G.B. Zorzoli

Il classico dagli all’untore sintetizza al meglio l’effetto della sentenza di condanna a sei anni per i membri della Commissione Grandi Rischi, rei di mancata previsione. L’edilizia illegale, tollerata. La mancata applicazione delle norme antisismiche da parte dei costruttori, che ha fra l’altro provocato il crollo della Casa dello studente e la morte di nove studenti. Chi doveva controllare che fossero rispettate e non l’ha fatto. I tre condoni edilizi, approvati da governi e assemblee parlamentari. L’accurata ricerca del CNR, che negli anni Settanta aveva individuato gli interventi da effettuare sull’edilizia allora esistente (incluso il patrimonio storico) per metterla in sicurezza sismica: sarebbero bastati 25 miliardi di euro, adesso saliti a quasi il doppio per far fronte ai successivi scempi edilizi, ma la ricerca è finita in qualche polveroso archivio. Il mancato, periodico addestramento della popolazione, come si usa fare altrove in zone di rilevante sismicità. Tutto questo passa in sottordine: i morti si potevano evitare (non i danni materiali, in particolare dei beni di valore artistico-culturale), se la Commissione Grandi Rischi avesse avvertito per tempo la popolazione aquilana.

Non credo però che i giudici abbiano scientemente emesso un verdetto di colpevolezza per fornire un alibi ai troppi colpevoli degli effetti disastrosi di un sisma di notevole intensità, ma di per sé gestibile. All’errore – perché di errore si tratta – ha certamente contribuito la visione mitica di una scienza ben diversa da quella reale, descritta con immagini efficaci da Karl Popper: “la scienza non posa su un solido strato di roccia… È come un edificio costruito su palafitte… e il fatto che desistiamo dai nostri tentativi di conficcare più a fondo le palafitte non significa che abbiamo trovato un terreno solido. Semplicemente ci fermiamo… quando riteniamo che almeno per il momento siano abbastanza stabili da sorreggere la struttura”. Descrizione che massimamente si applica alla sismologia, ancora incapace di previsioni affidabili.

Non si tratta però soltanto di limiti culturali soggettivi. Presupposto del pensiero unico è la riduzione ad assiomi, quindi non contestabili in quanto di validità assoluta e astorica, dei modelli interpretativi del mondo fisico, dei sistemi economici, delle dinamiche sociali, ecc., che vanno dalla formalizzazione matematica di quelli fisici fino all’astrazione puramente concettuale di quelli filosofici. Modelli che, per definizione, semplificano realtà troppo complesse per essere integralmente recepite al loro interno. Quindi perfettibili per via evolutiva o attraverso drastici cambiamenti di paradigma.

Di tutti i settori della conoscenza il sapere scientifico è quello che meglio si presta alla Weltanschauung che il pensiero unico cerca di imporre. Della sua oggettività assoluta sono convinti molti di coloro che quotidianamente lo praticano, figuriamoci gli altri. Se qualcuno contesta l’utilizzo al servizio del pensiero unico di questa idea della scienza, è pertanto un oscurantistica, da emarginare; se il colpevole è un uomo di scienza, certamente nasconde intenzioni riprovevoli. È la versione aggiornata del malcapitato che nell’URSS staliniana non raggiungeva gli obiettivi fissati dal piano quinquennale, per definizione infallibile: colpevole come minimo di essere venuto meno ai propri doveri, spesso consapevole sabotatore delle magnifiche sorti del proletariato, la condanna a una lunga detenzione nei lager era il meno che gli potesse capitare. Se chi si occupa di sismi non prevede luogo, giorno e intensità di un terremoto, dagli all’untore.

 

Share →

4 Risposte a Dagli all’untore

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!

Archivi