Stella Succi

Normalmente si tenderebbe a considerare la produzione scenografica di uno scultore come un aspetto secondario del suo universo creativo. Arnaldo Pomodoro - Il teatro scolpito, a cura di Antonio Calbi, non necessita di alcuna retorica (se non, forse, nelle dimensioni del volume) per dimostrare come il contributo di Arnaldo Pomodoro alla messinscena teatrale sia in realtà un aspetto essenziale del suo lavoro di artista: è difficile, infatti, non considerare capolavori assoluti le scenografie per il ciclo dell’Orestea di Emilio Isgrò a Gibellina o per Das Käthchen von Heilbronn di von Kleist a Zurigo, descritte con dovizia di particolari.

Il volume è ricco di immagini, contenuti e apparati di qualità, che permettono di ricostruire non solo l’impressione che dovettero provocare le messinscene dei numerosi spettacoli esaminati, ma anche di calarsi e in qualche modo ricostruire la storia, la progettazione, il dibattito che hanno reso possibile la loro realizzazione. Ci si imbatte in un artista che concorre fattivamente alle possibilità registiche e sceniche attraverso una profonda riflessione sia teorica che concettuale, di rapporto con il testo drammaturgico, sia concreta, nel rapporto con lo spazio nel quale gli apparati scenografici andranno a calarsi ed integrarsi: “Credo in generale che la scenografia, al di là delle differenze di stile, costituisca un’interpretazione del testo.

Certamente deve precisare o suggerire i luoghi dell’azione, ma prima di tutto la rappresenta, ne evidenzia i significati, e a volte può anche suggerire ulteriori prospettive oltre il testo. La scenografia propone un ‘linguaggio per l’occhio’ che partecipa allo svolgimento spaziale e temporale del dramma”. L’effetto dirompente della scenografia (Antonio Calbi ricorda l’applauso, all’alzarsi del sipario di Teneke alla Scala) è quindi frutto di una ricerca attenta, che il libro, specialmente nella lunga intervista di Calbi all’artista, testimonia senza riserve.

Rispetto alla scultura pubblica e monumentale di Arnaldo Pomodoro, nelle scenografie viene introdotto l’elemento del tempo. È vero che il tempo del monumento può essere considerato come il tempo del vivere quotidiano dei cittadini attorno alla piazza, ai palazzi dove le sue sculture si stagliano. Grazie al soggetto teatrale, l’artista ha però la possibilità di sfruttare un dinamismo che permette alle sue quinte teatrali di fare da legante della scena, e da vero e proprio elemento narrante.

In questo senso, in maniera del tutto non volontaria - o, perlomeno, non dichiarata - , il testo inverte la percezione della scultura di Pomodoro rispetto al teatro. Non scultura adattata al teatro, bensì teatro che si immobilizza nel tessuto urbano, diviene una quinta teatrale fissa: “la scenografia è per me importante perché mi permette di lavorare in totale libertà. Quando crei un’opera scultorea devi operare con il massimo rigore e la giusta misura, sia nelle proporzioni che nei materiali. Quello che non puoi permetterti nella scultura, lo puoi fare senza problemi nella scenografia, perché si tratta di un racconto, di qualcosa di vivo che accade sulla scena e poi finisce”.

Presentazione del libro domani 14 novembre, ore 11.30 all'Accademia di Belle Arti di Brera

IL LIBRO
Antonio Calbi (a cura di)
Arnaldo Pomodoro - Il teatro scolpito
Feltrinelli (2012), 608 pp.
€ 50,00

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2 Risposte a Il teatro scolpito

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