Giorgio Mascitelli

Il progetto Porta Nuova, ossia quella serie di edifici avveniristici che ospiteranno la nuova sede della banca Unicredit a Milano nei pressi della stazione Garibaldi a firma di un architetto illustre, è ormai prossimo all’inaugurazione. Vista da vicino a me ricorda un po’ la Potsdamerplatz e, vista dallo scorcio di corso Garibaldi con le sue case ottocentesche, la sigla dei cartoni animati di Nick Carter, che guardavo da bambino. Siccome non sono un esperto di architettura contemporanea, naturalmente le mie impressioni lasciano un po’ il tempo che trovano ed è comunque innegabile che si tratti di edifici molto moderni e decisamente innovativi nel paesaggio architettonico milanese e italiano. Trovo pertanto logico che i promotori di questo progetto abbiano costellato la zona del progetto di cartelli che ricordano con orgoglio come in questo modo si sia regalato alla città di Milano una nuova piazza.

Questa esternazione di generosità privata mi ha richiamato alla mente Stress e libertà, una raccolta di conferenze del filosofo Peter Sloterdijk apparsa ora in traduzione italiana, che proprio nelle sue pagine finali si appella potentemente all’idea e alla pratica della liberalità privata. L’autore, dopo aver definito la società un’entità fiabesca identificandola singolarmente con il corpo politico degli stati nazionali, afferma la natura completamente individuale e individualistica della libertà. Riconoscendo tuttavia che tale individualismo ha una base troppo angusta nell’idea neoliberista dell’uomo come essere avido, Sloterdijk sostiene la necessità di rifondare tale idea sulla base dell’uomo come essere capace di atti generosi. Insomma la liberalità, questa tipica virtù individuale della tradizione umanistica, viene proposta come valore sociale in un’epoca definita postumanistica dal discorso dominante da un pensatore che ritiene la stessa società un’entità fiabesca.

L’idea di una generosità privata, descritta sotto il nome di evergetismo, come pratica sociale fondamentale è tipica della società romana e si basava su aspettative e una pressione sociali nei confronti del donatore così forti da risultare decisamente in contrasto con le prerogative e i caratteri delle libertà individuali intese in senso moderno, naturalmente. Ritengo tuttavia che la chiave della plausibilità storica non sia quella più utile per leggere il lavoro di Sloterdijk, che, tra tutti gli autori che scrivono in difesa dello stato di cose esistenti, è l’unico a rendersi conto che dimostrazioni algebriche inoppugnabili delle scelte fatte, critiche spassionate e franche delle grandi narrazioni ideologiche e genealogie delle morali del risentimento non bastano più come forme di giustificazione dell’attuale stato di cose, occorre l’elaborazione di un ethos dei dominanti con tutti i rischi che questo comporta. Questa intelligenza delle necessità dei tempi è ciò che rende il libro di Sloterdijk una lettura proficua anche per chi ha preoccupazioni opposte a quelle del filosofo tedesco.

La verità neutrale della tecnocrazia e la brillante demistificazione di ogni discorso critico in nome della fine delle ideologie non bastano più quando masse sempre crescenti di popolazione sono precarizzate, bisogna che coloro che detengono il potere incarnino essi stessi la giustificazione divenendo i migliori grazie alla generosità. Sembra essere questo il messaggio accorato per una situazione evidentemente così grave da indurre una delle menti più raffinate dei nostri tempi a sbilanciarsi in proposte che perfino qualsiasi passante milanese può cogliere nella loro artificiosità.

Del resto in quest’epoca non mancano certo esempi significativi della generosità di chi può, anche perché come ha dimostrato a suo tempo Arrighi, oltre un certo livello di ricchezza beneficenza e mecenatismo sono forme razionali di allocazione del patrimonio. Eppure la situazione non per questo dà segni di miglioramento. Forse lo si può spiegare con il fatto che la liberalità elevata a rango di virtù sociale sussiste solo se ha la qualità dello splendore ossia rivela la grandezza di chi dona, per cui si può regalare solo una torre nuova e non sessanta appartamenti per giovani coppie, nonostante questi ultimi siano più utili, perché solo della prima si serberà un lungo ricordo. Il che significa aumentare quell’entropia della gestione delle risorse che sta facendo implodere il nostro mondo. Non a caso quando l’anno scorso fu ufficialmente annunciato che la Torre Unicredit di Porta Nuova era il più alto edificio d’Italia, il committente di un grattacielo vicino si arrabbiò moltissimo sostenendo che in realtà era il suo a essere più alto, scatenando una gara che ricordava quelle dei pinnacoli e delle guglie nelle città medievali.

Peter Sloterdijk
Stress e Libertà

Raffaello Cortina Editore (2012), pp. 92
€ 9

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Una Risposta a Virtù private

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