Michele Emmer

Molti film, quasi tutti, sono basati sulla capacità espressiva degli attori. In particolari tipologie di film la capacità degli attori di rendere le situazioni, i sentimenti, le psicologie sono una componente essenziale. Ci sono film in cui pochissime sono le azioni che vi si svolgono, il film è giocato tutto sugli sguardi, sulle capacità espressive, sugli atteggiamenti. L’attore deve reggere su di sé il peso quasi completo del film, per rendere plausibili e giustificabili le reazioni che hanno i personaggi.

Un tipico film di questo tipo è Il sospetto, titolo originale Jagten in danese (la caccia), del regista Thomas Vinterberg, che ha scritto anche soggetto e sceneggiatura. Il protagonista Lucas lavora in un asilo, stimato da tutti e amato dai bambini, ha una vita riservata, un figlio, un cane, una nuova amica. È amato dalla bambina Klara figlia del suo migliore amico. E Klara racconterà come fanno i bambini in modo confuso e poco realistico di aver subito delle attenzioni sessuali da parte del maestro. Èvero, non è vero? Tutto si gioca sulle espressioni del volto del protagonista, uno straordinario Madd Mikelsen (miglior attore al festival di Cannes), e della altrettanto straordinaria bambina Annita Wedderkopp che interpreta Klara. Il sospetto aumenta, si allarga, la vita di Lucas diventa un incubo, la sua faccia, le sue espressioni si modificano, rendono lo sgomento, il dolore. Mentre la bambina è misteriosa, sfuggente.

E i due volti sono il film. Mentre intorno l’odio, il disgusto, aumenta, si trasforma in violenza verso il maestro. Incolpevole? Probabilmente, ma questo non impedisce che la piccola società molto civile che circonda l’asilo si trasformi in un luogo di violenza e persecuzione, senza una ragionevole causa, solo sul sospetto che genera pregiudizi, che genera e cerca colpe e colpevoli. Salvo ricredersi, e riabilitare il maestro, qualche mese dopo, a Natale, forse… il finale resta aperto, con quello sparo nel bosco.

Altro film sulla nascita dell’odio, di come un problema di una piccola comunità, il passaggio per una strada di campagna diventi un problema irresolubile che genera violenza e morte, e porti addirittura alla fuga dalla comunità le nuove generazioni. Titolo originale Ther Forgiveness of Blood, in italiano La Faida, del regista USA Joshua Marston, parlato tutto in albanese. Il film ha ricevuto l’orso d’argento al festival di Berlino del 2011, ed era stato anche candidato agli Oscar come miglior film albanese ma poi escluso dal concorso perché prodotto con capitali USA. Marston è anche l'autore di quel piccolo capolavoro che è Maria Full of Grace, del 2004, sulla storia delle ragazze Colombiane obbligate a trasportare nello stomaco ovuli pieni di cocaina. Film tutto parlato in spagnolo.

La storia si svolge in un piccolo villaggio. Per accorciare il giro con il suo carro nei campi il padre del protagonista, Nik un ragazzo di 17 anni, litiga con i vicini e viene accusato di omicidio. In base ad un antico codice balcanico del quindicesimo secolo chiamato Kanun, alla famiglia dell’ucciso spetta il diritto di uccidere un maschio adulto della famiglia rivale. Da un giorno all’altro il giovane Nik, che sogna di aprire un Internet point, e ha una ragazza legata all’altra famiglia, si ritrova al centro dell’odio, rinchiuso in casa senza poter uscire, pena la morte. Non capisce, si vorrebbe ribellare, arriva anche ad andare a parlare con la famiglia rivale, a costo della vita, ma la catena di odio, oramai avviata, inarrestabile , irrazionale ma lucidamente perseguita ed accettata da tutti, tranne che da lui, continua inesorabile. L’unica soluzione è fuggire, cercare di trovare un luogo diverso dove sia ancora possibile ragionare. Due film su come nasce la violenza, l’odio, l’irrazionalità, in due ambienti diversi: un paese moderno e civile, all’apparenza, e un luogo remoto rimasto legato a regole antiche, in cui solo i giovani vogliono rompere l’irrazionalità della violenza.

Due film entrambi degni di interesse, con un grande attore nel caso del film danese (ma tra i produttori del film di Marstron vi sono anche fondi danesi!). Con destini diversi, almeno in Italia. Successo per Il Sospetto, settimane nelle sale, passaggio di pochi giorni per il film albanese di Marston. Un altro clamoroso esempio di come la distribuzioni di film di qualità e di interesse in Italia sia legata a pregiudizi e incomprensioni intollerabili. Certo, un film parlato tutto in albanese! Nik è Tristan Hallilaj, la sorella Rudina, sulle cui spalle ricade il peso di mandare avanti la famiglia visto che gli uomini si devono nascondere, è Sindi Lacej. In DVD si trova in originale con sottotitoli in inglese e anche in versione italiana.

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Una Risposta a Le immagini dell’odio

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