Augusto Illuminati

Un governo “tecnico” sfiduciato, in carica per l’ordinaria amministrazione, e un Parlamento sciolto, con una cospicua percentuale di componenti inquisiti per reati infamanti e una maggioranza che aveva certificato Ruby nipote di Mubarak, hanno ratificato i primi passi per un coinvolgimento militare dell’Italia a fianco della Francia nel Mali. Operazione schiettamente neo-coloniale, prosecuzione “infinita” del fallimentare intervento in Libia, tanto che il riflessivo B. Valli invoca su Repubblica la presenza di meno compromessi partner europei proprio per attenuare quel brutto odore francese. Come per le altre missioni militari all’estero, si tratta di professionisti, quindi chissenefrega, al massimo dovremo sorbirci qualche alato richiamo di Napolitano e neppure saremo afflitti dal fratello-d’Italia La Russa in mimetica.

La causa è nobile – combattere l’estremismo, magari si potesse fare così anche in Italia –, ci sono le donne da salvare, i bambini-soldato idem, i mausolei danneggiati di Timbuctu, in una parola i valori non negoziabili dell’Occidente, inclusi la vera religione, l’uranio, il petrolio e il gas. Si profila l’asse Bersani-Hollande e la tradizione dei ricognitori che poi si scoprono sganciare bombe è assolutamente multi-partisan: da Cocciolone, Irak 1991, VI governo quadripartito Andreotti con i giurassici Martelli vice e De Michelis agli Esteri, Kosovo 1999 sotto il governo D’Alema, Berlusconi-Frattini, Libia 2011, nell’opportuno centenario coloniale. La solita gioiosa macchina da guerra...

Certo, ci sono cose più urgenti da discutere: bipolarismo o tripolarismo, vocazione maggioritaria o alleanze, Imu e Irap, le liste pulite, le liste pulite! E il nuovo realismo per i più acculturati, nonché le imperdibili Baricco Lectures. Però, sentire il nostro ministro della Difesa, ammiraglio Di Paola, dichiarare «non metteremo boots on the ground» (la parola d’ordine della contro-insorgenza, secondo cui per battere il nemico bisogna “scendere a terra con gli stivali”) e promettere che non supereremo la soglia di 4-500 istruttori militari ricorda tristemente le promesse di Kennedy, che si limitò ad avviare l’aggressione al Vietnam con 900 istruttori, escludendo ogni altro coinvolgimento diretto...

Al momento, pare che il governo abbia strappato un consenso di massima a Bersani, mentre Cicchitto si rifugia dietro lo scioglimento delle Camere per prendere tempo e lo stesso ministro Riccardi ammette che il Mali può diventare il nuovo Afghanistan. La vocazione a restare con il cerino in mano è ricorsiva per certa sinistra, mentre gli islamofobi (da Marine Le Pen al nostro Magdi Cristiano Allam) denunciano la contraddizione di sperare nelle primavere arabe e armare una fazione islamica contro un’altra, in Libia come in Siria, invece di condurre una bella crociata contro la Mezzaluna.

Fiorisce intanto la letteratura colonialista d’accatto: A. Mergelletti, su Rai 3, esalta i droni-spia come strumenti pre-cognitivi (povero Dick!), M. Farina sul Corriere si sdilinquisce sul I reggimento di cavalleria della Legione straniera, ricordandone l’illustre genealogia, in realtà una sequela di atrocità e di rumorose sconfitte, dai cosacchi bianchi di Vrangel’ a Dien Bien Phu e all’Algeria. Belmokhtar “il guercio” che vuole scambiare gli ostaggi con lo “sceicco cieco” accende la fantasia di G. Olimpio. Robetta. Siamo solo all’inizio e per di più la destra è fredda e rancorosa nei confronti della Francia. A breve ne leggeremo di ogni. Prima che delle canaglie, il patriottismo è l’ultimo rifugio della mediocrità letteraria. Il confronto con il giovanile divertissement di Jünger è schiacciante.

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7 Risposte a Ludi africani

  1. paolo matteucci ha detto:

    Il Mali dovrebbe insegnare un nuovo modo di combattere il terrorismo .

    Con i droni ed i satelliti e l’intelligence si individuano le località,poi si interviene rapidamente con azioni integrate aereonautica e corpi speciali .
    Si fa pulizia e si sparisce.,senza mai impantanarsi come in Afganistan.
    Si piomba sopra come l’aquila si attacca e via .notte e giorno. Certo e’ un modello di guerra che non genera profitti enormi all’industria bellica. Ma e’ una guerra vincente efficace ,poco appariscente e di indubbi risultati.

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