Giorgio Mascitelli

Il discorso sugli studenti è più complesso da tenere di quello sugli insegnanti per coloro che nella nostra società possono tenerlo ossia le persone di fiducia delle èlite internazionali perché gli studenti sono anche giovani e ciò complica obiettivamente le cose. I giovani nel discorso dominante della società sono un capitolo importante, come è spesso successo nel corso della storia, ma mentre nel passato erano la salvezza della società, ora sono loro a dover essere salvati. La situazione dei giovani è resa ancor più grave, in questo discorso, dal fatto che sono minacciati dai privilegi dei loro padri, che coincidono con quello che si chiamava un tempo lo stato sociale.

Essi non possono quindi fidarsi dei loro padri che li hanno messi nei guai, ma non possono neanche fidarsi di se stessi, che non sono educati all’obiettività, devono invece fidarsi delle figure disinteressate che sono state preposte a eliminare questi privilegi con metodi scientifici. Insomma, parafrasando il vecchio slogan sessantottino che esortava a non fidarsi di chiunque abbia più di venticinque anni, il messaggio ai giovani è di non fidarsi di chiunque abbia ancora bisogno dello stato sociale.

Il problema è che questo discorso che riguarda i giovani in quanto giovani si ingarbuglia se riguarda i giovani in quanto studenti sia perché le scuole e le università che essi frequentano, per quanto malconce, sono una parte importante dello stato sociale sia perché molti di questi studenti hanno tempo, che è denaro, per essere studenti grazie ai privilegi dei padri. Dunque in un certo senso il giovane per salvarsi dovrebbe lottare contro lo studente che è in lui, che è senz’altro un buon argomento per un’opera alla maniera di Ionesco, ma come programma politico sociale rischia di non essere particolarmente credibile. Per esempio se giustapponiamo due differenti dichiarazioni del presidente del consiglio onorevole Monti come l’invito a mostrarsi insoddisfatti di come sono stati trattati in passato, rivolto ai giovani in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico all’università Bocconi, con le esortazioni rivolte a più riprese ad accettare di non avere particolari pretese nel presente, un vago sapore alla Ionesco pervade la sfera di questo discorso pubblico.

Si tratta di un’impressione sbagliata naturalmente perché sono due categorie di giovani diversi quelli a cui il presidente Monti si rivolge nelle differenti circostanze in quanto appartengono a differenti categorie di studenti: gli uni studenti di una prestigiosa università privata, alla quale ci si iscrive grazie ai soldi dei padri, gli altri di scuole pubbliche, che esistono grazie ai privilegi dei padri. È probabile che se il discorso sugli studenti distinguesse sempre a quale tipo di studenti si rivolge nelle sue varie articolazioni diventerebbe meno complicato: ma non credo che questa via così semplice verrà percorsa.

È più probabile che qualcuno pensi di semplificare le cose: per esempio se si provvedesse a eliminare i privilegi dei padri, le scuole pubbliche costerebbero come quelle private e gli studenti di quelle si iscriverebbero grazie ai soldi dei padri oppure smetterebbero di essere studenti e così magari non farebbero più neanche gli schizzinosi.

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Una Risposta a Il discorso sugli studenti

  1. bibliomatilda ha detto:

    Oltre a “privilegi” ormai è abusata la parola “illusioni”. Ai nostri padri, di noi, oggi, cinquantenni, sarebbero stati elargiti in misura esagerata privilegi e illusioni. Noi saremmo gli illusi che hanno creduto che un contratto a tempo indeterminato, dopo aver conseguito una laurea molto normale in una università pubblica, ci avrebbe permesso di onorare il sacrificio dei nostri padri, di quelli che, addirittura, avevano conosciuto la guerra, l’avevano combattuta e dalla sua fine avevano iniziato a lavorare con stipendio fisso alla fine di ogni mese della loro vita e su di esso avevano potuto mantenere moglie e figli, tra case povere ma dignitose, mandare i figli nella scuola pubblica ed essere soddisfatti dei successi che loro portavano a casa. Il mondo, alla fine li stava riconoscendo, stava compensando il sacrificio della loro gioventù “sotto le armi”. Illusi loro, illusi noi che ci siamo creduti al sicuro, ringraziando i nostri genitori e uno Stato criticabile ma non del tutto estraneo alle nostre vite.

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