Intervista a Maria Chehonadskih a cura di Stella Succi

Internet è uno strumento anonimo e spersonalizzante. Al contrario, l’attivismo è una scelta fortemente personale: come ha affermato Oleg Vorotnikov del gruppo Voina durante un’intervista (qui di seguito pubblicata), quando si compie un’azione -diversamente, ad esempio, da una performance - si è strettamente se stessi, e si viene arrestati in quanto se stessi. Qual è il legame concreto tra azionismo “di strada” e azionismo virtuale? Quanto queste due realtà convergono o si influenzano l’una con l’altra?

Ribalterei questa affermazione: l’azionismo di strada è un’azione collettiva, una sorta di coreografia di corpi dove l’individuo non ha valore. Al contrario di Voina, direi che nell’azione di strada si è al di fuori di se stessi, perché si è parte di un corpo collettivo e si può essere arrestati come tanti altri. Questa è una delle differenze tra l’attivismo di strada e l’azionismo. In ogni caso, il principio fondamentale del primo è che un singolo diviene parte di un insieme comune, mentre l’azionismo non è altro che un gesto individuale rappresentato in varie forme virtuali. La partecipazione alle azioni di strada comincia nella realtà mediatica, che è l’unica possibilità di organizzare un evento e deciderne il leader. In ogni caso, per diventare l’eroe di internet o dei media non è sufficiente essere arrestati, bisogna avere una storia dietro di sé, che può essere riconosciuta come un caso significativo o che abbia degli aspetti di prossimità al terreno comune della realtà sociale.

Quindi, il cyperspazio dal mio punto di vista è uno strumento per personalizzare le realtà possibili. Proviamo ad osservare ad esempio, la comunità di Facebook, che è una nuova forma di striptease sociale: ciascuno vuole essere rappresentato ed esposto. In questo contesto, l’attivismo si è trasformato in ricerca permanente di “like”. Bisogna decodificare gli eventi politici con il marchio della cultura di massa per collezionare questi “like”, il che significa creare gli eroi, le teorie pop-marxiste e la macchina delle immagini sovversive.

Abbiamo conosciuto le azioni di Voina grazie alla loro rappresentazione artistica e mediatica. Le loro azioni, secondo me, sono un’articolazione delle forme di vita post-sovietica, che esistono in un contesto di resistenza quotidiana di attacco alla realtà. Prova a camminare per Mosca e vedrai che ad ogni angolo le persone fanno le stesse performance di Voina, inventando modi fantasiosi di rubare cibo nei supermercati o capovolgere macchine della polizia, facendo graffiti anonimi o mettendo uniformi della polizia per sentirsi più potenti. Viviamo in una guerriglia, “gentiluomini alla ventura” bohemien, che realizzano quotidianamente modi eroici di resistenza. L’azionismo è la nostra forma di vita locale. Voina ha fatto un bel lavoro trasportandolo nello spazio mediatico sotto forma di pratiche di arte radicale.

Questa connessione tra attivismo “virtuale” e “fisico” dovrebbe essere affrontata come un complesso sistema di traduzione e riarticolazione dei fatti. Non è chiaro se sia nata prima l’idea dell’immagine e della sua rappresentazione o azione, oppure la storia riguardo a questa azione sotto forma d’arte, di testo, o di campagna mediatica. È un modo ulteriore di informare, mobilitare, prestare attenzione a qualcosa o una forma indipendente di attività, che ha una sua propria connessione con la realtà offline?

Prova ad immaginare di aver creato un sito web con la traduzione di testi marxisti nella tua lingua. Il giorno dopo, il dipartimento speciale della polizia arriva nel tuo appartamento accusandoti di stare propagandando idee estremiste. Vieni trasportato immediatamente nello spazio fisico. In altre parole, l’attivismo virtuale in forma pura non esiste, ed allo stesso modo l’attivismo di strada è ormai diventato parte della rappresentazione mediatica.

Puoi descrivermi la realtà stratificata del Web in Russia, dai blog più importanti ai social network? Quale di queste due realtà è più preoccupante per il potere russo, fortemente personalizzato?

MC: La cultura mediatica e web è sorta nel periodo post-sovietico come reazione alla totale depoliticizzazione della società dopo una serie di catastrofi economiche, sociali ed ecologiche. In questo contesto, il cyberspazio è stato considerato come un nuovo strumento underground per l’intellighenzia e ha dato spazio a testi, commenti ed esperimenti sociali al di fuori della politica ufficiale. I “dissidenti web” rispecchiavano la disintegrazione delle relazioni sociali e le loro comunità emersero con l’emergere del collasso della politica ufficiale: nelle università, sul posto di lavoro, nel mondo dell’arte e della cultura esistevano molte iniziative auto-organizzate che combinavano l’idea di creare istituzioni alternative con un desiderio di riconoscimento ufficiale da parte dello stato e del capitale. A metà degli anni Duemila, la creatività di questi dissidenti si è convertita in progetti ambiziosi, e molti di loro sono diventati supervisori di nuove istituzioni pre-governative, lavorano per grandi media corporations internazionali, sono leader o dirigenti di nuovi partiti politici.

Un altro importante risultato di questo sistema è stata la crescente sfiducia nei confronti di tutte le forme di discorso formalizzato e di definizione stabile. Questo tipo di coscienza è nata in una situazione di afasia postraumatica, quando non si riuscivano a trovare le parole giuste per spiegare cosa stesse accadendo. Il cyberspazio è popolato da comunità di ‘postmodernismo ortodosso’ o di ‘cosmisti liberali’, accanto a forum culturali alternativi. Esistono, diciamo, queste due tipologie mediatiche: blog informali autoprodotti, da una parte, e siti ufficiali, per lo più liberali e conservatori, finanziati da grandi affaristi dall’altra. Facebook e gli altri social network popolari sono diventati l’unica arena per la discussione pubblica, per il resto non c’è più spazio.

Ovviamente diventare visibile e comprensibile per il popolo della rete implica l’uso di strategie pop e immagini epiche ed eroiche. Il caso Pussy Riot insegna che attivismo locale e arte radicale possono sopravvivere solo se sono visibili nello spazio mediatico, se causano scandalo, e mantenere questo effetto richiede da parte dell’artista-attivista un’autorappresentazione eroica e potente, oltre ad una grande organizzazione e ad una tecnica brillante, per andare dal punto A al punto B. In questo regno “vale tutto”: provocazione, pubbliche relazioni, pubblicità o il riciclo di vecchi miti.

In realtà, i riti di affermazione del potere Brezhneviani e la sua rappresentazione hanno fatto sì che la chiesa e la polizia abbiano cercato una risposta simmetrica in pratiche di isteria personale e attivismo eroico. Solo i parresiaci più coraggiosi possono parlare di potere in questa situazione, perché questo potere è sempre stato personificato, e con la perenne attesa di un leader la risposta del potere è stata necessariamente personale. In questa situazione il popolo cerca relazioni faccia a faccia, e se non fosse possibile si sentirebbe abbandonato; altre realtà, come il capitalismo o lo sfruttamento, sono troppo astratte per loro.

Qual’è il contributo di internet all’attivismo? E qual è la proporzione tra quantità e qualità di questo contributo?

MC: È una domanda alla quale è difficile rispondere. Penso che l’attivismo mediatico nelle forme che ho descritto corrisponda alla realtà del capitalismo cognitivo globale, nella quale internet è un importante strumento allo stesso tempo per opprimere e resistere. Sfortunatamente viviamo in una realtà dove si viaggia non solo fisicamente, ma sotto forma di immagini e testi e se rimani fuori da internet semplicemente non esisti: non ci sono immagini e testi di te, non c’è la tua biografia e nessuna traduzione della tua esperienza. Il bello dell’attivismo mediatico è il fatto che le persone al massimo possono condividere le loro esperienze e presentarsi come veri esseri umani. Per questa ragione non possono essere cinicamente uccise in camera di tortura. Ma naturalmente c’è anche un lato oscuro. Il problema è arrivato con la consapevolezza che ci sono troppe immagini, troppi testi e troppe vittime. Sappiamo di migliaia di attivisti anonimi uccisi o arrestati in zone del mondo dimenticate, ma chi è che si cura effettivamente di queste persone? Per rendere un caso tangibile e discutibile si dovrebbe applicare un metodo, in qualche modo esiste una competizione per il caso più tragico ed interessante. Ma come rendere intrigante un caso? Non tutte le persone hanno il carisma artistico di Voina.

Personalmente, sono coinvolta nella lotta contro il lavoro precario a Mosca. Ho controllato più link possibili nel web per osservare la situazione degli altri paesi. Ho trovato molti siti web seducenti di gruppi di azionisti più o meno conosciuti a livello internazionale. Tutto era così impressionante, che ho trovato il nostro piccolo gruppo di 35 persone molto debole, marginale e provinciale in confronto a queste enormi organizzazioni di militanti. Poi mi è capitato di incontrare personalmente molti rappresentanti di questi gruppi durante i miei viaggi all’estero. L’immagine del web era differente dalla realtà. Molti di loro erano lontani dalle politiche di strada e il loro modo di combattere il precariato si limita a presenziare ad eventi d’arte. Altri erano nella stessa situazione marginale, di solo 10 attivisti. Ho capito che la situazione è più o meno la stessa ovunque. E qui arriviamo alla questione della qualità. Il punto focale della critica dell’attivismo mediatico dovrebbe essere l’analisi della circolazione delle immagini nel capitalismo globale, il sistema di codificare/decodificare le immagini, la perdita di significato e la proliferazione di nuovi significati dipendenti dai contesti particolari.

Perché i media occidentali hanno trovato tanto interessante il fenomeno delle Pussy Riot? Qual è la differenza tra loro e gli attivisti russi precedenti?

MC: In questo caso, media locali ed internazionali vanno considerati separatamente. Devo dire che l’arresto delle Pussy Riot in Russia sfortunatamente interessa ad un numero marginale di persone. Il giorno seguente l’arresto di Nadezhda Tolokonnikova e Maria Samuzevich siamo andati alla stazione di polizia per protestare, e c’erano ben poche persone. Erano più che altro membri del movimento LGBT, della comunità femminista e amici delle Pussy Riot. E sono presenti pochi mass media liberali e indipendenti, qualsiasi cosa succeda. Inizialmente molti attivisti non hanno considerato la questione seriamente, perché è stata associata al femminismo, che in Russia è una questione popolare quanto quella del lavoro precario.

Ci si aspettava ciò che è successo alle Pussy Riot, perché non era né la prima né l’ultima volta che degli azionisti venivano attaccati dalla chiesa ortodossa. Questa azione è apparsa deliberatamente sacrificale agli occhi di molti, perché si viene arrestati anche per azioni meno radicali. Ma a sorprendere, in questa prima azione, sono stati i cartelloni preparati, penso, dal marito di Nadezhda Tolokonnikova. C’erano immagini di donne arrestate costruiti nello stile dei tabelloni pubblicitari giocando sull’aspetto ironico sessuale. Lo spirito femminista e anticapitalista, che è un background importante per la comunità internazionale, era stato completamente dimenticato.

In qualche modo, le Pussy Riot hanno aperto un vaso di Pandora quando Nadezhda Tolokonnikova ha scritto il suo manifesto dando alcuni riferimenti filosofici. Nella sua dichiarazione finale davanti alla corte ha citato il nazionalista Alexander Solzhenitsyn e si è proclamata erede dello spirito della dissidenza sovietica, caratterizzata dalla presenza di credenti religiosi, come lei. Poi c’è stata una tipica isteria liberale a proposito dei nuovi dissidenti e del ritorno ai tempi dell’orrore sanguinolento. Sembrerebbe che le Pussy Riot rappresentino a livello generale la massa di persone in resistenza, un assemblaggio dell’intero mondo degli scontenti - liberali, difensori dei diritti umani, uomini e donne di sinistra di tutti i tipi, femministe, atei, “veri religiosi” e anche filistei depoliticizzati. Questa costruzione monolitica riduce la massa del popolo e le sue differenti visioni politiche o credenze alla categoria ‘universale’ degli scontenti, riportandoci all’idea liberale di un confronto tra l’umano e la macchina statale. Penso che questo sia il principale aspetto che attrae i media internazionali. Comunque, il mondo postsovietico riproduce questa arca di Noè in sé. Il milieu dei protestatori in Russia recluta una parte della sinistra radicale, liberali e nazionalisti, alcune persone precedentemente apoliticizzate; tutti loro partecipano alle stesse manifestazioni di protesta, dopo le quali discutono insieme negli stessi neonati comitati e forum civili. Mentre i liberali ‘occidentali’ ammirano l’eroismo e il sacrificio dei nuovi dissidenti ‘orientali’, combattenti per la democrazia e la libertà di opinione, già 19 attivisti e partecipanti ordinari nelle proteste anti-Putin sono stati arrestati e sembra che la comunità di sinistra sia il bersaglio principale per il comitato di investigazione centrale. A tutti loro spettano sei anni di prigione e ad alcuni dieci anni per cosiddetta attività estremista e antistatale.

Parlare delle differenze tra la scena attivista e le Pussy Riot in poche righe è complicato. Brevemente, il gruppo delle Pussy Riot è parte della subcultura attivista mediatica da un lato, e del movimento attivista dall’altro. Questa è la maggiore differenza: non sono un movimento sociale, non una organizzazione e nemmeno un gruppo. Sono un progetto artistico, al quale chiunque può unirsi.

Qual è il significato delle maschere delle Pussy Riot? Come hai scritto in un tuo articolo, l’interesse nei loro confronti è cominciato dal momento in cui hanno scoperto il proprio volto.

MC: In quell’articolo ho provato a criticare l’isterismo mediatico attorno alle Pussy Riot e gli articoli nelle “hot local news”. Ho voluto chiarire che il progetto delle Pussy Riot è molto importante e significativo, così come le loro maschere e tutte le loro azioni. Il punto è che loro sono diventate visibili solo quando sono entrate nel palazzo di giustizia e questo è stato chiaro fin dall’inizio, quando Nadezhda Tolokonnikova ha cominciato a condividere sulla sua pagina facebook le prime azioni delle Pussy Riot. Azioni di questo tipo hanno i loro limiti e questo limite è finire in prigione, come sappiamo dal caso Voina. È impossibile fare una performance in diversi luoghi pubblici con maschere colorate per più di cinque o sei volte, perché diventa noioso, dovrebbe esserci un accordo finale che faccia da chiusura al progetto. Per Voina questo accordo è stato rovesciare le macchine della polizia e per le Pussy Riot la preghiera punk. Non posso parlare a nome di tutto il gruppo, so che c’erano diversi partecipanti e diverse posizioni, ma il ruolo di guida di Nadezhda Tolokonnikova è ovvio: dietro alla balaclava rimossa è apparsa una “russità” unica: prima di tutto, il volto del leader, in secondo luogo il moralismo dissidente, la spiritualità e l’ascetismo, il marchio di fabbrica dei rivoluzionari russi del movimento populista del diciannovesimo secolo, e, terzo, la visibilità dell’arte e della realtà intellettuale locale. Come risultato, le facce e le storie delle Pussy Riot sono diventate di centrale importanza. L’umanizzazione delle vittime sotto processo è passata attraverso una campagna mediatica autopromossa, che ha reso pubblico il loro stile di vita (ascetico, di devozione disinteressata), di vita personale (genitori, bambini, mariti) e altri dettagli biografici.

Dall’altro lato, ovviamente è più attraente raccontare l’”Oriente” fantasmatico ed i suoi giovani coraggiosi. Per alcuni uomini di sinistra “occidentali” e femministe che vivono in paesi benestanti, normalizzati, dove il loro attivismo è ridotto a rituali pacifici di partecipazione in varie conferenze sui diritti umani e sulla democrazia, Pussy Riot è una sorta di stimolo erotico.

Tagged with →  
Share →

2 Risposte a Resistenza e repressione digitale in Russia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!

Archivi