Antonello Tolve

Quale educazione per Marte? Quale istruzione per il prossimo futuro? E quale strumento pedagogico utilizzare per appassionare daccapo lo studente ai grandi temi dell'arte e della vita quotidiana?

A questi quesiti di non facile decifrazione Valerio Rocco Orlando (Milano, 1978) ha risposto con un progetto dolce, con un programma educativo che lascia sperare e che apre una riflessione sui nuovi strumenti della pedagogia e della didattica dell'arte che, al tempo d'oggi, si trovano in un'eclissi che inquieta. Partendo da un esercizio dinamico teso a rivalutare il rapporto con l'altro, l'artista ha avviato, difatti, una serie di laboratori didattici che, se da una parte rappresentano un esercizio estetico, dall'altra si pongono come luoghi attraverso i quali ricucire un rapporto con la realtà per ritrovare una coscienza utile ad interagire con i problemi del mondo. Attraverso un rapporto di reciprocità e di convivenza, il processo educativo svolto dall'artista nasce dal contatto con il mondo delle cose, dall'acquisizione (e dalla comunione) delle esperienze, dall'incontro con singole persone, dalla partecipazione attiva al gruppo di lavoro.

«Il ciclo Quale Educazione per Marte?», suggerisce in un testo significativo, «è il tentativo di sperimentare oggi un modello alternativo di trasmissione di conoscenza e di relazioni all'interno della scuola». Si tratta di una proposta – di un programma estetico – che «indaga il sistema scolastico contemporaneo attraverso le relazioni tra studenti e insegnanti in scuole diverse per struttura e tradizione».

Nato da una serie di laboratori tenuti a Roma nel 2011 (in collaborazione con Nomas Foundation ed Esterno22), il progetto messo in campo da Orlando focalizza «l'attenzione sui concetti di comunità, consapevolezza, dialogo e scambio». La curiosità, l'interesse, l'incontro, gli esercizi di osservazione diventano, allora, strumenti primari per costruire riflessioni plurali (importante è anche il recente progetto, The Reverse Grand Tour, presentato alla GNAM di Roma – fino al 28 aprile 2013), per ristrutturare le conoscenze, per provocare stimoli mediante «interviste e conversazioni tra» artista e «studenti che provano a immaginare», loro stessi, «una scuola migliore».

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Quale educazione per Marte? (Nomas Foundation, 2011)

Valerio Rocco Orlando propone, in questo modo, un metodo soffice attraverso il quale, se in un primo momento crea indispensabili rapporti di fiducia con gli studenti dell'istituzione presso la quale è invitato a svolgere il proprio workshop, dall'altra costruisce un percorso estetico che, sul filo della partecipazione e della coesistenza – Coexistence è, non a caso, il titolo di una sua personale del 2010 che evidenzia una vicinanza al pensiero di Nancy –, elabora un discorso in cui individuale e plurale compartecipano alla stesura di un progetto comune. Di un lavoro che, soltanto successivamente, «attraverso l'editing video dei dialoghi e delle interviste» raccolte durante i giorni trascorsi a stretto contatto con gli studenti, diventa opera.

I suoi laboratori sono, prima di tutto, pianificazione dell'ambiente (che si pone come un campo di tensione relazionale) e, via via, organizzazione di avvicinamento all'altro, costruzione del lavoro educativo e creativo. Situazione ed interazione (Dewey) rappresentano, lungo questo orizzonte riflessivo, due anime di un'esperienza costruttiva tra l'individuo e l'ambiente. Di un ambiente che va inteso da un punto di vista soggettivo: legato cioè alle «reazioni dell'educando agli stimoli che gli provengono dalle persone e dalle varie e complesse situazioni del mondo in cui vive» (Giugni).

Per lui è importante partecipare, condividere un'esperienza e una crescita con le generazioni più giovani, comprendere le preoccupazioni che affliggono i ragazzi e costruire, assieme, discussioni. Discussioni che nascono in uno spazio scolastico che si scolla dalla scuola (in quanto rigida istituzione) e dalle accumulazioni dell'istruzione, per orientare la didattica al di là di ogni programmazione educativa, in un mondo variabile e complesso che è quello degli individui in sviluppo.

Quale educazione per Marte?, con piccole varianti o aggiunte come (Matteo) o (Script), oltre ad essere quasi sempre il titolo costante delle sue opere – opere realizzate con linguaggi differenti (video, fotografia, ciclostile, neon) – legate a questo paese riflessivo, si pone anche come scommessa, come territorio di un procedimento parascolastico. Personale è politico (2011), ad esempio, nasce da un workshop tenuto presso il Liceo Artistico De Chirico di Roma. Da un incontro dedicato al concetto di slogan che Orlando ha rivalutato per chiedere ad una serie di studenti un'espressione rappresentativa della temperatura scolastica attuale: «uno di loro, ripensando alla storia dei movimenti studenteschi, ha rievocato proprio Personale è politico», che diventa, per l'artista, un neon il cui font «è in realtà la grafia dello studente».

¿Qué Educación para Marte?, assieme ad una serie di lavori – 01.05 (La Habana), 14.12 (Roma) e Un mundo mejor es posible, tutti del 2012 – seguono questo itinerario, questo andamento pedagogico che si collega a processi di crescita collettiva, a scavi deontologici, a ricerche sul campo, ad azioni intromissive (Lonzi) che «assumono un carattere assolutamente necessario al fine di attivare», così, «un intenso scambio» di partecipazione «tra lo studente che interpreta un pensiero» e la lettura (la valutazione senza voto) dell'artista che diventa opera.

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5 Risposte a Quale educazione per Marte?

  1. […] Tolve, “Quale Educazione per Marte?”, Alfabeta2, 12 March […]

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