con le donne e con gli altri uomini. Oggi sentiamo la necessità di andare oltre la denuncia della violenza e delle sue radici e costruire un percorso in grado di dare voce al desiderio di cambiamento di noi uomini”.

Nessun equivoco edificante: uomini buoni contro uomini cattivi. Ma ricerca e verifica di un mutamento possibile. Di un desiderio che si esprime anche nella voglia di molti giovani maschi di un modo nuovo di essere padri, di impegnarsi nei lavori di cura che vengono finalmente riconosciuti come essenziali per lo stare al mondo, al di là dei ruoli stereotipati di genere. Non è cresciuta ancora una corrispondente capacità di esprimere queste novità come fatto collettivo, pubblico, di farne un conflitto leggibile con l’esistente. Di tradurlo, in definitiva, in un fatto politico. Capace di cambiare davvero lo stato presente delle cose.

Mio fratello è figlio unico - Cosa cambia se cambiano i desideri degli uomini?
Con questo titolo noi di Maschile Plurale proponiamo un incontro pubblico tra uomini e donne a Roma, il 16 e 17 marzo prossimi.
Vorremmo aprire una discussione sul mutamento delle relazioni tra i sessi e sul rapporto tra questo mutamento e ciò che intendiamo per politica.

Sabato 16 marzo 10-13,30 – 15-19 _Domenica 17 marzo 10-13,30.
Nei locali dello SCUP (via Nola 5) Roma - S.Giovanni

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Una Risposta a Maschile plurale

  1. JUANJO COMPAIRÉ ha detto:

    Siamo d’accordo, Alberto. E vorrei aggiungere come sintomi e anche manifestazioni della crisi della mascolinità la perdita di fiducia nelle istituzioni finanziarie (che sono il vero potere). Chi pensa oggi a l'”oggettività” o “scientificità” del discurso economico?
    Un’altra cosa, la proliferazione (epidemia) del sesso remoto (pornografia) e la prostituzione, la proliferazione di cliniche per l’impotenza e la disfunzione erettile non mostrano l’incapacità degli uomini di relazionarsi con la libertà (anche sessuale) femminile?

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