Franco Berardi Bifo

Ho seguito la notte elettorale a San Francisco, a casa di amici vicini al movimento Occupy. La vittoria di Obama non ha scatenato grandi entusiasmi, ma un po' di sollievo sì, visto che fino all'ultimo si è continuato a temere il peggio. Per qualche ora c'è stata incertezza, e Romney sembrava avere la maggioranza del voto popolare, poi le cose sono cambiate quando ha cominciato a pesare il voto della costa occidentale, che ha fatto pendere la bilancia decisamente a favore di Obama. In ogni caso il risultato è di sostanziale parità. L'elettorato americano è diviso in maniera assolutamente equilibrata.

Anche se Obama ha vinto largamente il voto elettorale, il voto popolare è invece in equilibrio quasi perfetto. Da questo discende un cambiamento nell'atteggiamento dei repubblicani, come si è capito fin dalle prime ore successive alla dichiarazione ufficiale della conferma del Presidente in carica. L'ostruzionismo degli estremisti repubblicani, che ha paralizzato in larga parte la passata amministrazione sembra aver irritato larga parte degli elettori, e molti segnali fanno pensare che nei prossimi mesi l'atteggiamento dell'opposizione repubblicana cambierà e che diventi possibile un rapporto più collaborativo.

Quali saranno le conseguenze? Ci si poteva attendere che nel secondo mandato un maggiore coraggio sarebbe stato possibile da parte di Obama e dei democratici, soprattutto sulla questione della redistribuzione fiscale del reddito, ma se i repubblicani decidono di collaborare la prima cosa che otterranno sarà proprio un sostanziale immobilismo dei democratici. Boehner ha detto subito che il risultato di queste elezioni implica il fatto che non c'è un mandato per l'aumento delle tasse. Ma sarà possibile affrontare le urgenze che si presentano all'orizzonte senza compiere scelte coraggiose?

La prima urgenza è l'after-Sandy. Le infrastrutture del paese sono in condizioni di deterioramento visibile, per effetto di decenni di politiche restrittive della spesa pubblica. Il primo effetto della super-tempesta è stato proprio quello di rendere evidente la fragilità delle infrastrutture della costa orientale, che sembrano sul punto di decomporsi. Si calcola che gli effetti della devastazione prodotta da Sandy peseranno sull'economia nazionale nella misura di mezzo punto del prodotto lordo. E la prima reazione dei mercati alla vittoria democratica è stata decisamente negativa. La questione del tetto del debito si ripresenterà all'inizio del prossimo anno e solo un aumento delle entrate fiscali potrebbe migliorare una situazione finanziaria che continua a essere sull'orlo dell'abisso.

Insomma la questione della redistribuzione del reddito è urgente, inaggirabile. Obama non ha potuto affrontarla nel primo mandato, e neanche ci ha provato. Nel prossimo futuro potrebbe essere costretto a provarci dalla forza delle cose, ma i repubblicani gli hanno già detto che si può collaborare solo a patto che non si tocchi questo tasto. La questione è aperta. L'abisso è visibile all'orizzonte, il muro dell'avarizia finanziaria è solido quanto lo era in passato, e questo risultato elettorale non ha certo contribuito a scalfirlo. Ma la forza stessa delle cose contribuisce a mantenere aperta la prospettiva di uno scontro decisivo sulla questione fondamentale, la redistribuzione del reddito, la riappropriazione sociale di risorse espropriate dalla classe finanziaria.

Non sarà facile. La cultura politica di Obama non è certo predisposta verso l'egualitarismo, l'attenzione dei repubblicani rimane tutta concentrata su questo punto, e nonostante la sconfitta i repubblicani mantengono la loro capacità di ricatto su questo punto. Ma la forza dei processi oggettivi messi in moto dall'irrisolta crisi finanziaria del 2008 e dalla degradazione delle infrastrutture pubbliche fa pensare che la nuova amministrazione Obama dovrà darsi una mossa. Il senso di oppressione che si prova in Europa è data dalla sensazione di una assenza di alternative possibili, di un blocco inamovibile che la classe finanziaria ha imposto alla politica del continente. La situazione americana appare meno bloccata, più fluida, aperta a evoluzioni meno prevedibili.

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