Manuela Gandini

Alec Von Bargen (1972) è artista, fotografo , attore. Più precisamente è un viaggiatore, un nomade che attraversa il pianeta camminando, stabilendosi per mesi nelle tribù o in piccoli centri urbani di ogni parte di mondo, dall’Asia alle Americhe, al Medioriente. “Mi avvicino a coloro che l’occidente percepisce distrattamente o che rifiuta. Poi ne riporto l’esistenza attraverso le mie opere”.

Alla Nuova Galleria Morone è in corso “The long walk home”, la sua prima personale italiana, nella quale una serie di fotografie digitali su alluminio ritraggono figure indistinguibili, sgranate, fluide e incerte. Sono uomini e donne senza identità che Von Bargen incrocia per strada con i loro movimenti inceppati, la loro estraneità alle terre che calpestano e le pesantissime storie appresso. E come ovunque, clandestini e migranti, hanno pelle scura e occhi neri. Passano lungo le strade e cercano una casa che non ritrovano. Hanno tutti la stessa espressione, sono trasparenti, invisibili, sono tanti e hanno fame. Von Bargen li osserva e coglie l’essenza del loro dramma per poi sfumarne i contorni.

Alec Von Bargen, The Long Walk Home (courtesy Nuova Galleria Morone)

Nell’opera diventano figure impersonali e tremule. Alcuni passanti sembrano dervishi, altri sono come le forme che si dissolvono nella mente poco prima del sonno. Ogni scena viene divisa e assemblata secondo delle partiture che conferiscono all’opera un timbro al contempo geometrico e musicale. L’organicità dei corpi si contrappone alla precisa spazialità della composizione. Linee rette e forme biologiche creano mondi sottili.

Di fronte alle foto di Von Bargen incombe una molteplicità sociale critica, ma anche un senso di irreale leggerezza. L’artista, che risiede nel Mayan, la giungla vicino Akumal (Messico) a poca distanza dagli sciamani, nutre il suo lavoro con un’insaziabile curiosità antropologica che lo porta a scoprire nell’essere umano ogni fonte d’interesse. Come Bruce Chatwin seguiva e appuntava la strada e la storia degli aborigeni, Von Bargen segue con intento poetico il cammino dei migranti. “Un cammino lungo e pieno di difficoltà: – scrive Diego Viapiana in catalogo – una marcia silenziosa verso un territorio che è spesso ostile e porta in direzioni oscure”.

Alec Von Bargen, Faraway so Close (courtesy Nuova Galleria Morone)

La luce assorbe la tenebra in una metamorfosi che diventa racconto e restituisce dignità a figure ormai caricate di disvalore e di insostenibili preconcetti. L’artista toglie carnalità al loro vissuto e al loro statuto di rifugiati sfumandone i tratti somatici e rendendoli cittadini (ma di nuovo invisibili). Il suo lavoro non incarna l’anima in bianco e nero delle bellissime foto di Sebastiao Salgado che passa mesi nelle comunità che ritrae. Salgado descrive, narra, mostra le cose come appaiono, mentre Von Bargen capta le atmosfere e, come un impressionista contemporaneo, le riporta in occidente con la leggerezza di un verso, mettendo ogni singolo passante sullo stesso livello di chiunque altro.

Alec Von Bargen, The long walk home
Nuova Galleria Morone, via Nerino n°3, Milano
Fino al 10 Novembre

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2 Risposte a The Long Walk Home

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