Appello in difesa della libertà di espressione

«Rivendico il diritto costituzionale di scrivere e pronunciare impunemente in pubblico la frase “Il silenzio dell’onda è un libro letterariamente inesistente, scritto con i piedi da uno scribacchino mestierante, senza un’idea, senza un’ombra di ‘responsabilità dello stile’, per dirla con Barthes”». Questa è la frase pronunciata pubblicamente da scrittori, critici letterari, poeti e semplici cittadini che ieri mattina si sono dati appuntamento davanti al commissariato di Piazza del Collegio Romano - il commissariato di don Ciccio Ingravallo in "Quer pasticciaccio brutto de via Merulana" di Carlo Emilio Gadda - per rivendicare il diritto alla libertà di parola e di critica e protestare contro la causa civile da 50 mila euro intentata da Gianrico Carofiglio ai danni di Vincenzo Ostuni. Quello che segue è il comunicato sottoscritto da numerosi intellettuali. Tra i primi firmatari Nanni Balestrini, Marco Belpoliti, Rossana Campo, Franco Cordelli, Andrea Cortellessa, Valerio Magrelli, Tommaso Ottonieri, Gabriele Pedullà, Francesco Raparelli, Sara Ventroni, Paolo Virno

Nei giorni scorsi Gianrico Carofiglio ha citato in giudizio Vincenzo Ostuni, poeta ed editor della casa editrice Ponte alle Grazie, per aver affermato sulla propria pagina facebook all’indomani del Premio Strega dello scorso luglio che il suo ultimo romanzo, Il silenzio dell’onda, sarebbe «un libro letterariamente inesistente, scritto con i piedi da uno scribacchino mestierante, senza un’idea, senza un’ombra di ‘responsabilità dello stile’, per dirla con Barthes».

Le storie letterarie sono piene di stroncature assai più feroci, eppure questa è in assoluto la prima volta che uno scrittore italiano ricorre alla magistratura contro un collega per far sanzionare dalla legge un giudizio critico sfavorevole. Non è necessario condividere il parere di Ostuni per rendersi conto che la decisione di Carofiglio costituisce in questo senso un precedente potenzialmente pericoloso. Se dovesse passare il principio in base al quale si può essere condannati per un’opinione – per quanto severa – sulla produzione intellettuale di un romanziere, di un artista o di un regista, non soltanto verrebbe meno la libertà di espressione garantita dalla Costituzione, ma si ucciderebbe all’istante la possibilità stessa di un dibattito culturale degno di questo nome.

La decisione di Carofiglio è grave perché, anche a prescindere dalle possibilità di successo della causa, la sua azione legale palesa un intento intimidatorio verso tutti coloro che si occupano di letteratura nel nostro paese. Ed è tanto più grave che essa giunga da un magistrato e parlamentare della Repubblica. Per questi motivi offriamo la nostra solidarietà a Vincenzo Ostuni.

Per adesioni, informazioni e aggiornamenti: http://libertadespressione.wordpress.com/

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6 Risposte a L’affaire Ostuni

  1. giovanni mottura ha detto:

    mi associo alla deplorazione della reazione di Carofiglio nell’interesse di tutti, compreso lui.

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