Carlo Antonio Borghi

Pare che il meglio debba ancora venire. En attendant il suo arrivo torna in mente la frase di Gramsci “Mentre il vecchio muore, il nuovo non nasce”. Intervallo di pecore nere sarde, quelle che danno il miglior latte del mondo. Viene in mente di mettere incinta una Dea Madre anche detta Venere Mediterranea. E poi attendere e sperare, nel giro di nove mesi, di veder nascere il Nuovo da quella pancia neolitica e callipigia.

Nota arteologica. Per poter ingravidare al meglio quella Matrix (cicladica e atlantidea) sarà necessario lo sperma di migliaia di corpi indignati e antagonisti presi nel pieno della loro capacità di fecondazione e riproduzione del Nuovo. L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica è stata digerita e museificata. Quel Nuovo (nato) avanzerebbe a grandi passi verso un futuro senza disuguaglianze e disparità. Avrebbe le fattezze di un nuovo Angelus Novus, né maschio né femmina. Un corpo del terzo tipo, tipo un manga o un androide. Nei suoi occhi scintillanti i lampi di una saldatrice appartenuta a un operaio della Fiom e ritrovata ancora intatta nello scavo arteologico di un'Officina Grandi Riparazioni del Reparto Grandi Rivoluzioni. VII/VIII decennio del XX secolo.

È già passato un secolo, ora che siamo nel 2080 dopo Cristo. In quel tempo le femministe ucraine marciavano in topless imbracciando una motosega. Le Pussy Riot erano state arrestate e mandate ai lavori forzati. Gli ascensori sociali si erano definitivamente bloccati nel primo decennio del terzo millennio. Si erano fermati ben prima dell’implosione degli elevators delle Twin Towers. In tanti occupavano Wall Street ma non poterono nulla contro l’intero World Trade Center. Le proteste non portarono a niente. Finanza e marketing avevano continuato a imperare. Disattivati progressivamente anche i discensori che trasportavano i minatori a centinaia di metri di profondità nel Sulcis in Sardegna. Tanti uomini-talpa si erano persi nel sottosuolo a cominciare da Rosso Malpelo.

A casa la marmitta degli operai era sempre colma di minestra di cavolo e patate, a tavola c'era ancora il vino, però non bastava per tutti. Molti aspettavano il giorno del Ringraziamento per poter mangiare un gran tacchino ripieno, ma in giro di tacchini non ce n'erano quasi più. Sessantotto anni fa, nel 2012, il giorno del Ringraziamento cadeva il 22 di novembre, quarto giovedì del mese. Il giorno dopo, come ogni venerdì, moltitudini in tante latitudini avrebbero comunque reso grazie seduti davanti a pollo fritto, onion rings e Platinum Mojito, dentro qualche locale intitolato TGIF Thanks God It's Friday.

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