Valentina Valentini

Questa prima edizione di Fésta sancisce l’incontro progettuale e operativo di alcuni gruppi di teatro con base a Ravenna, che hanno dato vita a una cooperativa con l’obbiettivo di condividere spazi, progetti, iniziative nel territorio delle arti performative e dintorni. L’Emilia Romagna è storicamente la regione che ha sviluppato in Italia la cooperazione in molti settori, forse meno nella produzione artistica (la Lega delle cooperative culturali presieduta da Cesare Zavattini, fra gli anni ‘70 e '80, ha lavorato in questa prospettiva).

Sperimentare questa forma di cooperazione da parte di quattro gruppi geograficamente vicini, emersi sulla scena delle arti performative in tempi differenti (mentre Fanny & Alexander festeggia venti anni di attività, Menoventi, gruppo nanou e ErosAntEros sono di più recente formazione), significa esplorare nuovi modi di produrre, di affrontare le istituzioni, confrontarsi sul senso del proprio agire. In questa prospettiva si pone Aksé ( agorà kai skené), il libro, presentato a Fésta, curato da Mauro Petruzziello e pubblicato dall’Arboreto di Mondaino, benemerita residenza artistica che offre la possibilità di condivisione di uno spazio di lavoro e di riflessione nel territorio delle arti performative. Fésta si è articolata come una stratificazione di linguaggi, di spazi, di entità produttive diverse che cooperano a un progetto. E è infatti la vocale che funziona da logo-simbolo.

E congiunge con la città e i suoi luoghi di fruizione artistica: gallerie d’arte (MyCamera, Ninapì, Mirada e il Planetario), spazi teatrali come il Teatro Rasi, capannoni riadattati a sale di teatro, - Ardis Hall, ex fabbriche per la lavorazione dello zolfo (Almagià), la Darsena di città con presentazioni di libri, ascolti radiofonici, concerti e DJset. E, non è paratattica, non somma un oggetto dopo l’altro (danza, teatro, arti visive, installazioni sonore, fotografia, fumetto, musica elettronica), ma segnala un complesso procedimento di interferenze fra i vari linguaggi che si sono modellizzati reciprocamente. La mostra di fotografica di Laura Arlotti, ad esempio, non solo documenta Motel del gruppo nanou, ma ne è anche dispositivo costruttivo, offre un doppio percorso attraverso cui leggere e ricostruire le tracce dell’installazione-performance.

E prolunga un evento performativo al successivo, cercando nella dimensione del progetto un’articolazione dell’investigazione del gruppo aldilà del format dello spettacolo (Discorso alla Nazione di Fanny & Alexander è uno dei sei spettacoli sullo stesso tema che saranno realizzati dalla compagnia in tre anni). L’esplorazione di un tema nel tempo è un modo di produzione che mette al riparo dai ritmi accelerati di produzione e consumo, costruendo un percorso per «prova ed errore».

Anticamera del gruppo nanou (presentata a novembre alla Fondazione Romaeuropa) si ambienta fuori dal palcoscenico, in una galleria, a sottolineare coerentemente il formato installativo. Una figura umana dal volto invisibile, come se fosse inquadrata da una camera in primo piano, avanza in slow motion fino ad arrivare a un cubo di legno con una apertura sul davanti: una scatola televisiva (prima degli schermi piatti), che ingloba il performer in un ambiente con carta da parati e poltrona. Le azioni che si producono, giocano sull’interplay fra corpo sezionato dalla luce, oggetto (una sedia senza braccioli), pareti del cubo, suono. Il dispositivo drammaturgico è fotografico, compone delle inquadrature, grazie all’uso della luce che mette a fuoco dettagli del corpo, defigura oggetto e figura umana scomponendo entrambi, appiattisce, crea dissolvenze. Lo spazio costrittivo e claustrofobico del cubo offre al corpo una misura per reinventarsi come coreografia, disegno, scultura, per cui depone la verticalità a favore dell’orizzontale e trasversale, delle linee spezzate, Come nelle video performance di body art, il mondo è assente, al suo posto, dettagli, scarpe, caviglie, gambe: un universo reificato, una visione (theomai) inscatolata in uno spazio senza profondità né uscite laterali,che si dispone come una serie di scatti fotografici che allineati, come in una fotocamera digitale, costruiscono una sequenza.

Anticamera, prologo del progetto Motel, benché realizzata alla fine del ciclo, mette in discussione le forme espressive stabilizzate, le scompiglia e le trasforma in una combinazione inedita. In Discorso alla Nazione di Fanny  & Alexander le forme retoriche, gestuali, vocali, mimiche, le posture del corpo, la fisiognomica, le cadenze del discorso politico, sono parodiate con frasi omesse, spezzate, imitazione del parlato in playback, sostituzione del linguaggio verbale con quello mimico o con il modo di parlare dei film muti.

Senza pause, la performance attoriale procede come lo scorrere di una registrazione audiovisiva in cui il rapporto fra immagine – le azioni e i movimenti del corpo del performer - e sonoro è regolato, in contrappunto, con il ritmo del suono. Lo sguardo del performer affronta quello degli spettatori, in un confronto prolungato e frontale che procura disagio, perché indecidibile è la reazione: che fare? Questo a solo virtuoso di Marco Cavalcoli, lavora da un lato sul versante dell’imitazione parodica, evocando un presidente riconoscibile nelle inflessioni vocali e nelle espressioni mimiche e gestuali, mentre dall’altro compone una drammaturgia vocale e sonora e insieme coreografica e gestuale capace di destrutturare la performance del discorso dell’uomo politico, attraverso iterazioni, sottolineature, tic e «gesti imitabili» che producono un effetto di straniamento. Spettacolo felicemente in controtendenza al reality trend «documentario» del teatro di questo decennio.

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3 Risposte a Fésta con E produzioni

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