Giorgio Mascitelli

A detta di alcuni esperti di sondaggi, osservatori professionali di campagne elettorali, spin doctor e affini, la prossima campagna elettorale sarà una delle più noiose degli ultimi anni, viceversa secondo altri esperti (attualmente in netta minoranza ma destinati a diventare maggioritari negli ultimi giorni prima del voto) sarà una delle più avvincenti ed emozionanti. Non sono naturalmente in grado di dire quale delle due opinioni sia la più veritiera, ma forse vale la pena di riflettere su perché questo tipo di giudizio, apparentemente più adatto ad altri tipi di evento, venga ormai dibattuto pubblicamente e in maniera ormai sistematica in occasione di qualsiasi campagna elettorale, nazionale o estera.

In una società come la nostra, nella quale l’informazione è profondamente mescolata con l’intrattenimento e per così dire quasi non esiste senza di esso, perlomeno in dimensioni di massa, ovviamente la noia è un problema ed è un problema centrale per tutti coloro che investono beni materiali e immateriali nella comunicazione pubblica. Logico dunque che gli esperti di elezioni e pubblicità elettorale si pongano la questione di quanto una campagna sia divertente o meno, quello che mi stupisce è che tale riflessione venga estesa all’ampio pubblico dei non addetti ai lavori, di coloro che in definitiva dovrebbero semplicemente annoiarsi o divertirsi alle gesta e alle dichiarazioni dei candidati, invece di tenersi in ambiti più specialistici. In altri termini è interessante capire perché una persona che non fa parte di un comitato elettorale, ma è un semplice cittadino, dovrebbe studiare e apprendere punti forti e deboli della tecnica mediatica di ogni candidato.

La mia impressione è che una siffatta attenzione abbia una valenza pedagogica nei confronti della cittadinanza del tutto analoga a quella del commento tecnico nelle telecronache delle partite e delle gare sportive. I commentatori tecnici seri infatti hanno come compito quello di aiutare il pubblico a cogliere gli aspetti e i gesti più validi tecnicamente in un’ottica sportiva lontana dallo spirito del tifoso; ugualmente questi specialisti ci preparano a seguire le elezioni con un’attenzione rivolta alle modalità formali della comunicazione più che ai contenuti e alle prospettive politiche delle forze in competizione (mi sto riferendo a quelli effettivamente indipendenti e non a coloro che sostengono la campagna elettorale di un candidato attraverso i sondaggi). Vi è però una differenza tra i due ambiti: la finalità dello sport professionistico è quello di offrire una spettacolo divertente, quello delle elezioni dovrebbe essere la scelta del governo di un paese. In questa prospettiva l’attenzione preminente alle tecniche comunicative significa educare alla disattenzione rispetto agli aspetti più propriamente politici del voto.

Qualcuno potrebbe obiettare che non è poi una gran novità, fin dai tempi dei sofisti ci sono tecnici che debbono curare gli aspetti comunicativi della politica. Il che è vero, ma solo parzialmente, perché, quando i sofisti promettevano di rendere forte il discorso debole, infondo dicevano soltanto che chi avesse seguito i loro ammaestramenti retorici avrebbe prevalso nell’agone assembleare, nel nostro caso invece il discorso sulla comunicazione tende a sostituirsi al discorso politico. Insomma anche la politica professionale si depoliticizza in perfetta continuità con il resto della società.

Sempre da questo punto di vista emerge il limite sociologico di tutte le operazioni alla Grillo o, per stare all’estero, tipo il partito dei pirati: si importano dentro il sistema politico delle persone estranee a esso, che però non sono portatrici di una cultura politica e ideologica altra, e quindi finiscono con l’interpretare in una chiave magari più decente lo stesso tipo di logica dominante, che è del resto la traiettoria incarnata da Antonio Di Pietro, perché non possono che agire secondo i modelli dettati dal loro habitus. Non è un caso infatti che forze della casta e nemici di essa abbiano in comune il medesimo problema della noia.

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3 Risposte a Il problema della noia

  1. ossipossi ha detto:

    Noia, sì: ragazzi, ma vi rendete conto che (dall’anno che data il mio abbonamento) pubblicate sempre lo stesso-stesso-stesso articolo?Con tutta la migliore buona volontà non ho tempo per leggervi; preferisco una pagina in più di Proust, Macrobio o Duns Scoto, e compagnia bella. Scusate lo sfogo, ma la delusione c’é eccome. Vabbè.

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