Gian Piero Fiorillo

Addobbo, Vestito, Bombardone, Tripletta: sono alcune voci gergali che indicano il trattamento farmacologico riservato a chi, nei reparti psichiatrici, rifiuta le regole non scritte della compliance, o aderenza alle prescrizioni mediche. Le figure da commedia dell’arte mascherano una realtà lugubre, la somministrazione forzata di un cocktail di neurolettici: un miscuglio calcolato in base alle abitudini del reparto (la prassi medica) e alla vena estemporanea del medico di turno.

Per molto tempo i neurolettici vennero chiamati tranquillanti maggiori. Poi, siccome altro è contenere chimicamente un individuo, altro tranquillizzare una persona, furono detti antipsicotici. Il termine si basa sulla capacità di queste sostanze di mitigare per brevi periodi allucinazioni e deliri, considerati i sintomi più gravi delle psicosi. Più di recente un certo numero di antipsicotici è stato raggruppato sotto l’etichetta di antipsicotici atipici, o di seconda generazione. Si tratta di farmaci che hanno in comune il fatto di essere stati inseriti nello stesso sottogruppo e di essere molto più costosi di quelli tradizionali. Gergo e marketing farmaceutico non fanno una cura ma aiutano i curanti a sentirsi risoluti e in linea con la scienza.

Già Kant punzecchiava quei medici che credono di essere stati molto utili ai pazienti per aver trovato un nome alla malattia, ma la psichiatria ha continuato a cercare nomi nuovi per i più svariati comportamenti umani. Il termine di maggior successo è schizofrenia, che conserva una sua fascinosa vaghezza rafforzata dall’effetto paradossale di erosione dovuto ai nutriti tentativi di puntualizzarne il significato. Però funziona: ha sostituito l’obsoleto dementia precox, è entrato nel linguaggio ordinario e ispira una gamma variegata di comportamenti sanitari e legali. Da alcuni decenni, in linea con la tendenza generale, le patologie psichiatriche inclinano all’acronimo inglese: ADHD, SAD, OCD, PTSD e così via.

Si attende per il Maggio del 2013 la quinta edizione del DSM, il più diffuso Manuale diagnostico per i disturbi mentali. La sua caratteristica più saliente è di non essere fondato sulle evidenze scientifiche ma sul consenso della comunità scientifica, per questa edizione cercato anche tramite internet. La necessità di giungere a formulazione per mediazione ne fa il solo manuale scientifico fondato esplicitamente sulla creatività politica e linguistica di una comunità di specialisti. Tutto questo pone un problema: quando un linguaggio condiviso smette di essere gergo e diventa neo-lingua?

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2 Risposte a La neolingua psichiatrica

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