Paolo Carradori

Appunti sul Tempo Reale Festival di Firenze

The Glitch Experience (Jo Thomas - regia del suono e live electronics)

Jo Thomas viene da Londra, ma potrebbe essere arrivata da una galassia lontana. La Limonaia di Villa Strozzi è la sua astronave che , come un Ulisse multimediale, guida con maestria in un viaggio per mondi sonori complessi, siderali, estranianti. Non si fa ingannare dai richiami delle sirene degli effetti facili, da senso, spessore al viaggio, esplorando tutto fino in fondo. Le composizioni sono come isole di uno stesso arcipelago. Angel (2002) è forse di origine vulcanica. Sotto i piedi vibra qualcosa, si muove un’onda sonora costante. In superficie lampi di luce, voci meccaniche, silenzi, tunnel sonori, che la diffusione multicanale fa girare vorticosamente, avvolgono lo spazio. L’esplorazione è maniacale, sorprende anche chi la guida con i suoi improvvisi picchi di volume che fanno vibrare i vetri intorno. Più morbido il paesaggio di Dark noise (1999) . Un’isoletta luminosa percorsa da vibrazioni sottopelle che sfoggia una costruzione architettonica elegante e sinuosa. Nei sotterranei si muovono voci che illuminano gli spazi, tirano linee, interferiscono con micro cellule e schegge sonore. Ma non inquietano come Charged e Zero (2011) dove la Thomas ci avvolge con un flusso esasperante, al limite dell’udibile. Venti minuti di trance, durante i quali ti investe un vento parossistico, freddo che accumula stratificazioni acustiche, modella lo spazio, disegna forme. Il silenzio, alla fine, da un senso a tutto.

Vienna (Igor Lintz-Maués / Caroline Profanter - regia del suono)

Ironicamente potremmo definire la serata - sotto la guida di protagonisti della scena elettronica viennese - : “Sinfonia per lampioni notturni”. Siamo infatti tutti rivolti verso la vetrata che da sul vialetto di Villa Strozzi. Ad intervalli regolari i lampioni trasmettono luci giallo-verdastre che rimbalzano sulla ghiaia, dietro il buio delle siepi. Niente male come scenografia, iperrealista. I due compositori/registi del suono sono in mezzo al pubblico. Con gesti controllati agiscono su cursori e tastiere. Il suono avvolge tutto. Ciclo (2010) della Profanter nasce dalla elaborazione/trasformazione di suoni, di oggetti: sacchetti di plastica, giocattoli, palloncini, ma anche di pianoforte e voce. Tutto il materiale finisce dentro uno spazio chiuso, laboratorio dove si plasma in tempo reale, si modifica. Improvvisi accenni ritmici, melodie si scontrano con movimenti di acqua, di animali, stridori di voci, cori lontani, costruendo un paesaggio complesso. Coperto da un pulviscolo trasparente che lo rende magico, irreale.

Opera elettroacustica provocatoriamente “romantica” che si chiude con un panorama inaspettatamente celestiale. Lintz Maués parte invece dalle sue radici, da suoni e ritmi della sua terra, il Brasile. In Schenk mir dein Ohr (2006) sette strumenti afro-brasiliani formano la base sonora delle sette sezioni della composizione. Ciclicamente queste si rincorrono, si trasformano, si legano, si sovrappongono. L’autore salva, nella trama dei suoni, riconoscibili riferimenti alle percussioni. Questa scelta rende possibile incontri difficilmente ipotizzabili tra calore/colori della tradizione e suono artificiale. Sviluppo e costruzione del lavoro risentono costantemente dei referenti ritmici originali che rimangono sempre sottotraccia. Insomma da Vienna buone nuove dalla ricerca elettroacustica.

Singing In Place (Viv Corringham – voce, elettronica e registrazioni ambientali)

Bizzarro personaggio Viv Corringham. Nello splendido spazio del Museo Marino Marini propone una performance dai caratteri quasi didattici, semplici. Non mette in gioco atteggiamenti autoreferenziali cari a molti performer, quasi si sottoespone come per far emergere meglio il contenuto della ricerca sonora. Anche sul piano prettamente vocale dimostra che anche senza mezzi eccezionali si può comunicare. Registrazioni ambientali, suoni della quotidianità, interazione tra luogo e persone, stanno alla base di tutto. Sui resoconti sonori delle sue camminate costruisce, campionando la voce – improvvisazione, forma canzone, ma anche tratti narrativi – un intreccio che nella ripetizione trova ritmo e logica descrittiva. Sia che catturi suoni a Londra, elencando i nomi delle vie (Barbican to London Bridg -2010) che in un porto irlandese (A walk in Cobh -2003) dove si sentono gabbiani e sirene, dimostri fascinazione verso gli incroci spericolati delle autostrade sopraelevate alla periferia di Minneapolis (dove abita) con forti ambientazioni urbane (Skyways – 2009), o catturi voci e lingue diverse negli stretti vicoli del centro storico di Firenze (Via/Piazza -2011), la Corringham riesce a garantire una convincente continuità stilistica. Costruisce i quadri di una elegante suite sulle possibili relazioni con i suoni che ci circondano.

Tempo Reale Festival
Firenze 5>13 ottobre 2012

Share →

3 Risposte a Seduzioni elettroacustiche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!

Archivi