Con un Manifesto firmato da 76 editori indipendenti - distribuito gratuitamente a partire da oggi a «Più libri più liberi», la fiera romana della piccola e media editoria, presso gli stand delle sigle aderenti - si avvia l'attività di un Osservatorio, che intende analizzare le varie declinazioni del lavoro editoriale in un tempo, e in un paese, che sembrano indifferenti, se non ostili, all'idea stessa di «fare cultura». Ve ne anticipiamo qui uno stralcio.

Il libro non è solo un mercato. Nemmeno per noi che per mestiere produciamo e vendiamo libri. Come strumento di formazione, come risorsa individuale e collettiva, come forma di circolazione delle conoscenze, anche come svago e divertimento, il libro è un bene comune. I nostri libri, comunque, vogliamo che lo siano. E vogliamo immaginarne il futuro anzitutto a partire da questo.

Che il libro sia «anche» un prodotto in vendita, perché per molti possedere libri è ancora una cosa preziosa, non significa che il suo ecosistema sia riducibile al numero degli scontrini battuti. Come editori, e dunque come promotori di una proposta culturale, non possiamo ignorare e non sostenere quegli usi del libro che prescindono da un acquisto. Usi pubblici. Non possiamo non capire l'importanza di chi rivendica un uso senza preoccuparsi della proprietà, di chi chiede un diritto a un accesso. Siamo consapevoli che facilitare questo accesso, moltiplicare le forme non proprietarie di uso delle narrazioni e dei saperi, estendere capillarmente il numero dei luoghi («luoghi» nel senso di reti, di rapporti compositi e di una molteplicità di luoghi differenti), in cui questo diritto può esercitarsi significa predisporre il terreno di una ricchezza culturale e sociale forse non misurabile ma della quale non saremo i soli a beneficiare. Occorre considerare il libro anzitutto una risorsa, per tutti e di tutti.

Il libro inteso come ecosistema complesso, nella varietà delle sue forme e delle sue articolazioni, nelle sue diversità bibliografiche e nell'estensione dei viventi che lo abitano. Dire «bibliodiversità» significa immaginare i soggetti vivi, fatti di carne e ossa, che tale «bibliodiversità» fanno esistere, siano essi autori, editori, librai, docenti, bibliotecari o lettori. Dire «bibliodiversità» significa che qualcuno, in un dato momento della filiera del libro, si è posto il problema dell'esistenza e dell'importanza della diversità, forse sommandolo a quello della vendita o magari per un momento mettendo quest'ultimo da parte. Conservare e far crescere un ecosistema fatto di diversi ambienti del libro e di diversi soggetti del libro significa dunque anche riuscire a vederne i punti di squilibrio, quando una specie prevale su un'altra o quando una pratica mette in discussione l'esistenza stessa di tale complessità. Significa quindi immaginare strumenti capaci di adattarsi caso per caso, che coinvolgano e richiedano la partecipazione di tutti i soggetti che l'ecosistema lo abitano.

Non possiamo non dirlo: la mano invisibile del mercato non governa granché. E tantomeno lo fa ora, quando fenomeni di concentrazione e standardizzazione impattano un mercato che è sempre meno lo specchio della diversità e forse nemmeno della libertà d'impresa. Poco importa che ciò avvenga dentro un regime di legalità, con il beneplacito dell'antitrust.
Se il libro è un ecosistema e non solo un mercato, denunciare e tentare di correggere ciò che produce squilibrio e impoverimento, non solo per gli editori, è un atto di civiltà, di ecologia dell'intelligenza sociale.

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14 Risposte a Il libro bene comune

  1. bibliomatilda scrive:

    “Bibliodiversità” che bella parola. Essa si adatta perfettamente al tema delle biblioteche scolastiche, che di diversità se ne intendono molto per due motivi principali, il primo è che chi le gestisce è un insegnante “diverso”, in quanto portatore di handicap o malattie più o meno gravi; il secondo motivo è che la biblioteca scolastica viene spesso, e molto, frequentata da studenti un poco “diversi” dalla norma, studenti che trovano in quell’ambiente un’accoglienza …strana, particolare, inusuale, il silenzio, le immagini e I colori dei libri, le parole gratuite offerte a chi le cerchi. Se il libro è un ecosistema, la biblioteca scolastica è un ecosistema più grande che mira a contenerne tanti, accanto alla infinita eterogeneità dei suoi utenti. Le biblioteche scolastiche, anche loro, soon a rischio, in questo periodo. Salviamole, salviamo la nostra scuola e la cultura. Diffondiamo libri e sorrisi, gratuitamente.

  2. Franco Rizzi scrive:

    Buongiorno, ho letto il vostro manifesto con attenzione e con piacere.
    Fare un “pizzico” di cultura é una fatica immane! Per chi scrive trovare un editore anche! Comunque io continuo . . .
    cordiali saluti.
    Franco Rizzi

  3. […] in programma, ma soprattutto tra gli stand dei circa settanta editori che hanno dato vita a un “osservatorio degli indipendenti” che presenta al pubblico le sue prime conclusioni in un libro bianco sullo stato dell’editoria […]

  4. […] si è mai fermata. Lo conferma il Manifesto dei 76 editori indipendenti pubblicato dalla rivista Alfabeta2 e distribuito gratuitamente tra gli stand. «Lavoriamo nella precarietà, nell’autosfruttamento, […]

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