Paolo Carradori

Ma chi è Carl Orff? Emblematica vicenda la sua. Criticato per uno spiccato “primitivismo”, rifiuto della dialettica storica, per l’adattarsi alla semplicità delle masse, per un turgido vitalismo e un classicismo enfatico e arcaizzante - Stuckenshmidt arriva a scrivere la sostanza musicale, in Orff, è talmente ridotta che quasi non esiste – condannato ad una sostanziale trasparenza nella saggistica musicale, riempie tutt’oggi con la sua cantata scenica Carmina Burana (1937) teatri e stadi. Influenzato dall’impressionismo e dal primo Schöenberg, rinnega tutte le composizioni scritte prima del 1935 ed elabora un’estetica naturalistica in musica esaltando il ruolo delle percussioni, del ritmo come fattore primario e istintivo.

Massimo Mila ipotizza il mascheramento, da parte di Orff, di simpatie per la corrente stravinskiana, sta di fatto che il compositore tedesco, con notevole abilità, costruisce attraverso manierismi, effetti speciali, ripetizioni di blocchi corali, un’alternativa nazionalistica alla “musica degenerata” dell’avanguardia storica. Mentre Schöenberg, Hindemith, Weill, Krenek e tanti altri si rifugiano all’estero per sfuggire alle persecuzioni ideologiche e razziali, Orff, soprattutto attraverso il “medievalismo” rievocativo ed elementare dei Carmina Burana, conquista una posizione originale, quanto ambigua, tra tradizione postwagneriana e atonalismo viennese.

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Orff e Carmina Burana, un connubio indissolubile e di ampio, costante successo popolare. Basta dare un’occhiata al Mandela Forum. All’eccitazione dei 6.500. Un vero evento, impensabile per qualunque altra proposizione di musiche del ‘900, se non quelle di Vasco Rossi. Una macchina tecnico-organizzativa mastodontica. Oltre cento orchestrali, altrettanti componenti del coro, più le trenta voci bianche, ballerini e figuranti. Una coraggiosa scelta sonora: tutto acustico. Un mega palco avvolto da un grande cilindro di tulle che funziona da schermo di proiezione, spazio scenografico ma nelle sue trasparenze ci fa vedere anche orchestra e direttore. In fondo è lo stesso Orff che suggerisce di sviluppare fantasie con il sottotitolo Cantiones profanae cantoribus et choris cantandae comitandibus instrumentis atque imaginibus magicis.

Su un piano prettamente musicale Zubin Mehta, con coro e orchestra, sviluppa un pregevole sviluppo melodico-armonico per dare più spessore ad alcune debolezze, alleggerisce forzature enfatiche, cerca magie nei passaggi melodici, mantiene la parte percussiva più coerente. Certo è che l’attacco “O Fortuna” è invocazione sempre coinvolgente, di grande impatto emotivo. L’agilità, la severità del coro pare sollevare il palazzetto dello sport. Anche le voci soliste danno prova di notevoli capacità interpretative in un contesto ambientale e sonoro non certo facile. Una lettura complessivamente convincente che nello sviluppo delle tre parti cerca un’unita stilistica depurandola da fin troppe tentazioni effettistiche.

Carmina Burana 11 (503x800)Gli stimoli compositivi dei Carmina partono, come noto, da una selezione di testi goliardici in latino tratti da uno tra i più importanti corpus poetici medioevali. I temi trattati sono la Natura, la Vita, la Morte, La Fortuna, la Sensualità. Allora ti aspetteresti dai catalani de La Fura dels Baus, famosi nel mondo per i loro allestimenti trasgressivi, anticonformisti e provocatori, una lettura conseguente che travalichi limiti temporali e musicali. I percorsi di lettura da tradurre in possibili potenzialità sceniche potrebbero essere svariati, da quello metafisico (il conflitto tra le forze del bene e del male), a quello psico-sociologico (il quadro storico come metafora), ma anche una prospettiva dialettica. La compagnia spagnola sceglie una adesione filologica, un’aderenza che risulta spesso sottoesposta rispetto alla potenza degli episodi corali.

Far cantare il baritono tra il pubblico, moltiplicare effetti visivi sulla grande Ruota della Fortuna, usare una gru per alzare i cantanti in posizioni inusuali, farli immergere in una piscina trasparente che diventa rossa, giocare con le trasparenze per celebrare il corpo della donna, piacere e amore carnale, risultano episodi troppo isolati per garantire unità stilistica, tensioni ideali e coinvolgenti. Al Mandela Forum di Firenze ha vinto lo Spettacolo. Evento mediatico che ha permesso agli organizzatori di prevedere per il pubblico anche posti con visibilità limitata. Come per dire: l’importante è esserci.

Carl Orff “Carmina Burana”
Cantata scenica per soli, coro, coro di voci bianche e orchestra
Direttore Zubin Mehta
Orchestra e coro del Maggio Musicale Fiorentino – Maggio Danza
Regia e scene Carlus Padrissa (La Fura dels Baus)
Mandela Forum Firenze
8 febbraio 2013

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Una Risposta a Orff pop, La Fura flop

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